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I "Pugni in tasca" di Bellocchio

Al cinema in tutta la Francia da marzo 2010.

I pugni in tasca di Bellocchio E’ il primo film di Marco Bellocchio, uscito nel 1965, quando il regista aveva appena venticinque anni. Si ritrovano anche in questo primo lungometraggio i temi che contraddistingueranno tutta la sua opera : la religione, la famiglia, l’amore, la proprietà e persino la follia, uno dei temi principali del suo ultimo capolavoro. Sulle montagne del piacentino, vive una famiglia borghese, isolata dal mondo e che presenta un catalogo di patologie straordinario : la madre dei quattro figli è cieca, fisicamente e metaforicamente ; Augusto, il maggiore dei figli e il capo famiglia, non vede l’ora di lasciare la villa, sposando Lucia, la ragazza “di città”. Leone è epilettico, Giulia è ferma ad uno stato totalmente infantile ed è legata da un rapporto morboso al fratello Alessandro, anche lui epilettico. Ed è proprio questo ultimo figlio, adolescente, che ad un certo punto decide di ammazzare tutta la famiglia. La malattia, l’epilessia, gli fornisce un alibi (“a un malato non si chiede di essere una persona morale”, spiega Bellocchio, “ci si accontenta del fatto che sopravviva”), mentre la follia adolescenziale gli offre lo spunto per trattare le patologie famigliari.
Nella linea del “Famiglie, io vi odio” di André Gide e preludio a “Parenti serpenti” di Monicelli, il film, visto all’epoca dalla critica come un tentativo di distruggere la famiglia, è piuttosto un ritratto di quella fase delicata dell’adolescenza in cui “si rifiuta violentemente la realtà che ci circonda, si rinnega una certa educazione, i principi e chi li impone”, come ha detto del film il regista. “L’adolescente”, continua Bellocchio, “cerca di trovare delle giustificazioni e crede di trovarle attribuendo la sua debolezza e il suo malessere ai genitori, alla sua nascita, al suo passato”. Un adolescente piuttosto normale insomma : “Chi non ha mai immaginato anche solo una volta nella vita di sopprimere sua madre, o almeno nell’immaginazione di sopprimere tutte le le cose che non ci piacciono di lei ?” Beh, normale ma fino ad un certo punto perché Alessandro arriva a delle soluzioni estreme. Ed è proprio questo il punto del film e forse di tutta l’opera del regista piacentino : la follia non è mai contrapposta alla sanità mentale, alla normalità, ma è una sua componente che, unita all’angoscia e al malessere può avere conseguenze tremende.
Il film è stato scritto all’inizio degli anni 60, a qualche anno dalla fine del neorealismo, che metteva in scena le difficoltà materiali della vita (la disoccupazione, la povertà, la guerra) e solo 3 anni prima del ’68 che esprimeva invece il malessere psicologico di quella società borghese che era diventata l’Italia. Un film di soprendente attualità, 45 anni dopo la sua prima uscita in sala e che mostra un regista di grande coerenza e lungimiranza. Come coerenti, impegnati e lungimiranti si dimostrano ancora una volta i giovani produttori-distributori di Chrysalis Film nel far uscire, nella scia del successo di “Vincere”, questo film inedito in Francia dal 1966.

Associazione Anteprima
PARIS
Cinéma du Panthéon

13, rue Victor Cousin (5e)

En salle à partir de Mars

Possibilité de séances scolaires

Pour en savoir plus : www.chrysalis-films.com

lundi 11 janvier 2010, par Patrizia Molteni