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I vantaggi del bilinguismo

Da oltre due anni nella città phocéenne sta crescendo un gruppo di parola e riflessione sul bilinguismo nell’infanzia : nell’ambito delle attività ed incontri un numero sempre crescente di genitori di nazionalità differente, educatori e professionisti dell’infanzia, mostrano grande interesse ed ugualmente preoccupazione sulla questione del bi e plurilinguismo e su come far crescere i propri figli e la nuova generazione in un ambiente multilingue.
A Marsiglia, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura, il prossimo 17 maggio alle ore 18, si terrà la conferenza della Prof.ssa Antonella Sorace dal titolo « Un cerveau, deux langues : bénéfices linguistiques et cognitifs du bilinguisme de l’enfance ». Conversazione tra Laura Sanna ed Antonella Sorace.

Antonella SoraceAntonella, ancora tanta disinformazione e pregiudizi sul bilinguismo nell’infanzia... quali sono i risultati delle tue ricerche sui benefici cognitivi del bilinguismo precoce ?
Numerosi studi – condotti nei migliori centri di ricerca sul bilinguismo e non soltanto ad Edimburgo - dimostrano che crescere con due lingue comporta una maggiore flessibilità mentale : i bilingui precoci sono più capaci di focalizzare l’attenzione e ignorare informazioni irrilevanti ; inoltre trovano più facile passare da un compito all’altro e adattarsi a nuovi compiti cognitivi.

Il bilinguismo ha una serie di vantaggi per i bambini, ci puoi accennare quali ?
In aggiunta agli effetti sulla flessibilità cognitiva, il bilinguismo comporta una comprensione ‘intuitiva’ della struttura delle lingue (in termini di suoni, parole e frasi) e una maggiore capacità metalinguistica. Questi vantaggi facilitano sia l’apprendimento di altre lingue che l’acquisizione di alcune componenti fondamentali per le abilità di lettura.

Il metodo più conosciuto, OPOL « un genitore, una lingua », ha mostrato i suoi limiti anche per i bambini esposti fin dalla nascita a due lingue ?
Premetto che non esiste un metodo ‘magico’ che assicura lo sviluppo linguistico bilingue e che vada bene per tutte le famiglie. Il metodo OPOL funziona se assicura una quantità sufficiente di esposizione ad entrambe le lingue ; ma altri metodi sono ugualmente efficaci, come ad esempio parlare esclusivamente la lingua di minoranza a casa e lasciare che il bambino acquisisca la lingua maggioritaria fuori di casa, nella comunità in cui vive.

Emma ha meno di 4 anni, la mamma è italiana, il papà francese e benché capisca e parli entrambe le lingue, le mischia e ogni tanto fa confusione... cosa si può fare ?
Va detto innanzitutto che mischiare le lingue nella maggior parte dei casi non è un indice di confusione. I bambini bilingui (come del resto gli adulti bilingui) spesso prendono a prestito parole o frasi dalla lingua inattiva perché rendono meglio il concetto che vogliono esprimere. Inoltre la mescolanza tra lingue segue regole ben precise, che i bambini imparano molto presto : sia regole grammaticali, che consentono il passaggio da una lingua all’altra soltanto in determinati punti della frase, che regole sociali, che favoriscono la mescolanza tra lingue quando l’interlocutore è bilingue ma non quando è monolingue. Se i genitori mescolano le lingue, i bambini tenderanno a farlo anche loro, e in molte comunità bilingui questo è perfettamente accettabile.

C’è qualche svantaggio nell’educazione bilingue ?
Non parlerei di ‘svantaggi’ ma di alcuni possibili problemi temporanei, di cui le famiglie dovrebbero essere consapevoli. Una minoranza di bambini bilingui dalla nascita iniziano a parlare più tardi dei monolingui, anche se capiscono perfettamente entrambe le lingue. Questo si verifica anche nel bilinguismo ‘consecutivo’, ovvero nei bambini che imparano una seconda lingua. Nella maggior parte dei casi si tratta di un ritardo normale, dovuto al fatto che il bambino ha bisogno di più tempo per organizzare i dati dei due sistemi linguistici ai quali è esposto. E’ importante che gli operatori sanitari, come ad esempio i logopedisti, sappiano distinguere tra i ritardi normali e quelli, più infrequenti, dovuti a disturbi del linguaggio (che possono verificarsi, in misura comparabile, sia nei monolingui che nei bilingui). Un’altra differenza è che i bambini bilingui tendono ad avere un vocabolario più limitato in ciascuna lingua, perché spesso le sentono in contesti diversi : il vocabolario complessivo in entrambe le lingue può tuttavia essere più ampio che nei bambini monolingui, ma se i bilingui vengono valutati con strumenti tarati sullo sviluppo monolingue possono risultare svantaggiati.

Come valuti le nostre attività d’informazione, ludiche e creative plurilingue in cui venga valorizzata la lingua minoritaria ?
Il mantenimento delle lingue minoritarie, sia locali che introdotte della immigrazione, è un’opportunità preziosa per stimolare il bilinguismo nei bambini, con tutti i vantaggi linguistici e cognitivi che possono accompagnare lo sviluppo bilingue. Va ricordato che è ugualmente importante valorizzare le lingue minoritarie dal punto di vista sociale, in quanto l’atteggiamento della società, verso il bilinguismo in generale e verso lingue specifiche in particolare, può influenzare positivamente o negativamente lo sviluppo linguistico e cognitivo.

A cura di Laura Sanna

dimanche 10 avril 2011