E’ di questi giorni la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati per omicidio volontario aggravato di Beppino Englaro, il papà di Eluana, la donna in stato vegetativo da 17 anni, morta il 9 febbraio scorso.
Oltre ad Englaro, l’imputazione coinvolge il personale medico e infermieristico che ha assistito agli ultimi giorni di vita di Eluana, in tutto quattordici persone. Secondo la Procura di Udine, che ha aperto l’inchiesta, si tratta di un atto dovuto dopo la serie di denunce presentate in procura, firmate da singoli cittadini e da associazioni, che per mesi hanno descritto la triste vicenda di Eluana come un omicidio e puntato il dito contro il padre della ragazza. E questo nonostante la sentenza della Corte d’appello di Milano, che nel luglio scorso ha autorizzato la sospensione dell’alimentazione artificiale di Eluana, una volta verificate le condizioni poste in precedenza dalla Cassazione : uno stato vegetativo irreversibile e le prove che la volontà della ragazza andasse in questo senso. La sentenza impugnata dalla procura di Milano è stata confermata definitivamente dalla Cassazione il 13 novembre scorso. Proprio la consapevolezza di aver sempre agito nella legalità conforta Beppino Englaro, che si dice tranquillo ma dispiaciuto, sebbene l’inchiesta per omicidio colposo fosse uno scenario previsto dalla famiglia sin dal momento in cui il protocollo per far “riprendere il cammino della morte naturale” aveva preso avvio.
Non si placano dunque le polemiche e i risvolti attorno a questa dolorosa vicenda che ha scatenato le ire del Vaticano e diviso l’opinione pubblica italiana : se una parte, prevalentemente vicina alla Chiesa Cattolica e al centro-destra, si è schierata contro l’interruzione dell’alimentazione artificiale mediante sondino nasogastrico, considerata equivalente all’eutanasia, l’altra parte si è invece dichiarata favorevole al rispetto della volontà della ragazza, ricostruita mediante testimonianze, seppure in assenza di una dichiarazione formale. Non solo, il caso Englaro ha provocato una frattura senza precedenti fra Quirinale e Palazzo Chigi e determinato una spaccatura parlamentare i cui toni ricordano quelli delle battaglie intorno a aborto e divorzio. L’epilogo della vicenda di Eluana ha infine riaperto il dibattito sul tema del testamento biologico e sulla necessità di supplire al vuoto legislativo relativo a questo argomento. Il disegno di legge presentato dal Pdl, in sintonia con le posizioni della Chiesa Cattolica, escludendo la possibilità di sospendere l’alimentazione e l’idratazione di un malato, rivela la volontà del centro-destra di scongiurare altri casi Englaro. Il disegno di legge è duramente contestato dal Pd, che lo considera come un attentato ai diritti individuali e però risulta diviso sugli emendamenti da opporre, ma suscita i dubbi di una parte dei parlamentari della maggioranza stessa.
M.B.
LA POLITICA E LA VITA
Il decreto legge che autorizza le “ronde cittadine” è già applicato in molte città in cui bande di giustizieri non aspettavano altro che mettersi in pista. Armati di cellullare e non finanziati dallo Stato, scelti tra gli ex-poliziotti, ex-vigili, ex-guardie, fungono da deterrente e hanno il compito di allertare immediatamente chi di dovere. Questo presuppone che il battaglione degli “ex” sia abbastanza folto per assicurare ronde in tutti i punti caldi e anche che gli ex-professionisti riescano ad adattarsi a lavorare privati dei mezzi cui sono abituati (pistola, uniforme, manganelli e quant’altro). Le prime ad entrare in campo sono già politicizzate : in testa, sventolano le bandiere della Lega Nord, seguite da quelle di An, Destra di Storace, Forza Nuova e Fiamma tricolore. Ma anche senza entrare nel merito dell’appartenza politica, è il principio stesso delle ronde ad essere preoccupante. Innanzitutto, lo Stato delega la protezione dei cittadini a privati, ammettendo di fatto l’inefficienza dei propri servizi. Non sarebbe più utile ripensare (anche in termini economici) l’uso delle cosiddette “forze dell’ordine” ? In secondo luogo, introduce tra i cittadini l’idea della giustizia fai te, già latente nell’animo di un popolo i cui dirigenti sono immuni alla legge. E’ noto però che quando ci si sente “investiti” da un ruolo pubblico, la deriva è dietro l’angolo. Ecco che allora le ronde possono trasformarsi in spedizioni punitive per far capire agli stranieri che non devono andare in giro a rubare e violentare le donne italiane.
Fermo restando che qualcosa bisogna fare per quello che è forse il reato più orribile, la violenza sulle donne, sono interessanti i dati del Viminale secondo i quali il 60,9% degli stupri sono opera di italiani (spesso parenti della vittima) e il 7,8% per cento del rimanente sarebbe imputabile a cittadini romeni. Non si capisce se questi uomini a tendenza violenta è meglio che stiano a casa a picchiare moglie e figli oppure fuori a fare le ronde, come suggerisce la vignetta di Altan.
P.M.
