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Il piano delle donne

Citate tre donne che figuravano nel vostro sussidiario o nei manuali di storia al liceo. Una domandona a cui di solito, scavando nei meandri della memoria, si riesce a rispondere con Giovanna D’Arco, Lucrezia Borgia, Caterina De’ Medici. Forse avremmo più successo se chiedessimo citate la moglie di un personaggio storico. Livello due : citate una donna famosa di un altro paese europeo : Angela Merkel ? Margaret Thatcher ? Sì ma una donna di cultura ?
La domanda lascia perplessi quasi tutti, non perché siamo ignoranti (forse un po’), ma perché in realtà i manuali scolastici come i libri di altri corsi e formazioni superiori parlano al 99% di personaggi maschili. Sarà perché la Storia è fatta di guerre e di rivoluzioni e i comandanti sono sempre uomini, sarà perché ci fanno imparare a memoria i sette Re di Roma (o i Roi de France) ma mai serie di Regine o perché si legge Omero (giustamente) ma non Saffo.
Sarà anche, sicuramente, il fatto che le donne, nel settore culturale, rappresentano, sul piano meramente statistico, il 42%. Lo scandalo Weinstein ci ha mostrato a quale prezzo ! Eppure basta affacciarsi in qualsiasi classe di liceo o corso universitario di studi umanistici per riuscire a scorgere i pochi uomini sparsi nella massa di studentesse. A giudicare dalle statistiche, sono questi che trovano situazioni professionali adeguate, mentre alle donne sono riservati ruoli più esecutivi e meno pagati.
Il 2018 è l’anno del Patrimonio culturale europeo, e già da qualche anno, le associazioni di donne hanno cominciato a sostituire al termine “patrimonio” (che appartiene al Padre) la parola matrimonio o matrimoine (da madre), come nella manifestazione “Journées du matrimoine”. In italiano è più difficile perché “matrimonio”, derivato dal latino matris (madre) e munus (compito), definisce l’unione tra un uomo e una donna visto che “il compito della madre” è quello di procreare. Interessante notare come in france il marriage (matrimonio), viene invece da “mari”, maschio e “agere”, agire, fare : è il marito in questo caso che ha l’iniziativa di “agire da uomo”, immagino mettendo incinta la moglie. Etimologia diversa ma stesso principio.

Paese che vai, referenti che trovi
Ogni paese ha i suoi personaggi emblematici, i propri punti di riferimento storici, culturali, linguistici e prevalentemente maschi. Se poi parliamo di personaggi di altri paesi, anche limitandoci alla sola Europa, le cose si complicano ancora di più : le emigrate sono ancora più invisibili. Vogliamo parlare delle giovani in mobilità, che cambiano paese come si cambia la bici ? Codici e memorie possono diventare collettive se si parla a persone dello stesso territorio e/o della stessa generazione. Ma cosa succede quando le comunità territoriali si trasformano ? Quando cambia il paesaggio umano, quando si emigra e si va a vivere all’estero ?
L’associazione Femmes Nomades, composta di donne italiane (ma non solo) all’estero ha concepito un atelier che intende cominciare a cartografare questo patrimonio al femminile. Alla base il concetto estetico di Mark Lombardi, artista americano di origini italiane, che componeva delle mappe, mettendo in relazione fatti o persone apparentemente non connessi tra di loro ma che, a seconda delle informazioni che trovava nei giornali, rivelavano disegni politici insospettabili, come quello tra la famiglia Bush e i Ben Laden. Il nome dell’atelier in origine “où sont les femmes ?” (basato, quello, sull’aggressività delle donne), riprende l’idea del “piano”, il “plan”, cioè una mappa, ma anche quella della strategia, poiché sarà attraverso queste mappe che le donne troveranno finalmente un loro spazio e un loro ruolo (al di là del “compito” materno) all’interno del patrimonio culturale internazionale.
Funziona più o meno così. Si comincia con il disegnare una mappa, su fogli di carta da pacchi molto grandi, si situa il proprio nome poi quelli delle donne della famiglia (quelle che entrano nel nostro universo, non tutte), di insegnanti o di insegnate a scuola, mentor, amiche e colleghe, autrici, artiste, musiciste … donne reali o immaginarie, possono essere personaggi di un libro o di un fumetto. Fase due : si racconta la propria carta, cioè si condivide, si ascoltano le carte delle altre. La fase finale, improntata invece al teatro, è un’esplosione di improvvisazioni, letture, performance, canzoni, che possono anche far uso di un oggetto del nostro universo.
L’atelier è stato lanciato da Italia in Rete e Femmes Nomades, durante la “Settimana dei diritti delle donne” della Mairie de Paris con donne venute dall’Italia, dal Belgio e dalla Germania, molte di origine extra-comunitaria (Turchia, Ruanda, Algeria…), una cinque-giorni massacrante, chiuse nella sede storica dei Garibaldini, luogo di solito piuttosto maschile. E per averlo fatto posso dire che niente di quello che si può raccontare riesce a trasmettere quanto l’atelier smuova qualcosa all’interno di ognuna, quanto faccia riflettere e scoprire nuovi inimmaginabili mondi. Davvero ci siamo sentite come se avessimo a che fare con il patrimonio, oops “matrimonio” culturale dell’Unesco.
Il progetto sarà presentato anche al Forum delle Associazioni italiane, dove le donne saranno il filo rosso della kermesse annuale di Focus in e Italia in Rete.

vendredi 25 mai 2018, par Patrizia Molteni