Vincenzo Cirillo è nato a Casal di Principe, anche se non si direbbe dall’accento viareggino, giustificato dal fatto che molto giovane si è trasferito in Toscana. Ha vissuto a Pisa, “città anarchica e ribelle”, a Torre del lago Puccini, dove ha assorbito con la passione dei torrelaghiani le arie di Tosca, Butterfly, Turandot. Ha studiato a Firenze, dove si è diplomato come direttore di scena, nei magnifici anni Ottanta in cui giravano artisti del calibro di Kantor, Bergman e Grotowski. Ha persino conosciuto Luciano Berio e - lo dice con fierezza - è stato invitato a casa sua ad Oneglia (Genova).
In Italia ha creato una sua compagnia teatrale di ricerca, “L’Ombra di Peter”, che ha realizzato, scritto ed interpretato spettacoli in tutta Italia e anche in diversi paesi europei tra cui la Francia. Peter Pan, mi viene immediatamente da pensare. “Assolutamente no !” risponde Vincenzo e mi racconta la storia di Peter Schlemihl, tratta dal capolavoro di un autore francese di nascita e tedesco d’adozione, il Conte Lous Charles Adelaide de Chamisso, “un uomo strano, sempre senza patria, lavoro e memoria, instancabile raccoglitore di leggende e fiabe popolari”. Il povero Peter Schlemihl, protagonista del libro, è un “ragazzo dolce, timido e impacciato nella sua logora giacca nera, disprezzato dagli uomini ignorato dalle donne, e così poco accorto da cedere in una giornata di sole la propria ombra all’uomo dall’abito grigio, e riceverne in cambio invece della ricchezza e della felicità, di nuovo incomprensione, solitudine e amarezze”.
“Il nostro povero più sfortunato di tutti”, spiega Cirillo, “non è altro che l’ignoranza delle regole della vita, quello stato particolare di innocenza che fa di un uomo un goffo, un maldestro, che non conosce il mondo che non si spiega le sue regole perchè la sua stessa natura non è in grado di afferrarle, ed è per questo escluso”.
E’ con questa filosofia che “L’ombra di Peter” (la compagnia) ha occupato il più importante teatro di prosa italiano, la Pergola di Firenze (nel 1999) e il Festival di Sanremo (nel 2000). Cosa volevano ? Chiedere uno statuto che riconosca in Italia - come lo sono in Francia - gli artisti in quanto tali.
E’ sempre con la stessa filosofia che ha creato (e dirige tuttora) il Festival Malastrana a Cascina di Pisa, una cittadina medievale toscana. Il Festival riunisce “artisti che rifiutano una commercializzazione standardizzata dal sistema mediatico nazionale e che, nonostante questo rifiuto, hanno un pubblico fedele che li segue. Anche se hanno scelto di restare marginali”, continua Vincenzo, “questo non significa che siano elitari o intellettuali”. Malastrana permette anche di far confluire questi artisti a Digione ad “Italiart & Festival”, creato nel 2005 sugli stessi principi. La programmazione segue infatti il filo conduttore della “libertà espressiva e creativa che non abbia per finalità il facile successo ed un percorso gia precostituito per questo. Se successo c’è”, dice Cirillo, “è perchè l’artista è stato se stesso ed è convinto della sua proposta”.
Nato nel 2005 dalla tenacia di Vincenzo Cirillo, una “capatosta”, come si direbbe dalle sue parti, in collaborazione con un teatro indipendente, Le Bistrot de la scène, allora l’unico ad accettare di essere partner del Peter casalese, vede impegnati, in questa terza edizione, ristoranti italiani a Dijon, Beaune, Semur-en-Auxois e gallerie d’arte private di Dijon. Da quest’anno, il Festival è patrocinato dalle città di Dijon, Reggio-Emilia, Cascina, Pisa, dalla Regione Borgogna, dall’Istituto Italiano di Cultura di Lione e dal Consolato Generale d’Italia a Parigi, senza contare un partner stampa d’eccezione, la neonata ed antichissima rivista italo-francese, Focus In. Per fortuna che si era incaponito con la sua idea !
“Come sono scelti gli artisti che partecipano al Festival ?” chiedo incuriosita. “La scelta dipende dall’originalità dell’artista ma anche dalle sue qualità umane e la semplicità e la voglia di collaborare con gli altri artisti francesi o di altre nazionalità,” risponde il direttore del Festival. “Non per nulla quest’anno oltre agli artisti italiani ci sono artisti francesi e un artista visivo del Quebec perchè lo scopo del festival è anche quello di far conoscere agli artisti di altre nazioni la creatività Italiana dal di dentro e non solo come spettatori passivi e di poter creare momenti di scambio tra gli artisti. Per esempio quest’anno la band electro di Nevers, Mademoiselle b, e gli attori Roger Cartelier e Mireille Sainte Marie, saranno ospiti del Festival in Italia in luglio”.
E se da attore conoscerà il trac (parola che non esiste in italiano - chissà perché - e che descrive il panico prima di andare in scena) il direttore non è più tranquillo : “Quest’anno il museo di arte contemporanea Officina per l’Arte della città di Reggio-Emilia proporrà una loro creazione che piace molto a Italiart, il mélange di diverse discipline artistiche, la poesia, il teatro, il video, la musica sperimentale… in un unico spettacolo di cui non sapremo niente finché non sarà in scena sabato 21 marzo : l’incognita”. Sicuramente sarà un successone, in ogni caso glielo auguriamo.
Il programma completo sul sito di Malastrana
