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Hanno rubato la politica!

Vignetta di Mauro Biani, collaboratore di Mamma! Nero Wolfe fece chiamare al telefono il suo assistente, il signor Goodwin: “Hanno rubato la politica!”.
Il colpaccio era stato messo a segno dalla banda del Che-Win-Gum, famosa per l’abilità di appiccicarsi ovunque, dalla sedia della tua cucina allo scranno del tuo Congresso/Parlamento.
Al signor Goodwin ritornarono alla mente le parole del suo vecchio insegnante di Scienze politiche, l’Esimio Professor Niccolò di Bernardo dei Machiavelli: “La politica è partecipazione”. E, dunque, se è vero che la politica è partecipazione, allora ci hanno rubato la partecipazione e, se è vero che la partecipazione è un pezzo di libertà, allora ci hanno rubato un pezzo di libertà.
Non voglio parlare dei politici, troppo facile; ormai è come sparare sulla Croce Rossa.
Però voglio fare una simulazione:
Interno redazione di un giornale, clima agitato dei grandi eventi, due candidati alla direzione. E’ una carica elettiva per cui si vota a scrutinio segreto.
Patrizia, donna dalle pregevoli doti umane e intellettuali, persona competente e affidabile, custode di una immagine sensibile e colta nei confronti dei lettori, dunque una garanzia per la linea editoriale progressista. Il direttore di tutti, il direttore “naturale” laddove, e se, emergono i migliori.
Livio, uomo magico capace di trasformare tutto ciò che tocca in consenso, persona dalle surreali qualità mercantili, luminare del qualunquismo e della diplomazia, custode del portafoglio clienti della redazione ovvero contratti, carriere, alleanze, privilegi, lobby. Il direttore ad personam, il direttore “nominato” laddove, e se, emergono i predestinati.
In sintesi, lo scontro tra il collettivo e l’individuo. Il pubblico e il privato.
Oggi, tutti al voto per impalmare il nuovo direttore. Rassicuranti strette di mano per Patrizia, occhiate grigie per Livio. Iniezioni di fiducia per Patrizia, sorrisi al botulino per Livio. Attesa! Apprensione per lo spoglio che, finalmente, proclama il vincitore: Livio!? Come è possibile, se nessuno dice di averlo votato?
La politica non riflette la sovranità popolare, la politica dà il potere ai grand commis di partito, la politica è un’assicurazione vitalizia, la politica ha adottato poltrone, prebende, corruzione, insabbiamenti, condoni, prescrizioni, tresche, malaffare, bunga-bunga, speculazioni, P2-P3-P4, vitalizi.
La politica deideologizzata è figlia dell’etica del consumo e non più dell’etica civica; siamo consumatori di consenso e non più utilizzatori finali di democrazia. Solo consumatori al mercato del consenso.
Di fronte alle tendenze collettive della politica privatizzata, la cittadinanza passiva non riesce ad opporre resistenza, pena l’isolamento, e scambia il mercato delle vacche come sistema di valori, nobilitato dal liberismo. La cittadinanza complice si convince che Livio è l’esempio: il direttore ad personam.
Le minoranze, seppure minoritarie quantitativamente, sono maggioritarie per qualità e resistenza. Possiedono coscienza civile, motore dell’agire politico, il veicolo per girotondi, popoli viola, indignados globali, referendum, leggi di iniziativa popolare, movimenti di opinione che vogliono sottrarre la politica alla privatizzazione e all’astrazione ipocrita in cui è stata confinata.
In Italia la coscienza civile scende nelle piazze sia perché non vuole pagare la crisi economica della finanza speculativa, sia perché ritiene la classe dirigente incapace quindi non si sente rappresentata. Il meccanismo della legge elettorale, il “Porcellum” leghista, è la quadratura del cerchio, studiata a tavolino per privatizzare la politica. Del resto, anche, i sistemi sociali vivono di dinamiche causa-effetto per cui data la causa: “Hanno rubato la politica!”, risponde l’effetto: “Avanti popolo!”.
E il signor Goodwin guida il corteo dei precari.

giovedì 8 dicembre 2011, di Livio D’Agostino