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Governo : un bilancio avvilente e preoccupante

Stiamo misurando gli effetti non di un semplice cambio di maggioranza, ma di un terremoto che ha cambiato il volto del sistema politico italiano, ha dato a Berlusconi un saldissimo controllo del Parlamento, ha devastato il territorio del Partito democratico e cancellato il residuo insediamento della sinistra. Il bilancio di questi mesi è avvilente e preoccupante.

Stefano Rodotà Stiamo vivendo una stagione nella quale di nuovo il disprezzo delle regole costituzionali è la norma, complessi problemi sociali sono trattati unicamente come questioni di ordine pubblico, diritti fondamentali sono messi in discussione, l’eguaglianza tra le persone è a rischio, un pericoloso razzismo percorre l’Italia. Una regressione culturale accompagna e sostiene l’involuzione politica. Sembra quasi che gli anticorpi democratici non ce la facciano più a mantenere garanzie e equilibri, mentre una opposizione frastornata, prigioniera di conflitti interni, non riesce a presentare proposte e a prendere iniziative adeguate, a mobilitare forze che possano davvero arrestare la deriva autoritaria che si è manifestata.
La legislatura si è aperta all’insegna del “lodo Alfano”, una legge volta unicamente a sottrarre il Presidente del Consiglio al giudizio della magistratura, ad assicurargli una immunità che non ha equivalenti in nessun paese democratico. Il principe senza legge non si è fermato qui. Vuole una resa dei conti finale con la magistratura, minaccia la Corte costituzionale, considera il Parlamento un impaccio, aggredisce quotidianamente il sistema dell’informazione (di cui pure controlla parti strategiche), considera il dissenso come un delitto di lesa maestà. “Non disturbate il manovratore” – si diceva un tempo. E’ chiaro. I controlli democratici lo infastidiscono, gli impediscono ancora di guidare lo Stato come fosse la sua azienda privata. La forza delle cose si impone, gli equilibri democratici vacillano. Stanno cambiando gli assetti al vertice dello Stato, con conflitti tra i poteri costituzionali che non hanno precedenti nella storia della Repubblica. Vengono travolti principi fondativi come quelli dell’eguaglianza e della solidarietà. Cambia così l’assetto della società, non più fatta di liberi ed eguali, rispettati nella loro autonomia e nella loro dignità, ma di nuovo ordinata gerarchicamente, con gli ultimi, con i dannati della terra posti in fondo alla scala sociale – immigrati, rom, poveri.
Questi conflitti non hanno precedenti nella nostra storia politica e istituzionale. Alle nette prese di posizione delle alte istituzioni di garanzia, Governo e maggioranza rispondono con strategie che rafforzano una deliberata deriva autoritaria mascherata da efficienza, che esige la riduzione della democrazia rappresentativa, in una parola della legalità costituzionale. Non impigliamoci nelle controversie sulle parole (regime, fascismo…), che pure hanno una loro forza. Ma non giriamo la testa dall’altra parte, non rinunciamo a vedere i nessi strettissimi che legano le vicende qui ricordate e che già ci fanno vivere in un ambiente in cui proprio il deprimersi dello spirito democratico accelera i processi degenerativi. L’attacco al sindacato è inquietante. I tagli riguardanti l’istruzione disegnano un paese che si vuole più povero proprio nel produrre sapere critico, nell’offrire ai più giovani opportunità di futuro. La dipendenza dai diktat delle gerarchie ecclesiastiche preclude la possibilità di un riconoscimento dei nuovi diritti fondamentali della persona, quelli riguardanti il diritto di governare liberamente la propria vita, dalla nascita al morire.
E nulla si fa per arrestare il degrado civile, l’involgarirsi generale del linguaggio. Sono esponenti della maggioranza, della Lega in particolare, a tenere comportamenti e a usare parole che indicano nell’”altro” un nemico, per conquistare consensi. Si alimenta così una spirale perversa, un razzismo diffuso con mille manifestazioni, dall’assalto al campo rom di Ponticelli all’uccisione di un giovane nero a Milano, ai pestaggi, ai provvedimenti di sindaci che impediscono di sedersi sulle panchine nei giardini pubblici o chiudono le fontanelle nei pressi di un campo rom.
Questa non è esagerazione, è la necessaria consapevolezza di quel che realmente accade, punto di partenza necessario per una opposizione né distratta, né compiacente. Può aiutarci l’Europa, la cui attenzione ha permesso di eliminare le punte più acute delle norme contro l’immigrazione. Ci dà una indicazione significativa il movimento degli studenti, senza il quale nessuna delle pur limitate modifiche dei provvedimenti del Governo sarebbe stata possibile. Bisogna impegnarsi, non rassegnarsi. Proprio l’apatia dei cittadini è l’alleata migliore dei governanti autoritari.


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