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Il lavoro, unica vera discriminante

di Italo Stellon*

Per comprendere che la situazione economica dell’Italia sia ancora molto grave, è sufficiente osservare i dati drammatici della disoccupazione.
La crisi mondiale, all’origine della crisi europea e nazionale, continua a dispiegare i propri effetti e dimostra, in particolare in Europa, che sono prioritarie scelte per lo sviluppo e il lavoro e che non si può continuare ad inseguire ricette esclusivamente finanziarie e liberiste.

Ma l’assenza, ad oggi, di un governo politico dell’Europa è causa rilevante sia sulle ragioni della crisi, sia sulle condizioni per superarla. Sotto gli occhi di tutti c’è la debolezza di una intera classe politica ferma ad osservare l’evoluzione della crisi senza una prospettiva strategica, prigioniera di tattiche di conservazione. L’Italia, in questo contesto, parte con un duplice handicap: la necessità di recuperare credibilità internazionale e di produrre un’azione di governo in grado di favorire la ripresa. E tutto ció mentre i consumi sono fermi, la produzione bloccata e la curva dell’occupazione precipita, alimentando una fase recessiva che crea sfiducia e non fa apparire una prospettiva certa di uscita dalla crisi.
Intervenire per arginare questa situazione era ed è necessario, ma è oggi ancor più evidente che il rigore non può essere a senso unico, che equità e sviluppo continuano a rappresentare le priorità, come la Cgil ha sostenuto, prima in totale isolamento, poi con il recupero di una posizione unitaria che ha permesso di sviluppare sia le azioni di mobilitazione sia l’elaborazione di proposte unitarie per contrastare quella parte delle decisioni prese dal Governo che stanno scaricando sul mondo del lavoro, sui giovani, sui pensionati, il peso piú rilevante del cosiddetto “risanamento”.
Bene fa la CGIL a non considerare ineludibile quanto è accaduto in particolare sul versante previdenziale perché ogni giorno emergono elementi insopportabili di penalizzazione che devono trovare soluzioni concrete accogliendo le proposte correttive unitariamente presentate da CGIL, CISL, UIL.
L’esperienza vissuta impone un particolare rigore nell’avvio del confronto con il Governo sul tema del lavoro. La CGIL non puó che confermare che il tema non può e non deve essere isolato e che un parallelo confronto e accordo con le forze sociali deve urgentemente svilupparsi anche sugli interventi per lo sviluppo e il mezzogiorno, sui temi del fisco e dei redditi, per un welfare basato su diritti di cittadinanza a partire dalle condizioni dei non autosufficienti e per uno straordinario piano per il lavoro indirizzato ai giovani.
Per quanto riguarda i temi del lavoro è corretta l’ipotesi, dopo la fase di preliminari incontri in corso, di un tavolo di confronto unico che abbia l’obiettivo di un accordo con le parti sociali, la cui unica discriminante è rappresentata dal merito dei problemi che saranno affrontati.
L’incontro unitario fra CGIL-CISL-UIL è una tappa importante di questo percorso.
Un confronto sul lavoro non può prescindere dalla drammatica realtà attuale e da interventi urgenti coerenti con le ipotesi di riforma. Le responsabilità del governo precedente continuano, assieme alla crisi, a provocare crescenti e gravi problemi alla condizione del lavoro.
Cresce l’area di chi finisce le tutele e di chi ne è totalmente privo. Cresce drammaticamente la disoccupazione di giovani e donne, gli scoraggiati e il sommerso.
I lavoratori in mobilità e tutti coloro che hanno perso il lavoro devono avere certezze rispetto alle nuove norme previdenziali. Così come nei settori pubblici per tutelare l’occupazione occorrono regole, relazioni sindacali, strumenti diversi dagli attuali.
Sono solo alcuni dei temi che richiedono risposte immediate per la condizione delle persone e per il futuro del paese e che vanno contestualmente affrontati assieme alla riforma delle regole del lavoro.
La CGIL ha indicato due priorità per il confronto. La prima è una riforma del sistema degli ammortizzatori su due pilastri: la cassa integrazione e l’indennità di disoccupazione entrambe basate su criteri di universalità che non dividano le tutele per i lavoratori.
La seconda è una drastica riduzione della precarietà nel privato e nel pubblico che colpisce soprattutto i giovani, a partire dalla riduzione delle tipologie di impiego precario e dal loro costo maggiore rispetto al lavoro a tempo indeterminato.
Così si può superare la precarietà e la dualità del mercato del lavoro italiano che, come la realtà dimostra, non ha niente a che vedere con una norma di civiltà come l’art. 18 che, giustamente, la CGIL considera non negoziabile. A chi imputa alla CGIL di fare della difesa dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori una questione “ideologica” non si puó confermare che, se la difesa del diritto al lavoro é una posizione ideologica, la CGIL se ne assume tutta la titolarietà. E’ chiaro che altrettanto “ideologica” è l’idea che si difende il lavoro favorendo la possibilità di licenziamento.
Per questo è la ricerca di una soluzione condivisa a dettare i tempi del confronto sapendo che le scorciatoie difficilmente portebbero a positivi e duraturi risultati.

*Italo Stellon è il presidente dell’INCA-CGIL Francia

martedì 26 giugno 2012, di Italo Stellon