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Il prezzo dell’indipendenza

E’ di grande attualità il tema dell’informazione. E c’è di che preoccuparsi, tra le leggi-bavaglio che vogliono impedire ai giornali di pubblicare le intercettazioni telefoniche, le denunce, i tentativi di licenziare i conduttori televisivi o le trasmissioni che danno fastidio solo perché parlano di politica, le telefonate in diretta del Premier per sgridare i partecipanti della trasmissione “Ballarò” (con primo piano su una gigantografia del Presidente del Consiglio di profilo a mezzo busto, tanto per usare un’immagine tristemente nota). Anche sulla stampa all’estero pende la spada di Damocle dei “tagli”: siamo inutili, a quanto pare, e pure pericolosi poiché denigriamo il paese. Un argomento che sviluppiamo nel primo piano di questo numero ma che vorrei citare già in apertura per una ragione che ci tocca molto da vicino. Da che mondo è mondo i patriarchi hanno domato i figli ribelli con un secco “ti taglio i viveri”, è un modo per far tacere chi vuole capire, chi non è d’accordo. E se la stampa scritta, ed in particolare la stampa all’estero, subisce meno pressioni, come in Italia paga caro il prezzo dell’indipendenza. Abbonamenti e pubblicità: i due polmoni dell’editoria. E se gli abbonamenti continuano ad arrivare a ritmo costante (non sono mai abbastanza, ma non ci possiamo certo lamentare del sostegno che ci hanno dimostrato i lettori), la pubblicità è stata finora piuttosto scarsa. Per incapacità nostra, per le pressioni di chi pensava in questo modo di “tagliarci i viveri”, ma anche per scelta. Una nostra lettrice ci disse una volta che il figlio ventenne sfogliando Focus In aveva esclamato: “Che figata! Non c’è pubblicità!”. Sicuramente non gli piacerà questo numero in cui invece abbiamo battuto ogni record di inserzioni. Ma vorrei rassicurare lui, e tutti i nostri lettori. Sì, ci siamo piegati alle leggi del mercato ma scegliendo comunque imprese che apprezziamo per il loro operato e con cui spesso collaboriamo per progetti comuni. E se il prezzo dell’indipendenza è dare spazio alla pubblicità di chi ci aiuta con generosità ed impegno, si può fare. No?

domenica 13 giugno 2010, di Patrizia Molteni