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Il linguaggio umano è contronatura

L’argomento proposto in questo numero : “natura-contronatura”, non può non interpellare una psicanalista. Che cos’è naturale e che cosa contronatura ? L’evoluzione della società presenta alcune variazioni di valutazione interessanti : sembra che si siano consolidate, a livello di percezione sociale, due tendenze inversamente orientate. A fronte di una legittimazione di comportamenti una volta detti “contronatura”, come l’omosessualità o il transessualismo, c’è una opposizione sempre più forte per il “contronatura” biologico, cioè per le manipolazioni biologiche dei prodotti cosiddetti naturali. Ognuno rivendica il diritto di difendere la “naturalezza” del proprio mondo, delle proprie attitudini e delle proprie tendenze. Rispetto all’insieme di queste rivendicazioni la psicanalisi va un po’ controcorrente. Infatti essa non considera l’uomo come qualcosa di naturale. Forse neppure il gatto e il cane di casa non sono più tanto “naturali” e potremmo porci qualche domanda anche sul geranio e sull’azalea del balcone. Comunque è certo che per la psicanalisi le donne e gli uomini sono tutt’altro che prodotti usciti direttamente dalla natura. Il motivo sta semplicemente nel fatto che donne e uomini sono esseri parlanti. Lacan diceva : sono dei “parlêtres”, dei parlesseri. Il rapporto degli esseri umani con il mondo, natura compresa, non è mai diretto, immediato, senza filtri. Il rapporto con il mondo è sempre mediato dal linguaggio. E il linguaggio umano, in un certo senso, “snatura” le relazioni, poiché le rende diverse da quelle che hanno gli animali “in natura”, quelli cioè non addomesticati. Gli animali, anche i più organizzati, non parlano, si limitano a comunicare. Parlare e comunicare per noi psicanalisti, sono due cose diverse. Nella comunicazione una informazione parte da un emittente e arriva a un ricevente. I computer comunicano bene fra loro e anche gli animali, se non sono stati troppo contagiati da noi parlesseri, riescono a dirsi quello che devono dirsi senza troppi malintesi : un maschio del bestiario “naturale” fa le sue parade, le sue ruote, i suoi annusamenti e manda alla femmina un messaggio chiaro : “ho voglia di accoppiarmi con te”. La femmina sarà altrettanto chiara : “ci sto” o “non ci sto”. E’ improbabile che la cagna risponda : “sì, .... però.... vorrei..... ma... che cosa vuoi veramente ? E’ solo sesso, o c’è qualcos’altro ? Ti devo credere o non ti devo credere ? ....E dopo che intenzioni hai ? ” Dopo, una volta consumato l’amplesso, in genere, il maschio e la femmina animali se ne vanno per i fatti loro e chi si è visto si è visto. Anche il gatto e il cane di casa, per quanto ormai provvisti delle loro belle nevrosi casalinghe di cui li abbiamo contagiati, continuano ad essere programmati sia per accoppiarsi che per ignorarsi senza troppe complicazioni. Per gli umani le cose non sono così semplici e naturali. E io aggiungerei, per fortuna (!), nonostante sia consapevole delle complicazioni, dei drammi e delle insidie che questa “fortuna” ci riserva. Ma è proprio questa complicanza a rendere gli incontri e le relazioni umane immensamente più interessanti, nonostante siano più difficili. Quando Lacan esclamava : “Piacesse al cielo che gli uomini potessero fare l’amore come gli animali ! Sarebbe gradevole !”1, lo diceva evidentemente con il tono provocatorio che gli era usuale.
L’esempio dell’incontro di un essere parlante con l’altro sesso non è mai naturale, se per naturale si intende semplice, trasparente, armonioso, senza malintesi. Gli esseri umani (esseri parlanti) non hanno solo bisogni (naturali), ma anche desideri mediati dalla “domanda”, la quale è veicolata dal linguaggio. Ora il desiderio dell’essere umano è diverso da quello dell’animale, perché non punta alla semplice consumazione dell’oggetto. Esso esige il riconoscimento dell’altro e il fatto che l’altro desideri. Il desiderio umano è : desiderio del desiderio dell’Altro. Desiderio di essere desiderato dall’Altro. E questo non solo per quanto riguarda la sessualità. Per esempio, mentre l’animale mangia solo per saziarsi, l’essere umano ha con il cibo un rapporto ben più complesso che travalica le leggi di sopravvivenza naturale. L’attrazione, la repulsione, il rifiuto, l’abuso dell’oggetto cibo, non seguono nell’uomo le traiettorie delle esigenze naturali, ma si caricano di significati affettivi e simbolici che sono appannaggio solo degli esseri parlanti. Il titolo un po’ provocatorio di questo testo : “il linguaggio è contronatura”, vuole sottolineare che fin dall’origine dei tempi l’uomo ha cercato attraverso i simboli (e il linguaggio è un insieme di simboli) di riscattarsi dalla sua natura animale/naturale. Ha cercato di svincolarsi dalle leggi deterministiche della natura e nello stesso tempo ha cercato di umanizzare la natura, di renderla meno spietata, meno impietosa, e meno calcolatrice, ha certamente anche danneggiato e inquinato la natura, con il suo agire paradossale, che, proprio perché è troppo umano, può creare opere sublimi, ma anche crimini catastrofici. La divisione soggettiva, che opera nell’uomo, è una sua caratteristica specifica, è la fonte dei suoi dubbi, delle sue incertezze, delle sue ricerche, delle sue invenzioni, delle sue scoperte. Questo aspetto lo svincola dalla natura, dove le cose sono aderenti al programma, una pianta nella foresta cresce senza dubbi e senza ripensamenti, una tigre non ha rimorsi, né sensi di colpa. L’uomo non è mai del tutto “intero” e irremovibile (salvo in certe patologie), esso può interrogarsi, mettersi in discussione, riflettere e cambiare idea (direi ancora : per fortuna). L’incontro con l’altro simile, anche quando sembra perfetto, non è mai semplice e completamente “naturale”. Esso è, prima di tutto, un incontro di parola, un incontro che avviene attraverso il linguaggio. “Parlare” è per l’uomo molto più che “comunicare”. Nell’atto di parola c’è invenzione, c’è malinteso e quindi creazione, c’è sorpresa, c’è doppio senso e quindi umorismo, c’è allusione, condensazione, assonanza, poesia. E’ la parola che ci fa accedere al riso e alla gaia scienza. Un animale, per quanto fedele al suo programma naturale, non potrà mai accedere al piacere di una franca risata liberatoria. Ecco, direi che la natura non sa e non fa ridere : può essere mozzafiato nelle sue manifestazioni di bellezza e di splendore, può essere terrificante nelle catastrofi, tipo terremoto o tsunami, ma manca dell’autoironia e dell’umorismo che il gioco del linguaggio permette ai parlêtres.

