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Italia in rete al Printemps de la mémoire

Dall’8 marzo al 20 aprile si terrà la terza edizione
del "Printemps de la Mémoire" organizzata dal Réseau Mémoires
et Histoires della regione parigina.

La biennale di quest’anno sarà divisa in settori tematici, tra cui la sezione "Memoria del lavoro" cui Italia in Rete e la Maggese parteciperanno attivamente. Coordinata da Rapsode production, una società di produzione indipendente cofondata dall’italiana Marina Galimberti, autrice e regista che ha al suo attivo diversi documentari e istallazioni multimediali, la sezione avrà come filo conduttore la questione "trasmissione/ non-trasmissione". Perché certe memorie rimangono nella memoria collettiva ed altre no ? Come mai alcuni momenti importanti della storia dei popoli non vengono trasmessi ? C’è una volontà politica dietro tutto questo ? Oppure semplicemente sono storie troppo difficili da raccontare ? O addirittura storie e vite che non hanno suscitato, a torto, l’interesse degli studiosi ? A queste ed altre domande cercherà di rispondere la biennale "Printemps de la Mémoire".
La Maggese sarà presente in tre momenti : il 17 marzo nel dibattito su "Donne, Lavoro e Resistenza" ; il 14 aprile Anna Andreotti e Margherita Trefoloni interverranno alla tavola rotonda "Figure militanti e impegno politico di ieri e di oggi" attraverso la raccolta di testimonianze e di canti di lotta e di rivolta. Il 16 aprile, infine, il concerto-spettacolo della 10a stazione del progetto "Sulle tracce dell’emigrazione italiana", andrà in scena alla Parole errante.
Italia in Rete invece, oltre alla partecipazione alla tavola rotonda "Lavoro : discriminazioni di classe, di genere, di nazionalità", con una riflessione sul ruolo di associazioni e patronati nell’emancipazione e nell’integrazione dei lavoratori italiani in Francia, curerà in particolar modo tre eventi, in una settimana, quella del 14 marzo, che vedrà la rete franco-italiana piuttosto impegnata.
Il 16 marzo si comincia con una geo-esplorazione del 12° arrondissement, in particolare del quartiere intorno al Faubourg Saint Antoine, storicamente noto per i laboratori di artigiani e le boutique di mobili antichi. L’esplorazione, in compagnia del geo-storico Antonio Canovi ci farà scoprire il mondo dei lavoratori indipendenti, la solidarietà tra le corporazioni di mestieri, la vita sociale attraverso incontri in diretta : Raffaele Ranieri, per esempio, rigattiere-antiquario-restauratore della rue Claude Tillier che, riprendendo il lavoro dello zio, si definisce un "salvatore della memoria".
Il principio delle geo-esplorazioni di Canovi è proprio questo : non arrivare con una visita guidata bell’e pronta, studiata a tavolino, ma provocare lo sguardo, interrogare le pietre e le tracce della memoria del quartiere, oltre che provocare incontri con gli abitanti.

