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Il potere della taranta

La taranta è un ragno velenoso il cui morso provoca uno stato di choc che solo la musica e la danza riescono ad esorcizzare. I danzatori battono i piedi per terra come a calpestare e schiacciare queste bestie pericolosissime. Ballano la taranta (o pizzica) fino a raggiungere la trance e cadere a terra stremati. In realtà la taranta è una creatura immaginaria ed antropologi di tutti i tempi hanno versato fiumi di inchiostro su questo fenomeno. Ce lo spiega Serena Tallarico, antropologa, co-fondatrice di Sudanzare: “A partire dall’opera di De Martino “La Terra del Rimorso”, il tarantismo è sempre stato studiato privilegiandone il suo aspetto morboso, una malattia che odorava di miseria sociale e di disagio psicologico. Il morso della taranta avveniva sempre in un momento particolarmente critico dell’esistenza di una persona. Un dramma, un forte dolore, un passato che tormentava ancora, erano tutti elementi che causavano la rottura dell’unità individuale, che determinavano “una crisi della presenza”; un vuoto che permetteva ad “altro” di entrare, o di uscire, di esprimere il proprio vissuto attraverso un linguaggio fatto di gesti, di suoni, di immagini, di colori, di passi di danza. Ecco allora che la crisi, apparentemente scomposta e folle del tarantato, si configura, invece, come una sorta di caos ordinato, di performance nel quale troviamo un ritmo regolare, uno spazio chiuso ed ordinato, regole, ripetizioni, codici. Il tarantato è dimentico di Sé durante la crisi di possessione, e dopo la crisi ci sarà l’oblio, ma il suo corpo non dimentica mai, ricorda e racconta, in una sorta di “memoria incorporata”.
E le tarantelle, anche loro figlie del tarantismo? Non è detto, spiega Francesco Semeraro (Telamuré) anzi “è probabile che le il tarantismo abbia sfruttato un repertorio coreutico-musicale già esistente, diffuso anticamente in tutto il Sud” e dell’influenza di musiche e culture greche, arabe e albanesi.
Il potere della taranta, per citare una canzone di Edoardo Bennato (“Taranta Power”, che ha dato il nome alla fondazione/scuola con sede a Bologna) è proprio quello di scatenare la curiosità e gli studi: c’è chi come Mattia Doto studia la contaminazione tra il tarantismo e la nuova danza giapponese Buto; chi, come Mariastella Martella (co-fondatrice della Scuola Taranta Power, curatrice delle ultime edizioni della Notte della taranta di Melpignano) ha studiato le danze rituali del mediterraneo, in particolare del Maghreb, simili anch’esse alla pizzica nostrana o chi, come Serena Tallarico, antropologa ed etnologa che studia aspetti più teorici come la psichiatria transculturale e anche molto pratici come l’insegnamento in contesti di difficoltà. E se Mariastella e Mattia sono pugliesi, come Francesco e Giovanni Semeraro, Serena Tallarico è toscana, Tullia Conte, co-fondatrice di Sudanzare con Serena è napoletana, Tonino Cavallo (Tarabanda) e Francesco Rosa (Télémuré) sono calabresi, una tradizione quindi nata dalla contaminazione con altre culture e che non solo è andata molto oltre i confini del suo pezzo di regione ed ha contaminato tutto il Sud, prima di arrivare al Nord Italia e all’estero, ma che ha contagiato le giovani generazioni. Agli spettacoli e ai balli in Francia la media di età della platea è molto più giovane dei balli associativi. Ho provato ad immaginare un fenomeno simile in altre regioni: non riesco proprio a vedermi un giovane bolognese andare a ballare il liscio, né un veneto pregare i genitori di farlo andare a danzare le manfrine. Potere della Taranta, anche questo?

A Parigi e regione si può


Voglia di provare? I musici e i danzatori citati qui sopra – e tanti altri - abitano a Parigi o ci vengono spessissimo. Cominciamo da Tullia Conte e Serena Tallarico, fondatrici della compagnia/scuola SuDanzare. Serena, l’etnoantropologa, oltre a partecipare alle performance, dirige i corsi di tarantella per i principianti; Tullia Conte, invece, nasce come regista teatrale, attrice e performer e tenta da sempre (e con successo) di unire danze tradizionali e teatro. Citamo soltanto, nel suo vasto curriculum, la performance “Tarantella cruda”, scritta con il musicista Tommaso Sollazzo, la scrittura e la regia di “Storia di Maria, tarantata” e la regia di “La Scusa” adattamento di testi di Ascanio Celestini. A Sudanzare dirige i corsi di tarantella più avanzati ma anche l’atelier SanTarantella, insieme a Mattia Doto, atelier di antropologia teatrale e movimento danzato che fa riferimento all’ISTA, Scuola Internazionale di Teatro Antropologico fondata da Eugenio Barba che è stato maestro di teatro di Tullia Conte. Vanno a completare l’offerta della compagnia, i corsi di tamburello, quelli di mandolino e di altri strumenti (programmazione del maestro Gianluca Campanino, che da 12 anni studia il liuto arabo) le conferenze e le serate con invitati speciali come Maristella Martella (molto presente nell’ultima stagione), Anna Dego, danzatrice dell’ensemble Arpeggiata diretto da Christina Pluar, che sarà l’ospite fissa di quest’anno, Tonino Cavallo… che è sempre benveuto.
Forse avremmo dovuto cominciare da lui, da Tonino Cavallo, musicista da quando ha 20 anni, calabrese, in Francia da 38 (vi lascio fare i conti ma a vederlo sul palco a qualsiasi cifra arriviate non ci crederete mai). E’ lui che ha portato le tarantelle del Sud in regione parigina, è con lui che hanno cominciato a suonare a Parigi Francesco Rosa, Francesco e Giovanni Semeraro, i Guappecartò, anzi il gruppo Tarabanda è un po’ Tonino Cavallo più musicisti di qualità sbarcati da poco in Francia che fanno con lui un pezzo di strada. Cavallo suona l’organetto, la chitarra battente, il basso, il tamburello, ma soprattutto ha il ritmo nel sangue e riesce – di solito piuttosto introverso – a sciorinare alla velocità della luce storie indiavolate, magari ballando o suonando uno strumento in contemporanea. Oltre a feste e spettacoli, Tonino è stato chiamato a suonare in film francesi e italiani, tanto che l’anno scorso il Festival “Terra di Cinema” di Tremblay ha voluto che fosse proprio lui attraverso la sua musica a guidare la visione del film Pinocchio in una serata “ciné-concert”.

