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Il caso Palatucci: “Schindler italiano” o bufala?

Era noto come lo “Schindler italiano”, dichiarato “Giusto tra le nazioni” da Israele, decorato dall’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane, riconosciuto come martire e poi Servo di Dio dalla Chiesa Cattolica e insignito della Medaglia al merito civile dalla Repubblica italiana per aver salvato 5000 ebrei dalle deportazioni naziste. Alla luce delle ricerche condotte dal Primo Levi Center di New York, sembrerebbe che il mito di Giovanni Palatucci sia stato costruito ad hoc e che, in realtà, il funzionario di polizia abbia ricoperto un ruolo di primo piano nella deportazione dei 412 ebrei di Fiume.

Ma chi era Giovanni Palatucci? Nato nel 1909 a Montella, in provincia di Avellino, nipote di Giuseppe Maria Palatucci, vescovo di Campagna, nel 1932 conseguì la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Torino e nel 1936 divenne vice commissario di pubblica sicurezza a Genova. L’anno successivo venne trasferito a Fiume, dove assunse la direzione dell’ufficio stranieri. Secondo le biografie ufficiali, Palatucci avrebbe contribuito a salvare migliaia di ebrei inviandoli al campo d’internamento di Campagna, dove sarebbero stati protetti dallo zio vescovo. Il funzionario di polizia avrebbe inoltre organizzato la fuga in Palestina di circa 800 ebrei imbarcati clandestinamente a Fiume nel 1939 e avrebbe distrutto centinaia di documenti per impedire ai nazisti di identificare le loro vittime. La sua stessa deportazione a Dachau, dove morì di stenti nel 1945, sembrava avvalorare questa versione dei fatti contribuendo alla sua celebrazione come eroe. Eppure, numerosi sono gli storici che hanno sollevato dubbi sulla reale portata dell’operato di Palatucci a causa delle grossolane incongruenze riscontrate nella ricostruzione della sua vicenda: innanzitutto, il numero di ebrei che all’epoca risiedevano nella regione era di molto inferiore alle stime delle persone salvate dal funzionario di polizia. Di questi, quelli internati a Campagna furono solo una quarantina e un terzo di loro fu deportato a Auschwitz. Dagli archivi risulta inoltre che l’operazione che mise in salvo gli ebrei imbarcati a Fiume fu orchestrata dall’Agenzia ebraica di Zurigo, sotto lo stretto controllo dei superiori di Palatucci. Anche la sua deportazione a Dachau non fu dovuta alle azioni che avrebbe intrapreso in difesa degli ebrei, ma all’accusa mossagli dal comando tedesco di “intelligenza con il nemico” per aver comunicato ai britannici i piani per l’indipendenza di Fiume nel dopoguerra. Ora, le conclusioni della ricerca condotta dal Primo Levi Center di New York, l’istituzione che si occupa di promuovere la conoscenza della cultura ebraica italiana negli Stati Uniti, gettano nuove ombre sul mito di Palatucci: dallo studio di 700 documenti originali è emerso che nel 1943 gli ebrei di Fiume erano solo 500 e che, di questi, 412 furono deportati a Auschwitz senza che Palatucci intervenisse in loro favore. Al contrario, secondo Natalia Indrimi, direttrice del Primo Levi Center, il poliziotto fu l’emblema della silenziosa complicità della Repubblica Sociale Italiana nell’Olocausto: nella lettera inviata al Museo dell’Olocausto di Washington, che aveva inserito una sezione dedicata a Palatucci nella sua mostra «Some Were Neighbors: Collaboration and Complicity in the Holocaust», la Indrimi afferma che il funzionario di polizia fu "un pieno esecutore delle leggi razziali e, dopo aver prestato giuramento alla Repubblica sociale di Mussolini, collaborò con i nazisti". Il mito di Palatucci sarebbe nato nel 1952 ad opera dello zio vescovo per convincere lo Stato italiano a versare una pensione ai suoi parenti e avrebbe trovato un terreno fertile nell’Italia del dopoguerra in cerca di assoluzione per il sostegno alle politiche antisemite e razziste. A seguito delle nuove rivelazioni, il Museo dell’Olocausto di Washington ha deciso di rimuovere il nome dell’italiano dalla mostra, mentre lo Yad Vachem e il Vaticano hanno fatto sapere di aver iniziato a riesaminare la questione.

domenica 8 dicembre 2013, di Manuela Barberis