1 Conferenza di Jacques Lacan all’università di Milano del 12 Maggio 1973, Edition Salamandra : “Il n’y a pas d’apparence, chez les animaux, (…), ni non plus de toutes ces complications, tout ce baratin qu’on fait autour. Ça se passe chez eux d’une façon pour tout dire civilisée [risa]. Chez l’homme, ça fait ce qu’on appelle des drames [...]. Par quoi bien sûr tout le malentendu [...]. Plût au ciel que les hommes fassent l’amour comme les animaux, ça serait agréable”.

Cinzia Crosali, psicologa italiana a Parigi La dottoressa Cinzia Crosali, psicologa clinica e psicanalista, pratica a Parigi. E’ iscritta all’Albo degli Psicologi e Psicoterapeuti della Regione Lombardia. Laurea in Psicologia presso l’Università di Padova. Specializzazione in Criminologia presso la Facoltà di Medicina Legale, Università di Milano. DEA in Psicanalisi presso l’Università di Paris 8 (Parigi). DESS in Psicopatologia Clinica presso l’Università di Rennes. Dottorato in Psicanalisi e in Psicologia Clinica presso l’Università di Bergamo e di Paris 8. Riceve su appuntamento e può essere contattata al numero : 06 10 02 77 52 o via mail : Cinzia Crosali.

vendredi 15 janvier 2010, par Cinzia Crosali