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Il duro percorso del turista

Mi sono sempre piaciute le Lettere persiane di Montesquieu, romanzo epistolare del XVIII secolo, che raccoglie i commenti divertiti dei persiani sui parigini e il loro stupore di fronte ad alcune disfunzioni della società. Montesquieu in forma ironica mette in luce i guai della società dei Lumi alla vigilia della rivoluzione. Questa mini premessa serve ad introdurre quello che ho intenzione di fare in questa nuova rubrica : immaginare lo sguardo di una straniera o persiana post-moderna sull’ Italia di oggi. Una persiana che ha una particolarità : si sente ovunque straniera. Vivendo a cavallo tra due nazioni, nel mio caso tra Francia e Italia, mi sento sempre dire dai francesi “quanto sei italiana !” e dagli italiani “come sei francese !”, come dire che nella stessa persona si ritrovano gli stereotipi culturali legati all’immaginario dei due paesi.
Stanca di questo ruolo la perso-italo-francese sfoga il suo eterno stupore di fronte agli ignari turisti o connazionali che si ostinano a volere passare vacanze in patria, partendo proprio dal rispetto del viaggiatore. L’Italia dovrebbe essere un paese a vocazione turistica, il che dovrebbe significare che circa il 10% del PIL dovrebbe essere investito in risorse per lo sviluppo e la salvaguardia delle sue bellezze naturali ed artistiche e al contempo che dovrebbe offrire a tutti i visitatori la possibilità di recarsi nei luoghi turistici. E qui comincia la prima difficoltà. Comincia infatti una caccia al tesoro per chi, come me italiana atipica che non guida e/o per chi, turista, ha raggiunto l’Italia in aereo e magari vuole spostarsi in treno, pullman o nave. Una caccia al tesoro degna di grandi esperti o di detective semi-professionali. Eccezione fatta per le grandi città in cui le stazioni sono segnalate, le stazioni sono luoghi misteriosi, le indicazioni per trovare la stazione sono nascoste o poco visibili ad occhio nudo, introvabili soprattutto per chi non è del posto o non conosce la lingua italiana. Stentate a credermi ? Provate a cercare la stazione ferroviaria a Viterbo e poi ne riparliamo.
Seconda difficoltà : acquistare il biglietto dei mezzi di trasporto. Teoricamente si vende nei bar, nelle edicole e nelle misteriose stazioni, semmai fossimo riusciti a trovare il famoso tesoro. Ma gli orari variano da luogo a luogo, le macchinette automatiche non funzionano o accettano solo contanti, possibilmente monetine, le istruzioni sono in burocratese stretto o talora in inglese maccheronico. Però sui mezzi pubblici difficilemente si vendono biglietti, mentre da ogni parte ci minacciano cartelli e messaggi sui pericoli del viaggiare senza titolo di viaggio. Ammesso e non concesso che dopo aver passato un’ora a cercare il luogo da cui partire, un’altra ora a trovare il famigerato “titolo di viaggio “, finalmente siete riusciti a capire da dove partire per o dove arrivare, dopo aver consultato orari obsoleti, mal ridotti o non aggiornati sulle pagine Intenet, dopo aver faticosamente individuato da quale binario parte il treno, in che direzione va l’autobus e da quale molo parte il traghetto… vi mettete in viaggio e pensate di aver finito le vostre tribolazioni. Ma come fate a sapere dove scendere ? Non avete nessuna indicazione, nessun cartello con la piantina, nessuna voce soave che vi segnala in tempo che la prossima è la vostra fermata, nessun controllore a cui chiedere (spuntano fuori solo per controllare i biglietti, poi si nascondono chissà dove per il resto del viaggio). Non resta che affidarsi ancora una volta al caso.
Ammetterete con me che per visitare l’Italia e gioire delle sue bellezze bisogna averne veramente voglia, altrimenti lasciate ogni speranza o voi che entrate…


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