Télamuré


Télamuré è ormai dal 2008 il punto di riferimento per gli appassionati di musica tradizionale del Sud Italia a Parigi e in Francia. Gruppo formato da Francesco Semeraro, Giovanni Semeraro e Francesco Rosa - da anni impegnati nella riscoperta e valorizzazione dei repertori tradizionali del sud italia - ha all’attivo centinaia di concerti in Francia e all’estero (ArtPole Festival, Ukraina; Festejades, Francia; Radicazioni, Italia) e si esibisce regolarmente nei festival e nei luoghi deputati della world-music parigina tra cui Satellit Café, Alimentation Générale, Festival des Villes des Musiques du Monde, oltre ad animare le serate nei bar culto della musica live parigina (Babel Café, Lou Pascalou, Bar du Marché di Montreuil).
Il repertorio di Télamuré è composto in gran parte da brani inediti poiché appresi “sul campo” attraverso uno scambio diretto con i suonatori locali. La spontaneità e l’energia che caratterizza i loro concerti scaturisce da un approccio “naturale” nei confronti di questa musica, il cui scopo primario è coinvolgere e far ballare la gente, strizzando a volte l’occhio ad altri generi più “attuali”. Fare musica perché è un mezzo sociale e partecipativo di stare insieme, con la gente, tra la gente: una cosa che loro esplicitano ma che è vero per tutti i musici e i danzatori di questo articolo: trascinano perché loro stessi si divertono un mondo.

Le Bal Rital

Ed è su questa scia, fra la ricerca di una socialità più sana e spontanea e il bisogno di far emergere una realtà italiana, artistica e culturale ma allo stesso tempo “popolare”, spesso dimenticata dai circuiti canonici di divulgazione della cultura italiana all’estero, che prende vita “Le Bal Rital”. Nato a Montreuil da un’idea dei fratelli Giovanni e Francesco Semeraro, per diversi mesi “Le Bal Rital” è stato accolto alla Parola Errante, alto luogo della creatività popolare creato da Armand Gatti, autore teatrale, poeta, giornalista, regista. Ai “Bal Rital” si balla, ovviamente, si mangia (tutto fatto in casa o quasi) e vi hanno luogo esposizioni, performance e concerti di artisti provenienti dall’Italia, ma non solo. Al Forum delle associazioni italiane di quest’anno lo stand del “Bal Rital” era ben riconoscibile dalla presenza di una moka gigante che distribuiva caffè gratuito a tutti i passanti ma anche friselle e cocktails di frutta fresca. Invitate speciali del Bal Rital al Forum delle associazioni italiane, direttamente da Bruxelles, le “Ladies Collage”, due Djettes (dj al femminile per i profani) che mixano musica vintage e brani popolari mentre preparano le orecchiette in vestitino a pois o in tenuta da orsacchiotto.
Il “Bar Rital” ha ospitato nelle sue diverse edizioni numerose realtà artistiche e musicali italiane, note e meno note ma sempre originali, tra cui: Mascarimirì, Dente, il trio Gargano-Gebbia-De Filippo, Soap Trip, Maxmaber Orkestar, Stikkereballa, Insintesi, Ezio Schiavulli, Maristella Martella e tanti altri...
La carovana di artisti e volontari che ha contribuito attivamente al successo del Bal Rital si è costituita recentemente in un’associazione, “Caravane Ritale” (presente appunto al Forum) nata con lo scopo di valorizzare e promuovere l’arte e la cultura italiana in Francia in tutte le sue forme, in particolare quelle “popolari”.
Vi consiglio il loro sito (http://www.caravaneritale.com), in particolare la sezione video, con le 2 promo dei “bal rital”: vi dà esattamente l’idea di come sono!
Niente scuse allora per le lunghe serate d’inverno: mettete del sole nei vostri cuori.

Sudanzare
www.sudanzare.com
Atelier danses traditionnelles à Paris

Tonino Cavallo
toninocavallo.fr
Discografia: «Tammaria» (con Francesco Rosa), «Mannaia lu diavulu»

Telamuré
www.telamure.com
www.balrital.com
www.caravanritale.com
Discografia: « Tre di mazze »

domenica 29 settembre 2013, di Patrizia Molteni