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Speciale Mostra di Venezia a cura di Margherita Teodori e Guseppe Delauri

Io sto con la sposa, e tu

“Quando la guerra ti entra in casa,
dopo migliaia di morti nei tuoi mari,
e migliaia di arresti in frontiera,
non resta che disobbedire.
Ci siamo chiesti come aiutare queste persone.
Abbiamo pensato : facciamo un matrimonio.
Chi fermerebbe mai un corteo di matrimonio ? Perché fermarlo ?”


Quello di “Io sto con la sposa” è un film bellissimo. E lo è, non solo per i 92’ di film, ma anche, e soprattutto per quello che c’è stato prima. Siamo nel mese di ottobre, Gabriele Del Grande, giornalista, è seduto al bar della stazione per un caffè. Con lui, ci sono Antonio Augugliaro – regista televisivo – e Khaled Soliman Al Nassiry – poeta palestinese siriano.
Si avvicina un ragazzo e domanda loro se sapessero indicargli il treno per la Svezia. Arrivava da Lampedusa, era uno dei sopravvissuti al naufragio del 13 ottobre. “Siamo diventati amici e abbiamo deciso di aiutarlo : la battuta l’ho fatta io – dice Del Grande – per scherzo : quale poliziotto chiederebbe mai i documenti ad una sposa ? Ed è nata l’idea”.
Dall’inizio della guerra civile sono in molti i siriani che arrivano sulle nostre coste e che usano poi l’Italia come corridoio per i paesi scandinavi. Il film racconta il viaggio di cinque palestinesi siriani sbarcati a Lampedusa e diretti in Svezia, accompagnati da un finto corteo nuziale che ha beffato, oltrepassandole, le frontiere di mezza Europa. Eccola qui dunque l’incredibile storia di Tasneem Fared, Abdallah Sallam, MC Manar, Alaa Bjermi, Ahmed Abed e Mona Al Ghabr, che 18 mesi fa erano nel mezzo della guerra, un anno fa in fuga e oggi sul red carpet della Mostra del cinema di Venezia.
In un’avventura on the road da Milano a Stoccolma, la “carovana” attraversa Francia, Lussemburgo, Germania e Danimarca, arriva a Malmö, in Svezia e il matrimonio può finalmente essere festeggiato.
“Voglio assicurare una buona vita ai miei figli. Non lo faccio per me. Lo faccio per loro, perché lavorino, vivano bene, possano prendersi una nazionalità. E possano viaggiare dove vogliono”.
Un film di commovente umanità, in cui ciascun protagonista porta con sé la sua storia, le sue ferite, la sua rabbia e la speranza di una nuova vita.
“17 Stati europei hanno annunciato accoglienza ai migranti siriani. Dove sono questi 17 Stati ?”.
“La Croce Rossa ha tardato due ore. Stavamo per annegare. Sono cose che fanno male. La guardia costiera non ci è venuta in soccorso dopo che sono morte 500 persone a Lampedusa. Quelle sono le barche della morte. È possibile pagare 1.000 dollari per morire ? Tu paghi il prezzo per la tua morte. Una famiglia di Aleppo erano in 13. Hanno pagato 13.000 dollari. Questo il prezzo della loro morte”.
Un film potente, pieno di gratia. Un messaggio di grande solidarietà che vince su quelle “linee nere” marcate fortemente sulle cartine politiche, i confini.
Un film che è una bellissima prova di coraggio ; per il contenuto, ma anche per la modalità di produzione dal basso, grazie al più grande crowdfunding nella storia della cinematografia, che ha coinvolto 2.617 produttori da 30 diversi paesi.
“Io sto con la sposa” di Gabriele Del Grande, Antonio Augugliaro e Khaled Soliman Al Nassiry si aggiudica il premio FEDIC, destinato all’opera che meglio riflette l’autonomia creativa e la libertà espressiva dell’autore “perché è il prototipo di un possibile modello di cinema indipendente e partecipato sia a livello produttivo, in quanto finanziato attraverso il contributo di migliaia di potenziali spettatori divenuti mecenati del cinema che vorrebbero, sia a livello autoriale attraverso il coinvolgimento degli stessi autori nella realizzazione dell’opera. Il film incarna un’idea di cinema eticamente combattiva, e quindi di grande rilievo dal punto di vista conoscitivo e didattico”.
I registi dedicano amorevolmente la pellicola ai figli “perché ricordino che nella vita c’è sempre un momento in cui occorre decidere da che parte stare” – noi il film lo abbiamo visto e noi, stiamo con la sposa perché “non puoi lasciare la gente per strada, almeno per quello che puoi”.

mercredi 15 octobre 2014, par Margherita Teodori