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Il Comites che vorrei 2/2

Questa rubrica è aperta a tutti sarà alimentata sul sito fino alla fine della campagna. Si esprime Italo Stellon (presidente INCA Francia) candidato per la lista n° 2 della circoscrizione di Parigi, “Democrazia, Rinnovamento, Partecipazione”.

Il Comites che vorrei, per dirlo con le parole di una stupenda canzone di De Andre, è il “Comites che non ho”. O meglio è il Comites che non ho mai avuto nei 5 anni passati a Parigi.
Il Comites che vorrei è un “soggetto” attivo e non un “oggetto” sconosciuto, è un luogo di “comunità” e non un luogo di “parzialità”. Per questo, in sostanza, il Comites che vorrei è il luogo di rappresentanza attiva della nostra comunità. Il Comites è il luogo, i suoi componenti gli orchestrali della rappresentanza, solidali anche se impegnati con spartiti diversi e proprio per questo capaci di favorire una crescita armonica.
Il Comites quale soggetto attivo. Mi rendo conto che già questo può apparire, considerando i tempi, una pura enunciazione o un’utopica speranza. Nel tempo, si è favorita la lenta e progressiva perdita di ruolo. Lo hanno fatto i nostri governanti rimandando vergognosamente nel tempo il necessario rinnovo, mentre di anno in anno si tagliavano le risorse disponibili. Lo hanno fatto i rappresentanti eletti rinunciando troppo spesso al ruolo loro attribuito dalla legge e riducendo troppo spesso la loro azione a mera rappresentanza di parzialità. L’abbiamo favorito noi stessi autoconvincendoci della loro inutilità e rinunciando all’esercizio di una critica costruttiva tale da stimolarne l’azione.
Per questo il Comites che vorrei dovrebbe avere quale “tratto distintivo” il saper ascoltare per poter agire. Ascoltare e i bisogni di una comunità composita e quindi portatrice di una domanda diversificata è un esercizio complesso : saperlo fare con equilibrio attribuendo il giusto peso e valore a tante possibili sollecitazioni è il prodotto di una attitudine a ricercare la necessaria sintesi collettiva.
Per questo il Comites che vorrei è il luogo di conoscenza della nostra migrazione. Per ben ascoltare e fare sintesi è necessario conoscere : conoscere l’insieme e non solo le singole parzialità ; conoscere la generazione di migranti che si è ben radicata nella vita locale e che di essa si considera parte integrante ; conoscere la generazione di mezzo, quella arrivata per non rimanere ma che poi è rimasta e ha mantenuto una sua identità e un legame forte con il Paese di provenienza ; conoscere la generazione del nostro tempo, quella che arriva perché spera in un futuro meno incerto o perché ha, semplicemente, una visione del mondo e della sua globalità non più corrispondente alle antiche frontiere.
Per questo il Comites che vorrei è un luogo senza età e, nello stesso tempo con tutte le età. E’ il luogo della solidarietà intergenerazionale, quel luogo che rifiuta l’idea che i vecchi siano egoisticamente contro i giovani o viceversa ; è il luogo capace di risposte selettive, competenti, concrete dove l’uso del “penso che” è sempre più sostituto dal “è così” perché una risposta sbagliata può produrre danni irreversibili ; è il luogo dove il sistema associativo mette a disposizione la propria esperienza e non invece dove si sfrutta il Comites per interessi di parte a scapito di altri.
La comunità italiana in Francia e nel territorio di competenza del Consolato di Parigi è la rappresentanza di tutta questa diversità. Una diversità che costituisce la sua ricchezza ma nello stesso tempo la fragilità. Il Comites che vorrei può essere lo strumento per valorizzare la ricchezza e per superare la fragilità.
Per questo il Comites che vorrei è un Comites rinnovato, rappresentativo del territorio dove la nostra comunità si è radicata, rappresentativo delle generazioni, rappresentativo del lavoro e della dignità degli anziani. Si dirà che è praticamente impossibile garantire tutto ciò con i numeri a disposizione. E’ vero, farlo con i numeri a disposizione è praticamente impossibile se si pensa al Comites come un “rotary club” di eletti tutto chiuso su se stesso. Se si pensa invece ad un Comites aperto alla società non solo italiana, capace di favorire le relazioni con le comunità locali e le tante rappresentanze dell’immigrazione, allora il mio Comites, quello che vorrei e quello vogliono che le 22 persone che hanno accettato di candidarsi nella lista “Democrazia, Rinnovamento, Partecipazione”, questo nostro Comites può veramente rappresentare una favorevole opportunità per i nostri migranti.

mercredi 18 février 2015, par Italo Stellon