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Il popolo e la libertà

Nella nostra breve vita da testata indipendente, è già la seconda volta che sono costretta a scusarmi per il ritardo, dovuto anche questa volta a una campagna che ci teneva a cuore: quella della libertà di stampa, per la quale abbiamo lanciato una “ronda” a Parigi il 3 ottobre, rispondendo all’appello di tre giuristi italiani (tra cui Stefano Rodotà che ha contribuito al nostro primo numero). L’abbiamo fatto perché crediamo, in quanto giornalisti, nel nostro dovere di informare e, in quanto lettori, nel nostro diritto ad un’informazione libera che non sia solo quella che il governo, qualunque esso sia, decide di comunicare al “popolino” che, pare, disprezza. A turno, il premier o i vari ministri se la prendono con una categoria: gli impiegati statali, tutti “fannulloni”, gli insegnanti, “pagati troppo” per fare scuola nel modo sbagliato, i giornalisti, tutti “farabutti”, i musicisti, “che lascino perdere i concerti e vadano a fare i matrimoni”. Con un linguaggio politico di alto livello che va dal “farabutto” a “andate a morire ammazzati”, sembra che il governo salvi ben pochi, anche tra quelli - e sono stati tanti - che hanno votato per questa maggioranza. Ogni santo giorno, uno di questi geni della politica si sveglia e decide di sputare veleno sui cittadini. Avranno diritto loro, i cittadini, di sapere i fatti e misfatti di chi li governa con tanto disprezzo e da che pulpito vengono queste accuse immotivate? A noi, l’informazione sembra fondamentale.
Infine, ci siamo sentiti di rispondere all’appello per la libertà di stampa perché anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo già subito e subiamo pressioni da “potenti” organizzazioni che vorrebbero ridurci al silenzio. Un piccolo appello “focusino”: sosteneteci anche voi, abbonatevi!

lunedì 12 ottobre 2009, di Patrizia Molteni