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Il bestiario della politica

In origine c’era il Caimano, alias, nel film di Nanni Moretti, il cav. B., noto per la voracità con cui ingurgitava televisioni e media, denaro, potere, donne. Poi sono venuti i giaguari che Bersani ha tentato inutilmente di smacchiare. Dalla condanna del caimano (ironia della sorte quasi come nel film premonitorio di Moretti) sono apparsi gli agguerriti “falchi”, pronti a far cadere il governo se non si salvaguardia la specie protetta Silvius ladronibus, e le più moderate “colombe” che cercano invece una via più pacifica alla risoluzione dei problemi. Aggiungiamo a questo bestiario, la pitonessa siliconata Daniela Santaché, che striscia sibilante verso la vice-presidenza della Camera, pronta a stritolare chiunque si opponga alla sua volontà. Aggiungiamo pure gli oranghi di Calderoli, il Parlamente più idiota e razzista della Lega, che ha paragonato il Ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge ad un orango… Non c’è che dire, la politica sembra sempre di più uno zoo e sempre meno quel governo della polis che dovrebbe essere. Normale, direte voi, per un governo eletto con una legge detta “Porcellum”. Quello che invece stupisce è l’eleganza delle parole legate a fatti molto più “bestiali” come l’evasione fiscale e la frode. Si parla infatti di “agilibità politica” invece di incandidabilità, come contrario di inagibilità. I terremoti ci hanno insegnato che un edificio inagibile è pericoloso, può crollare da un momento all’altro facendo danni spaventosi. Che un condannato posso continuare impunemente a governare il paese, pur nello zoo che pare sia diventato il governo, mi sembra davvero molto pericoloso!

martedì 1 ottobre 2013, di Patrizia Molteni