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Il Comites di Parigi come StartUp


L’anno che è passato non è stato un gran bell’anno.
Esodi di massa, atti terroristici, nuovi muri per separare le diversità. La ripresa che non c’è, il lavoro che fatica a ritornare e quando ritorna continua ad essere precario, magari camuffato meglio, ma pur sempre precario. Le banche che continuano a stupirci : ovviamente è uno stupore drammatico per chi vede svanire i risparmi di una vita. E’ l’anno del Clima, del clima che verrà con governi che sprecano notti per risolvere cose semplici. E’ l’anno delle polveri sottili che dilagano nelle nostre città e che permettono alla politica di scaricarsi reciprocamente, maggioranza e opposizione, le responsabilità. E’ l’anno del Giubileo e di una chiesa a due velocità : quella di Francesco che apre le porte Sante e quella degli affari che sta ad osservare continuando imperterrita ad occuparsi d’altro. E’ l’anno dei Comites rinnovati e che faticano nella fase di riavvio e questo è l’argomento sul quale dovrei concentrarmi in quanto Presidente del Comites di Parigi.
Otto mesi di lavoro quasi tutto dietro le quinte e dedicato a far ripartire una esperienza di "democrazia reale" invidiata dalle tante comunità migranti che convivono in Francia. Un’esperienza di "democrazia reale" partita molto male nel 2014 e approdata con non poche difficoltà all’appuntamento elettorale del 2015.
I numeri sono significativi : oltre 95.000 iscritti Aire nella circoscrizione 1 del Consolato Generale di Parigi (la circoscrizione 2 è quella di Lille vecchia sede consolare chiusa proprio in questi ultimi anni) e alla novità del voto "prenotato" partecipano meno di 8.000 cittadini. Colpa della novità ? Colpa della scarsa informazione ? Colpa dei tempi stretti pur dopo l’allargamento che ha portato il voto da Dicembre 2014 ad Aprile 2015 ? Colpa del travaglio dei Comites uscenti e tenuti a galla ben oltre la naturale scadenza del 2009 ? Colpa di chi sognava di cancellarli etichettandoli quali "serbatoi elettorali di destra e di sinistra" proprio per non scontentare nessuno ?
Di colpe se ne sono accumulate ben oltre e ad esse non può non sommarsi la difficoltà di reinterpretarne il ruolo a fronte della profonda mutazione che caratterizza la nuova ondata migratoria determinata dalla crisi economica che presenta tratti distintivi diversi da quelli che caratterizzavano la naturale "mobilità" in particolare nei Paesi dell’UE.
Fatto sta che lo "StarUp" del nuovo Comites è risultato e sta tuttora risultando ben più lungo e complesso di quanto si era preventivato nella fase "pre-elettorale". Mi sono spesso interrogato se il concetto di "startUp" fosse applicabile ad una struttura così particolare come un Comites e ho provato a documentarmi per non continuare a parlare di cose "alla moda" senza averne le minime conoscenze di base.
In questo interessante lavoro di ricerca mi sono imbattuto nella onnipresente Treccani che così declina il concetto di StartUp : "Fase iniziale di avvio delle attività di una nuova impresa, di un’impresa appena costituita o di un’impresa che si è appena quotata in borsa. Il termine di derivazione anglosassone significa ’partire, mettersi in moto’".
Ecco, il mio bilancio parte proprio da questi tre elementi : Fase di avvio ; il Nuovo Comites come una nuova impresa ; mettersi in moto. Segnalo che "Fase di avvio" e "Mettersi in moto" sono "elementi" complementari solo apparentemente simili. Lo dico perché sono convinto intimamente che il "nuovo Comites" (insisto nell’usare il termine "nuovo") aveva necessariamente la necessità di una "fase di avvio" intendendo con questo il bisogno di definire un processo di cambiamento di una struttura fondamentalmente vissuta in stretta simbiosi con la vecchia migrazione post bellica. Se non si ridefiniscono i punti di ancoraggio si rischia che ci sia una inevitabile deriva e questo passaggio, secondo la mia non esaustiva esperienza, non è ancora concretamente realizzato.
Quattro sono gli ancoraggi che possiamo considerare definiti : l’informazione, l’attenzione al nuovo, la condizione concreta della nostra comunità, la capacità di interagire con il tessuto associativo presente in tutto il territorio consolare.
Il presupposto che fatica a consolidarsi è il passare dal Comites delle due liste al Comites dei 22 componenti dove ci si misura sulle idee e le cose da fare e ognuno si mette in gioco con la sua personalità, competenza e disponibilità a far convivere partecipazione, presenza, impegno sociale attraverso gli strumenti tradizionali del lavoro collettivo sfruttando le innovazioni che la tecnologia ci mette a disposizione.
Ora non è più il tempo dei programmi. Quello era il tempo pre-elettorale e si è abbondantemente consumato anche nella fase di avvio. Ora è il tempo del fare, rimettendo in sintonia il nostro lavoro con la collettività italiana e per farlo sono necessarie le energie di tutti i 22 componenti il Comites. Nella mente mi torna una vecchia metafora che racconta di un navigare nella nebbia alla ricerca dell’approdo tanto sospirato. Ma la barca stenta ad avanzare perché la nebbia è fitta al punto tale che neppure i rematori riescono a vedersi tra di loro. Una nebbia intensa, grigia, untuosa che copre sia i remi tenuti ben ancorati allo scalmo sia quelli che, maldestramente, vogano all’indietro.
Per questo sarà decisivo l’impulso alla nostra azione che riusciremo a dare nei primi mesi del 2016. Da noi ci si attende molto. Anche se può non sembrare evidente, la comunità italiana si attende da noi un segnale concreto sul come intendiamo affrontare la specificità di "Migrante o Cittadino Mobile ".
L’elenco delle cose sulle quali intervenire ci è ben noto. Potremmo riassumerlo usando le parole casa, studio, salute, lavoro, benessere, comunità, cultura, integrazione, informazione, adempimenti. Ognuna di queste parole può efficacemente essere coniugata come fosse un verbo e ognuno dei modi o dei tempi di coniugazione presuppone risposte diverse, specifiche, spesso urgenti, spesso decisive per garantire il presente e il futuro. I nostri compiti e le nostre funzioni, per il volere del legislatore italiano che ne ha delineato il profilo e ancora si interpreta sulla "utilità" di questi organi di rappresentanza diretta, sembrano meramente relegate ad un ruolo di "intermediazione" tra la comunità e le istituzioni. Anche se così fosse (e noi intendiamo lavorare perché sia ben di più di ciò che appare) lo spazio di azione è di grande rilevanza saggiamente consapevoli della complessità del fare ma altresì convinti che, come per gli equilibristi circensi, al plauso ci si arriva solo se si è ben allenati e muovendosi con un occhio vigile al punto di approdo.

mardi 12 janvier 2016, par Italo Stellon