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Il governo dei cani e dei gatti

Ci sono voluti 60 giorni dalle famose elezioni del 24-25 febbraio scorso per avere finalmente un governo, il periodo di gravidanza di cani e gatti per esempio. E di cani e gatti in effetti si tratta : Premier Enrico Letta (PD), Vice-Premier e ministro degli Interni, Angelino Alfano (n° 2, dopo Berlusconi, del PDL), 7 Ministri PD, 5 PDL più una serie di saggi ed esperti vari. Napolitano ha tenuto a precisare che non si tratta di un governo di « larghe intese » o di un « governissimo » che mette insieme centrosinistra e centrodestra, ma purtroppo questo è. Certo la media di età, 40-50 anni, e la presenza di ben 7 donne, depone a favore di Letta che ha tenuto fuori i dinosauri della politica. Non ci sono impresentabili e alcuni nomi come la Cancellieri, Emma Bonino, Andrea Orlando sono di buon auspicio ma rimane un governo che indubbiamente mette insieme parti completamente opposte su tantissimi temi.
Era matematico. Soprattutto al Senato dove la coalizione di Berlusconi ha portato a casa 116 senatori, 113 quella di Bersani mentre 54 sono i senatori 5 Stelle su un totale di 315 senatori (più i senatori a vita). Nessuno dei 2 schieramenti avrebbe mai raggiunto la maggioranza per le leggi proposte, che sarebbero rimaste lì vittime dell’ingovernabilità.
Bersani ha provato fino all’ultimo di coinvolgere il Movimento 5 stelle proprio per non andare a governare con quelli che hanno portato il paese alla rovina (anche morale ed etica), ma si è trovato davanti un muro di ghiaccio. Ha sbagliato a proporre Franco Marini (forse sperava di mostrare al PdL che ce la metteva tutta ma se proprio non lo votavano avrebbe tirato fuori dal cappello il suo vero candidato: Romano Prodi, che sarebbe stato perfetto). E’ stato silurato (e Romano Prodi con lui) da un centinaio dei suoi, che non l’hanno votato, con il « rottamatore » Matteo Renzi che dall’inizio ha fatto il giovane primo della classe che se-ci-fosse-stato-lui-sì che avrebbero vinto e avrebbe fatto un governo.
Hanno sbagliato tutti a non votare Stefano Rodotà, una persona di altissimo profilo etico, civile e istituzionale, inviso a Berlusconi (oltre al fatto che ha scritto per Focus in!). Non crocifiggerei però il povero Bersani. I veri vincitori di queste elezioni sono stati Berlusconi, Renzi e Grillo, nessuno di questi a mio parere, di sinistra. Il vero perdente, il popolo italiano. Le combat continue…

lunedì 29 aprile 2013, di Patrizia Molteni