FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Home > Actualités > Il Console generale Luca Maestripieri lascia Parigi

Il Console generale Luca Maestripieri lascia Parigi

Il Console Generale di Parigi, Luca Maestripieri, e’ tornato a Roma, dopo 4 anni a Parigi. Soddisfazioni e rimpianti.

Per prepararmi a questa intervista-bilancio mi ero posta la domanda seguente: “Perché ci si ricorda di un Console? Cosa fa che nella memoria delle comunità italiane all’estero ci siano consoli “buoni” e consoli che non lasciano traccia?” Uno dei criteri per i quali ci si ricorda di un console – mi ero risposta – è la sua attenzione alle esigenze della comunità e la sua presenza alle iniziative associative. Il Forum delle associazioni italiane in boulevard Blanqui non potrà allora dimenticarlo: non si è perso nessuna edizione. In più Maestripieri è stato tutt’altro che Parigicentrico: ci è capitato di vederlo per la festa dei Di Sol e di La a Clamart (92) in procinto di gemellaggio con un quartiere di Roma, a Nantes, per le due edizioni di “Ciao Italia”, a Drancy, a Digione …dovunque la comunità italiana avesse bisogno della sua presenza. Sì perché all’estero se c’è il Console è un po’ come se ci fosse il presidente della Repubblica: dà subito quel ché di ufficiale che rafforza e legittima la nostra posizione rispetto ai partner francesi.
Fin dall’inizio, il Console generale ha partecipato - e fatto partecipare il Consolato -, alla vita culturale della circoscrizione. A suo attivo, il libro per i 60 anni della Leonardo da Vinci presentato in presenza della madre di Carla e Valeria Bruni Tedeschi, ex-allieve, e di un arzillo ottantenne ebreo, il Signor Rosenthal, che si è fatto un nome negli USA dopo esser stato salvato dalla deportazione dall’allora preside del liceo che, con grande coraggio, si era rifiutato di denunciarlo; il gala di beneficenza con una madrina d’eccezione, Sabrina Ferilli, in collaborazione con l’associazione dei genitori del Liceo italiano Leonardo da Vinci e le donne del D.I.R.E., che ha permesso di finanziare una buona parte dei lavori alla scuola elementare ed al liceo, così come il concerto dei piccoli musici di Ferrara all’Unesco che ha visto la partecipazione di tutti gli allievi della scuola elementare e delle medie, con un ricavo di parecchie centinaia di euro. Una serie di iniziative che dimostrano che “la scuola italiana ha ancora un futuro da giocare”, che gode del sostegno delle famiglie e non solo di quelle che hanno temporaneamente i figli lì o di quelle che si aggrappano ad un’antica identità italiana: la Leonardo da Vinci è ormai frequentata da famiglie miste che danno credito alla scuola italiana di dare buone basi ai propri figli, tanto più che possono ora ottenere l’Esabac, la doppia maturità, spendibile in Italia ed in Francia.
Da annoverare nel suo quadriennio, anche le conferenze, i concerti e gli spettacoli organizzati regolarmente nei prestigiosi locali del Consolato in collaborazione spesso con la Dante Alighieri, a volte con altre associazioni. Manifestazioni che danno una mano ad artisti meno noti e che portano al Consolato un pubblico diversificato.

Parigi val bene una messa, ma…

Parigi è una sede di solito ambita ma per Luca Maestripieri non è stata proprio una passeggiata di salute: durante i quattro anni della sua permanenza a Parigi hanno chiuso i battenti i consolati di Lilla e di Mulhouse, i corsi di italiano si sono drasticamente ridotti a causa dei tagli agli enti gestori, i Comites attaccano il sesto anno senza che sia ancora decisa una data per l’agognato rinnovo, tanto per citare solo alcuni dei problemi che il Console generale ha dovuto affrontare. “E’ stato un periodo difficile” conferma Luca Maestripieri, “e credo che si annunci ancora più difficile per il mio successore”. La spending review, come va di moda oggi chiamare i colpi di machete sulle spese, si applica naturalmente anche alle istituzioni italiane all’estero, che hanno dovuto rimboccarsi le maniche e trovare altre fonti di finanziamento per garantire e migliorare i servizi e per mantenere alto il prestigio dell’Italia.
Durante il suo “mandato” Maestripieri ha puntato molto su due aspetti: l’insegnamento dell’italiano sia attraverso la Leonardo da Vinci e le scuole internazionali (Saint Germain-en-Laye e Honoré de Balzac) sia attraverso i corsi integrati nelle scuole francesi, dispensati dagli insegnanti MAE e dagli enti gestori, che hanno subito tagli continui ma dei quali è riuscito a garantire la sopravvivenza.
Il suo altro chiodo fisso sono stati i “servizi” sui quali il Console uscente insiste molto. Forte di una squadra motivata e coesa, è riuscito a migliorare alcuni di questi anche se l’introduzione di nuove regole fanno sì che, per esempio, il tempo di rilascio dei passaporti si sia allungato (dopo un periodo di velocità estrema) e la mancanza di personale renda impossibile gestire il centralino in maniera efficace: “ormai il Consolato deve assicurare i servizi a 130.000 connazionali cui vanno ad aggiungersi i turisti con i loro problemi: il passaporto smarrito, furti, incidenti e quant’altro”, spiega Maestripieri. “Riceviamo 1000 telefonate al giorno, per rispondere a tutte ci vorrebbero molti più operatori dei due che normalmente prestano servizio al centralino. Una delle soluzioni sarebbe di incrementare le funzionalità del sito ma questo escluderebbe categorie intere di connazionali”. Un rebus difficile da risolvere.
A questo punto giro la mia domanda “esistenziale” a lui: Per che cosa si ricorderà, lui, della comunità italiana di Parigi? “Una comunità di grande spessore e dalle mille anime”, dice. “Ci sono degli italiani integratissimi alle collettività locali con cui a volte mi sono sentito un po’ straniero in patria ma che fa piacere conoscere e vedere così a loro agio; ci sono le nuove figure con un background di alto profilo - studenti, artisti, professionisti - che sfuggono un po’ al controllo delle istituzioni e in mezzo tante personalità singole…”
Con una comunità di questo tipo, il messaggio di auguri che rivolge a suo successore, Andrea Cavallari, è quasi superfluo. Sicuramente si troverà bene. Appuntamento tra quattro anni per un altro bilancio, speriamo altrettanto positivo.

martedì 16 ottobre 2012, di Patrizia Molteni