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La prima cosa bella

Intervista a Paolo Virzì

Abbiamo incontrato Paolo Virzì in un hotel parigino, in occasione dell’uscita del suo film “La prima cosa bella”, storia intima che ripercorre l’evolversi del rapporto tra una madre un po’ frivola e un figlio anaffettivo, che ritorna sui suoi passi solo quando scopre che la madre sta morendo. Virzì ci ha spiegato il perché di questa storia e con lui abbiamo anche parlato della situazione del cinema italiano.

Molti hanno criticato il suo film perché non c’è una continuità con l’ “impegno” nei confronti della precarietà o di temi sociali come ad esempio nel film “Tutta la vita davanti”. Come si pone di fronte a questa critica?
Credo che anche i racconti intimi abbiano delle risonanze. Per me è bene chiarirlo, visto che sono stato identificato con quello che fa i film sui precari e gli operai. Questo è un film più intimo, riguarda pezzi di cuore, un mistero che è il rapporto di un giovane adulto anaffettivo e sarcastico che adora e detesta allo stesso tempo una madre imbarazzante e frivola, che però sembra custodire una gioia, una capacità di stupirsi, di avere fiducia nella vita.
Ecco che cos’è questa cosa? E’ un tema che mi ha sempre affascinato molto. Il mistero del femminino. L’avevo trovato in una poesia di Alda Merini che diceva “Le donne a volte sono frivole perché sono troppo intelligenti”. E mi è sembrata geniale questa espressione, perché sento che dietro quella cosa che i ben pensanti definiscono frivolezza, in realtà c’è solo la contrapposizione con una donna mascolinizzata, mentre io sono affascinato da questo mistero che è l’eleganza, anche la frivolezza femminile, e che rende le donne uniche.
C’è anche da dire che questo tema riverbera anche temi che riguardano l’antropologia dell’Italia, dove la giusta e legittima rivendicazione di orgoglio femminile, rispetto all’immagine terribile che esce fuori in queste notti di orge di potere, non vorrei che diventasse un’idea moralistica della donna laboriosa contrapposta alle veline. Invece questa sarebbe una nuova violenza: la bellezza, la grazia e la gioia sono anche un aspetto caratteristico proprio delle donne.

E’ particolare il fatto che questo ruolo sia proprio interpretato da Stefania Sandrelli, che è stata un’icona di bellezza, ma anche sensibile a certi temi femministi.
Esattamente, è stata una femminista femminile ante litteram, senza saperlo. Lei è stata sempre considerata una mangiatrice di uomini, quando invece poverina è fedele a suo marito da un sacco di anni, è sempre stata considerata frivola, ma ha fatto un film da regista su una poetessa medievale. Io adoro Stefania, è una persona spiazzante. E lei è proprio un motivo di ispirazione di questo film.

Come vede le reazioni del pubblico francese rispetto a questo tipo di film, con un tema così particolare?
Certo siamo usciti d’estate, però con una cinquantina di copie, che non è proprio una cosa da niente... Quindi vediamo che succede. Io sono curioso. Certo qui il mercato è difficile, perché c’è una grandissima concorrenza. Perché escono tanti film, anche in estate.

Come si trova con la sua casa di distribuzione francese?
Ho visto che c’è stato un grande slancio, l’ho visto dall’impegno che ci stanno mettendo, nell’investimento pubblicitario, nell’amore che hanno. Hanno proprio amato il film e contano che possa essere il successo della stagione estiva, diciamo. Certo si va di fronte a un pubblico più smaliziato, anche più sofisticato.

Che però ama anche il sapore di un’Italia del passato, quindi questo film può dare questa immagine.
Sì, di un Italia un po’ retrò. Poi bisogna ricordare che questo è il paese che adorava la commedia all’italiana classica, qui Risi e Scola erano tenuti molto in considerazione.

Cambiando argomento, come vede la situazione del cinema italiano oggi? _ Guarda, nonostante quello che potreste pensare voi, che siete in un paese in cui in questo momento ne arriva poco...

Per quanto l’anno scorso siano usciti ben 16 film italiani in Francia
Ah bene, vedi io sono fiero di fare parte di questa stagione del cinema italiano. Nonostante mille difficoltà, la mancanza di sostegno, il potere politico che ci prende a pesci in faccia, che ci tratta da parassiti, e per ragioni demagogiche tendono a identificare il falso problema del cinema, come se fosse il cinema italiano ad aver sottratto risorse... Quindi anche senza sostegni riescono a venir fuori ogni anno 7-8 bellissimi film.

Può essere che proprio per questa mancanza di sostegno si stimola la creatività?
Bé diciamo che se ce ne facessero fare di più sarebbe meglio. E’ un momento di crisi del nostro paese, in cui c’è bisogno di un grande ricambio generazionale, in cui premono delle energie dentro la società, soffocate da questa situazione di ipnosi che ci tiene in scacco. E nei momenti di crisi della società ribollono rabbia, dolori, la forza espressiva si acuisce. Secondo me c’è una grande forza in questo momento che bolle, lo vedo anche nel mio piccolissimo di docente del centro sperimentale. Quindi sono ottimista, è una grande stagione, non so se definirla una nouvelle vague, perché poi ognuno sembra seguire una propria estetica, dove senti che alle spalle di ciascuno di noi c’è stato un cinema importantissimo, ma poi ognuno segue la propria strada. E nonostante tutto i nostri film circolano. Questo film è distribuito in 50 paesi.

mercoledì 5 ottobre 2011, di Sara Grimaldi