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Il sacrosanto diritto di sciopero...

… ed un po’ di rispetto per i lavoratori, i precari, i disoccupati, i pensionati… un lungo elenco di gente che vuole solo quel che le spetta : lavoro e riconoscimento dei propri sforzi. Lavoro e rispetto che sembra che i nostri governanti abbiano completamente dimenticato. La gente soffre, soffriva prima della crisi, ora poi… _ Cosa mi ha fatto girare il sangue in questo modo ? La stupidissima frase del ministro Brunetta (ormai mettiamo le “m” minuscole a tutti questi signori giudicanti) in merito allo sciopero generale di venerdì 6 maggio che ha visto nella manifestazione il modo per “concedersi il solito week-end allungato”. Inaccettabili parole di disprezzo come quelle di Sacconi che ha invitato la Cgil a riflettere “sulla linea fin qui seguita : creare disagi e violenze, ma a quale pro ?”. Per fortuna abbiamo il Presidente Napolitano che ha più volte richiamato il Governo a toni più cauti ed anche i sindacati a non disperdersi. Un appello che questi ultimi sembrano voler seguire, la Cgil in primis, sperando che gli altri seguano in questa società europea dove tutti i sindacati di tutti i paesi si stanno ribellando.
La leader nazionale della Cgil, Susanna Camusso, che ha seguito la manifestazione a Napoli, ha chiesto un dialogo aperto con i lavoratori anche di Cisl e Uil. Ha chiesto anche alla Confindustria di cambiare politica : “Dopo due anni di politiche sbagliate, di deroghe ai diritti dei lavoratori, di divisione del sindacato, la vostra politica non ha prodotto alcun risultato. Fermatevi e ripartiamo dal lavoro che, solo con forme certe, è un diritto.” Ha enunciato le sue priorità : “riforma fiscale, un futuro per i giovani e cambiare le modalità con cui viene conferita l’indennità di disoccupazione”.
La spiegazione più chiara del grave malessere la si è letta proprio nel volantino della Cgil : “Trentasei mesi di Governo Berlusconi hanno impoverito il Paese, depresso l’economia, aumentato la disoccupazione e la pressione fiscale, penalizzato i pensionati, umiliato i cassintegrati, i disoccupati, i giovani precari, il lavoro e la dignità delle donne. Il 6 maggio deve essere una tappa di un percorso di lotta che riguarda tutti : e questa sfida vogliamo e possiamo vincerla”.
Hanno fatto male i conti al Governo, anni di lobotomizzazione televisiva, di false promesse, di falsi successi con un paese fermo perché il Premier non vuol lasciare le redini del paese tanto da far pensare a tutto quel che succede nei paesi arabi quasi con una certa invidia. Un paese fermo perché tutto è in funzione di quel che fa Berlusconi, di quel che gli succede e nessuno si occupa delle vere riforme. Perché a Palazzo Chigi si credono tutto permesso ma qualcuno ha fatto il conto di quante ditte sono fallite, di quanti stabilimenti sono stati chiusi, di quanti operai si sono chiusi in fabbrica per resistere agli ultimi giorni, alle ultime ore prima della cassa integrazione o del licenziamento ? Macché, il Governo ignora i lavoratori. Ma non ha fatto i conti con la piazza. Una piazza che si è già mobilitata in altre occasioni ma che questa volta sembra più unita. E che lo resti. Che ci sia infine una vera solidarietà, poco importa il tasso di disoccupazione per regione, chi sta meglio e chi sta peggio. Nel 2010, la povertà in Italia toccava i 2 milioni e mezzo con l’80% di calo dell’occupazione dei giovani. Gli specialisti parlano di povertà relativa e povertà assoluta. Diciamo che per un paese che si vanta di par parte del G8 avere degli “indigenti” in casa non è proprio un vanto. Ricordo Tremonti che nel febbraio 2009, in un intervento televisivo sulla chiusura dell’atelier della Perla di San Piero in Bagno, in Romagna, fabbricante di biancheria intima di lusso, ha risposto che “in tempo di crisi si può fare a meno della camicia da notte di seta a 800 euro”. Certo che una dichiarazione del genere fatta da un economista, per di più ministro, fa venire la pelle d’oca. Per sfiorare la seta ricamata dalle preziose mani delle operaie esisteranno sempre classi dominanti ma della sorte di quelle 110 operaie sommata poco gli importava. Sembra un aneddoto ma rivela il distacco dalla realtà di chi dovrebbe fare i conti per un intero paese. C’è ancora qualcuno che riflette ?
Per tornare al più recente sciopero, la Camusso ha riservato l’ultimo siluro al Governo ricordando il caso Fiat : “Non può esserci un Paese che non si occupa del piano industriale del suo più grande gruppo e di quali sono le conseguenze”.
Ci dicono “dovete fare sacrifici”, che comincino a dire “dobbiamo”, perché il ridimensionamento delle aspettative deve valere per tutti.

dimanche 12 juin 2011, par Luisa Pace