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Lino Valenti

Il falso documentario

“Death of a President” è un cosiddetto mockumentary, un falso documentario, diretto da Gabriel Range nel 2006, che mette in scena l’uccisione del presidente americano George W. Bush nel 2008 a opera del padre di un giovane soldato morto nella guerra del Golfo. L’attenzione del realizzatore si concentra sul clima di ostilità nei confronti di Bush per la sua politica guerrafondaia e sul comportamento della polizia che, nell’indagare sull’assassinio, mostra un chiaro pregiudizio razziale.

Questo fantadocumentario, che dato il tema non ha goduto di grande pubblicità negli USA, ha offerto a Pascal Schembri l’idea per un’analoga operazione di fiction. Nel suo ultimo libro, Kennedy e Berlusconi, lo stesso destino? Schembri inserisce la ricostruzione di un finto attentato a Berlusconi, avvenuto in Piazza della Frutta a Padova il 24 agosto 2012, in cui perdono la vita il presidente del consiglio assieme a altre sette persone. Attentato tanto più odioso perché eseguito mentre Berlusconi abbraccia un giovanissimo tifoso del Milan.
Per ottenere un effetto verità, la ricostruzione dell’evento si avvale, oltre che di tutti i fatti di cronaca che servono a documentare la crescita del clima di odio nei confronti di Berlusconi, del continuo confronto con altri attentati famosi: dal più noto, quello a John Kennedy, a quello molto diverso di Giorgio Ambrosoli. Il tutto è condito con gli ingredienti tipici della narrazione drammatica, per cui l’attenzione è spostata sul piano della psicologia umana.
La finzione è il marchio di fabbrica di Pascal Schembri, il quale, in una seconda opera, rivela la sua storia di autore alla ricerca di un successo troppo spesso negato a chi non gode dei favori delle grandi case editrici, le uniche in grado di promuovere uno scrittore spesso al di là della sua capacità creativa. Invece Schembri è un autore a tal punto ricco di immaginazione e capace di spaziare tra tanti stili da confondere il limite tra finzione e sfera personale. Per questo, se anche non sempre la sua scrittura è all’altezza delle ambizioni, essa è di gran lunga preferibile a molte delle creazioni stucchevoli e prive di autenticità che l’industria editoriale mette sul mercato.
Pascal Schembri pubblica con piccoli editori inventandosi costantemente una nuova biografia per creare il caso editoriale e riuscire nell’autopromozione. Di questa tensione costante racconta Cronaca di una beffa editoriale, le avventure di uno scrittore self-made, alle prese con la giungla delle piccole e medie case editrici che sbarcano il lunario con sistemi talora non meno fantasiosi di quelli rivelati dal protagonista. Un uomo, dal debole percorso scolastico ma dotato di fantasia, si trasforma in scrittore riuscendo nell’intento. La notizia è appetibile per la cronaca. Se poi l’autore per riuscirci crea e materializza una serie di alter ego degni di Pessoa, la vicenda assomiglia molto di più al moderno reportage, con avventure thriller che distilla con sapienza narrativa episodi reali.

martedì 4 ottobre 2011, di Anna Consonni