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Immigrati solidarietà : poca spesa tanta resa


Non se ne parla quasi più eppure tanti, troppi immigrati continuano a sbarcare in Italia e in Grecia, continuano a morire nel mediterraneo. I vari Salvini e Le Pen continuano a fomentare l’odio verso questa gente e plaudono al “no” dei greci all’Europa come se l’uscita dall’UE fosse l’unica panacea. Ma è davvero così impossibile approntare un’accoglienza meno brutale ? Ci impediscono veramente di beneficiare di servizi e benessere (quel poco che c’è) ? Dove sono finite la solidarietà e la dignità ?
Interessante in questo senso la trasmissione “Di Martedì” del 12 maggio scorso condotta da Giovanni Floris, un’intervista incrociata di padre Enzo Bianchi e Stefano Rodotà, un credente e un laico, entrambi unanimi sulla necessità di recuperare un senso di umanità, di dignità, di uguaglianza e soprattutto di solidarietà. “Che cosa siamo andati a fare in Libia ? La guerra … Cosa siamo andati a fare in Siria qualche anno fa ? Cosa facciamo in Centro Africa a cercare le loro risorse ?” si inalbera Enzo Bianchi, che insiste sulla necessità di assumerci le responsabilità di una situazione creata dagli occidentali e di ricordare che all’inizio del secolo scorso erano centinaia di migliaia gli italiani emigrati in cerca di fortuna, di cui 80.000 solo in Tunisia.
Rodotà, da costituzionalista laico, riprende il Trattato di Lisbona che prevede la solidarietà tra i paesi dell’UE e la Costituzione italiana che prevede che un profugo possa entrare nel nostro paese. Una solidarietà inscritta nella Costituzione e nei Trattati e che non viene applicata nella realtà. Anzi, solo qualche giorno dopo questa intervista la Francia inasprisce i blocchi alla frontiera di Ventimiglia e centinaia di migranti sono rimandati verso l’Italia. Perché ? Ufficialmente sono protetti dagli accordi europei : l’accordo franco-italiano di Chambéry (1997) stabilisce che gli immigrati irregolari possano essere rimandati reciprocamente nel paese da cui provengono, quindi se si riesce a provare che arrivano dall’Italia lì verranno rimandati. Potrebbe essere in contrasto con l’accordo di Schengen che ha abolito le frontiere : i controlli sono previsti ma casuali, non sistematici come invece sta facendo la Francia 24h/24. Anche l’Italia però non è nelle regole : l’accordo di Dublino prevede che si possa richiedere asilo solo nel primo paese in cui si arriva, cioè l’Italia (e la Grecia). Questo dovrebbe anche prendere le impronte digitali e inviarle ad una banca dati europea. Siccome spesso le impronte non vengono prese (per ragioni varie, non ultima la volontà di aprire ai migranti una strada verso paesi europei più ambiti), è difficile provare che vengano proprio dall’Italia. Ed è su questo che gioca la Francia quando per “venire incontro” alle richieste di Matteo Renzi, ha fatto finta di abbassare la guardia, ammettendo solo i profughi regolarmente certificati dall’Italia (e ancora : va di lusso che non gli si richieda un minimo di cicatrici e/o di prove dei trattamenti subiti in patria) ; gli immigrati economici invece rimangono fuori.
Nel volume Solidarietà. Un’utopia necessaria, Rodotà citando il filosofo tedesco Jürgen Habermas afferma che la solidarietà può eliminare l’odio tra paesi ricchi e paesi poveri (ogni allusione alla Grecia è puramente casuale). Solidarietà, continua il giurista, è rendersi conto della necessità di creare coesione sociale, di rimettere al centro della politica i diritti sociali, è quindi una responsabilità istituzionale oltre che individuale e ne va della democrazia di uno Stato. Ovviamente in periodi di crisi è più difficile perché l’Altro è visto come concorrente, come un possibile ladro dei nostri diritti fondamentali ma come invidiare persone che di umano hanno ormai ben poco ? Persone ridotte alla schiavitù, alla raccolta di pomodori a pochi euro al giorno, magari alla prostituzione ?

L’accoglienza conviene

E poi, diciamocelo, i respingimenti costano più dell’accoglienza e gli immigrati, paradossalmente, portano lavoro e benessere. L’inchiesta di Migrant files parla chiaro : negli ultimi 15 anni i paesi europei hanno speso 11,3 miliardi di euro per espellere i migranti irregolari e 1,6 miliardi per rafforzaee i controlli alle frontiere. Ogni espulsione costa in media 4000 euro, di cui solo la metà per il trasporto. L’agenzia delle Frontiere dell’UE (Frontex) ha speso quasi un miliardo di euro e i paesi del mediterraneo almeno 70 milioni in imbarcazioni, visori notturni, droni, e altri mezzi di respingimento. Solo gli italiani hanno dato alle autorità libiche 17 miliardi per navi, visori e addestramento.
Lato entrate, se Salvini sbandiera lo scandalo dei 35 euro che ogni immigrato prenderebbe dallo Stato italiano, omette di dire che solo 2.50 euro vanno all’immigrato, gli altri sono per affitti, servizi e dipendenti : eh sì, l’accoglienza crea lavori… e anche mafia, poiché c’è chi è diventato ricco lucrando sugli sbarchi (lo dimostrano le intercettazioni nel quadro di mafia capitale, in cui il faccendiere Buzzi dice chiaramente che “gli immigrati rendono più della droga”). Un altro rapporto, stavolta francese, presentato dalla deputata PS Sandrine Maziers, quantifica l’apporto degli immigrati al budget dello Stato a 12 miliardi di euro ; considerata la fascia di età dei nuovi arrivi (25-50 anni), contribuiscono anche non poco al sistema pensionistico.
Altro tipo di entrata, elettorale questa volta, è per quelli che Rodotà definisce “gli imprenditori della paura”, che cercano consensi giocando sulla paura dell’Altro. Il razzismo legato all’immigrazione è sempre esistito, spiega il giurista calabrese, “Al Nord c’erano i cartelli ‘vietato ai cani e ai calabresi’, ma nessuno ha mai cavalcato l’onda per avere voti”. Oggi succede regolarmente.
Stefano Rodotà cita anche la parabola del buon samaritano che, al contrario del frate e del levita, ha soccorso l’uomo depredato e picchiato dai briganti. La morale o il messaggio (se vogliamo restare fuori dai canoni religiosi) : “amare lo straniero”.
Considerato il quadro economico ed elettorale di cui sopra, per fortuna che loro, gli stranieri, sono solidali nei nostri

mardi 4 août 2015, par Patrizia Molteni