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Inch’allah!

Cari amici, rallegriamoci: ancora una volta i politologi ed altri specialisti di ogni genere hanno fatto la loro bella figura! Ne avete mai sentito uno, negli ultimi mesi, o anche anni, non dico prevedere, ma almeno lasciar intendere, fare un’allusione seppur vaga, alla possibilità che i popoli arabi potessero ribellarsi alla casta di dittatorelli appena cammuffati che li opprimono da decenni, largamente finanziati e sostenuti dalle nostre belle democrazie occidentali? Macché, neanche uno, una banda di bidonari al pari dei veggenti e altri chiromanti di fine anno.
Naturalmente questo non gli impedisce di andare a pavoneggiarsi davanti alle telecamere e continuare a sciorinarci le loro dotte analisi, anche se ormai dovremmo tutti sapere che valgono più o meno quanto la lettura dei fondi di caffé o delle viscere di pollo.
Come nulla e nessuno impedisce ai nostri bravi presidenti, ministri, sottosegretari, deputati e senatori di felicitarsi della caduta di quelli che, fino a qualche giorno prima, erano i loro onorevoli colleghi, coi quali scambiavano salamelecchi e armi, favori e bustarelle.
Ma diciamolo sinceramente: noi tutti, begli spiriti di progressisti illuminati, abbiamo fin qui considerato, magari senza osare troppo dirlo, che i popoli del Maghreb e della penisola araba vivevano in una sorta di medioevo, dal quale non sapevamo neppure troppo come poterli fare uscire, dalla paura di lasciar via libera agli orchi trinariciuti islamisti (eh sì, da quando i comunisti non ci sono più, la terza narice è diventata una prerogativa mussulmana).
E invece, ecco che i tunisini, gli egiziani, e magari persino gli yemeniti ci prendono di sorpresa e, senza bisogno dell’aiuto di nessuno, si incaricano di far sloggiare i loro ducetti locali. E, inch’allah, speriamo che il resto dei popoli arabi segua ben presto il loro esempio e che i libici riescano a rifilare una bella bastonata alla marionetta liftata di Tripoli.
Nel frattempo, noi evolutissimi europei ci teniamo i nostri Berlusconi, Sarkozy e compagnia. In attesa di aver il privilegio di rieleggerli ben presto, come prevedono le nostre illuminate costituzioni.
Proprio una bella figura, ed un’ulteriore prova dell’indiscutibile superiorità del nostro sistema politico.

martedì 29 marzo 2011, di Franco Lombardi