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Il giorno del senior

Cosa fanno i senior, quelli della quarta età, insomma, i vecchi, la domenica ? Aspettano.
Il bar del villaggio (o del quartiere) è chiuso, non c’è nemmeno modo di andare a bere un bianchino, o di fare una partita a carte o alle bocce, con gli amici.
Allora, aspettando l’ora della visita dei figli o dei nipotini, i vecchi guardano la TV. E hanno paura. C’è tanta violenza, nel mondo. Ci sono tanti (troppi !) terroni, arabi, messicani, a scelta, secondo il paese dove sopravvivono. Poi ci sono gli zingari che potrebbero venire a rubargli la televisione. Le economie di tutta la vita le hanno già date ai figli o ai nipotini, che non trovano lavoro, e che per di più non sono ancora arrivati.
Mezzogiorno è passato, e ancora non sono arrivati. La bottiglia di bianco che avevano tirato fuori dal frigo perché non fosse troppo fredda (che sennò gli dà acidità di stomaco) adesso è troppo calda.
Il pollo arrosto, nel forno spento, comincia a raffreddarsi. Porca miseria, non è un modo di fare !
Finalmente la famiglia arriva. Si passa a tavola.
Ma il più piccolo non ha ancora finito di mangiare la terza fetta di torta che già i suoi genitori vogliono andarsene. Hanno qualcosa di estremamente importante da fare… Ancora una scusa.
Non sono neanche le tre, e i vecchi si ritrovano di nuovo da soli. Ad aspettare che faccia sera, a rimuginare, a prendersela con i giovani, che se ne sono già andati, che non li ascoltano più, ma che però sono ripartiti con l’assegno per poter finire di pagare le rate della macchina.
Il vecchio si sente sempre più solo e diventa sempre più amaro, pieno di rancore.
Quarant’anni di duro lavoro per arrivare a questo punto ? Puttana miseria, è una vergogna !
Ma il vecchio sa che un giorno verrà la sua rivincita. E quel giorno lo aspetta con un piacere sottile. Almeno una domenica all’anno, nei paesi sviluppati, si va a votare. E loro ci vanno in massa. Non come i giovani, che si astengono. I vecchi votano, e i vecchi sono sempre più numerosi.
Votano Silvio, votano Marine, votano Donald (non quello che fa ridere, l’altro, quello che fa paura).
« Così imparano ! » mormorano con un sorrisino crudele uscendo dalla cabina.
Allora, nel mio piccolo, avanzo una proposta, per evitare che in maggio prossimo un nuovo disastro si abbatta sul paese che mi ospita : cambiamo il giorno delle elezioni, magari al sabato.
Come ci insegna il grande Leopardi, il sabato nei villaggi è il giorno della speranza. Se ce ne resta…

lundi 21 novembre 2016, par Franco Lombardi