Il Centro virtuale

Il 17 marzo, una prima presentazione del Centro virtuale di storia orale dell’emigrazione italiana, un progetto al quale Italia in Rete e i Jardins numériques stanno lavorando da tempo con il sostegno della Regione Ile de France, del Comune di Parigi e del Consolato Generale d’Italia a Parigi, che ospiterà l’evento. Di cosa si tratta ? Di una sorta di "museo" in cui ospitare mostre, progetti e materiale audio, video e foto, solo che invece di essere un luogo fisico, si trova nel grande mondo virtuale delweb, all’indirizzo : www.migrations-italiennes.eu. A cadenza bi/trimestrale il "centro" accoglierà una mostra virtuale in 3D. Al momento "I geni dell’antifascismo" in Belgio, mentre in marzo sarà la volta del corrispondente francese della stessa mostra con testimoni di Argenteuil e della regione parigina. Un modo per far sì che le mostre delle associazioni, una volta esposte, non finiscano a marcire nelle cantine del presidente e che possano avere una seconda vita e un pubblico più ampio e più variegato su internet. Un modo, anche, di completare la mostra con contenuti extra (testi, video, audio, diaporama), cosa difficilmente realizzabile nella realtà.
E visto che di memoria si tratta, si partirà proprio dagli antenati del centro virtuale : il CEDEI, centro di documentazione e di studi sull’emigrazione italiana, aperto all’inizio degli anni ’80, data di nascita della Storia dell’Immigrazione in Francia e il CIEMI, gestito con grande competenza dalla Missione cattolica italiana della rue de Montreuil. Marie-Claude Blanc-Chaléard (su riserva), docente-ricercatrice dell’Università Paris Ouest-X, specialista dell’immigrazione italiana nella regione di Parigi ci racconterà dell’esperienza accademica mentre Antonio Canovi (che collabora sia con l’Università di Modena-Reggio Emilia che con le associazioni franco o belgo-italiane) si concentrerà sul passaggio, relativamente recente, da Storia a Memoria, dal mondo esclusivamente universitario a quello delle associazioni, da forme tradizionali di raccolta ed analisi alla Storia Pubblica.
Il 19 invece ci sarà una giornata porte aperte, sempre al Consolato Generale d’Italia travestito per l’occasione in centro virtuale dove sarà possibile navigare da uno spazio all’altro ed assistere dal vivo a ricerche, mostre, spettacoli, danze e tanto altro. Per addetti ai lavori e non, un’équipe del centro filmerà delle micro-interviste su cosa vuol dire "far memoria".

Formare alla raccolta di testimonianze

Dopo i "Mediatori della memoria", il CNAM, in collaborazione con Ventilo Editions e Italia in Rete, organizzerà il 18 marzo una giornata di studi dal titolo "Former à la collecte de mémoire". La giornata, curata dall’instancabile Claire Scopsi (Laboratorio Dicen) evolverà attorno a due master di "Public History" lanciati quest’anno dalle università di Modena-Reggio in Italia e di Paris Est-Créteil in Francia. Invitati d’onore quindi i due responsabili del master, rispettivamente Lorenzo Bertuccelli (UniMoRe) et Catherine Brice (Créteil), che saranno affiancati da esperti francesi, italiani e belgi. Cos’è la Public History ? Di facile traduzione, "Storia pubblica", "Histoire publique", "Historia pública" e così via, non va confusa con la storia popolare, quella cioè di tutte quelle persone e quegli eventi che non entrano a far parte dei programmi ministeriali e che viene tramandata oralmente (storia orale) o come patrimonio quasi etnografico. Né va confusa con la storia di organismi pubblici o privati come possono essere un Comune o una ditta che decide di rendere pubblici i propri archivi. "La Public History", ci spiega Lorenzo Bertucelli, "è la storia applicata alla società in cui viviamo : consiste nel produrre, conservare e diffondere la storia nel territorio e nel tessuto sociale, con ogni tipo di linguaggio, di strumento e di tecnica, per e con ogni tipo di pubblico". Catherine Brice è ancora più chiara : "Studi sulla memoria e commemorazioni hanno prodotto un entusiasmo per la Storia, da cui sono nati dei prodotti per il mercato di massa. Questi di solito non sono concepiti da storici, al massimo se lo storico interviene è alla fine del processo di creazione, per metterci il timbro dell’esperto. I giovani storici potrebbero trovare un loro ruolo nei mestieri che hanno a che fare con la Storia, in una trasmissione televisiva, per esempio, o radiofonica, oppure in un documentario, ma per fare questo bisogna formarli a modi di scrittura diversi dall’articolo accademico o dalla tesi. La Public History è questo : la Storia per il pubblico di massa, prodotta e scritta per non-specialisti".
Due anni fa, mettendo insieme ricercatori italiani e francesi, universitari ed associazioni, tecnici e storici intorno alla Storia Orale, avevamo già capito di aver fatto una cosa importante tanto si sono rivelati diversi gli approcci. Questa giornata di studi riprende ed approfondisce il filo del discorso iniziato allora.

lundi 18 janvier 2016, par Patrizia Molteni