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I Mondiali visti dagli italiani in Brasile

Ogni quattro anni i tifosi ma anche chi il calcio lo segue poco o per nulla, si incollano al televisore a qualsiasi ora del giorno o della notte a guardare le partite. Sui luoghi di lavoro vengono allestiti schermi appositi, nei locali (soprattutto stranieri) si organizzano visioni collettive e in alcune città la piazza principale ospita uno schermo gigante … sempre che la nazionale non sia eliminata già al primo giro, come successe agli ultimi mondiali.
Peggio ancora per il paese ospitante, in cui regolarmente si scatenano anche le polemiche sui costi : è veramente utile spendere tutti questi soldi per il calcio ? C’è un rendiconto in termini di turismo sportivo e turismo tout court ? Quale sarà il destino delle megastrutture costruite appositamente ? Lo abbiamo chiesto agli emiliano-romagnoli in Brasile (non per campanilismo, che per i Mondiali è fuori luogo, ma perché abbiamo usato la rete delle associazioni nel mondo della Consulta per gli Emilia-Romagnoli nel mondo, di cui con grande onore faccio parte).
“In brasile si respira un’aria di grande euforia da parte della maggior parte dei brasiliani : San Paolo è già tutta piena di bandiere Verde oro !” dice Lorenzo Fasano anche se aggiunge che “le manifestazioni contro lo svolgimento dei mondiali stanno mettendo un po’ di paura a tutti”. Più pessimista Raul Rossi, che spiega : “Secondo me c’è una certa agitazione per i mondiali qui in Brasile, ma non ci sono le stesse aspettative quanto alla performance della squadra brasiliana : il calcio in Brasile non è più quello spettacolo di qualità che era anni fa e la gente, in generale, non è più tifosa come in passato ; poi molta gente si è resa conto che quello che il governo ha speso nella ristrutturazione o nella costruzione di ben 12 stadi sarebbe stato molto più utile se speso in ospedali, scuole, strade, ecc. Ci si rende conto che dietro le spese ci sono favoreggiamenti ai politici e corruzione ed è ovvio che si protesti”. Raul aggiunge che in Brasile dicono “Paghiamo tasse da Danimarca e riceviamo dal governo un trattamento da Uganda, sia per salute che per educazione e o sicurezza pubblica”.
Tanta spesa, poca resa, insomma. Come dice Lorenzo che da buon migrante ha vissuto in prima persona anche le Olimpiadi di Barcellona, “lì la città si è trasformata ed è diventata una delle più belle città del mondo, qui a san Paolo invece non sono riusciti a fare neanche a fare la metropolitana dall’aeroporto alla città e la strada dal centro allo stadio non è ancora finita !”.

Gli italiani a San Paolo rappresentano la più grande comunità di stranieri, con un buon 60% di abitanti di origine italiana. Un’immigrazione di “lavoratori tenaci e intelligenti” cominciata a fine Ottocento. “Latini come gran parte dei brasiliani, abbiamo molte cose in comune, dalla religione cattolica all’amore per la famiglia, passando per la gastronomia e la moda”, dice Raul. Quanto ai mondiali, gli italiani sono considerati come una squadra che, anche quando parte con difficoltà, è potrebbe arrivare in finale e non può essere presa alla leggera. Insomma, integrati e amati sì, ma “durante i mondiali tutto cambia, esiste solo la seleçao”, scherza Lorenzo.
Per chi si tifa ? Come tutti gli italiani all’estero, prima viene l’Italia, ma se vince il Brasile sono contenti lo stesso. Certo che per guardare le partite, meglio restare tra tifosi italiani e già si sta allestendo una “Casa Italia” alla piadineria-gelateria di San Paolo e dirette tv al Circolo italiano. Poi, se proprio bisogna guardare con i brasiliani, l’importante è non fare battute : come tutti i tifosi, sono permalosi.
In Francia si stanno ancora cercando soluzioni, dopo la chiusura della missione cattolica di rue Jean Goujon che accoglieva 3-400 persone per ogni partita. Ma le dirette TV e radio e i gruppi facebook sono già al calcio di avvio mondiali. Che vinca il migliore.

mercredi 18 juin 2014, par Patrizia Molteni