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Legge elettorale

Italicum

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che il 4 dicembre scorso aveva bocciato il Porcellum dichiarando l’incostituzionalità sia del premio di maggioranza (definito “distorsivo” perché “foriero di un’eccessiva sovra-rappresentazione” non imponendo il raggiungimento di una soglia minima per ottenerlo) sia del meccanismo delle liste bloccate, approda alla Camera l’Italicum, il testo della riforma elettorale frutto dell’accordo tra Renzi e Berlusconi.


Si tratta di un sistema proporzionale ad eventuale doppio turno, con soglie di sbarramento fissate al 4,5% per i partiti all’interno delle coalizioni, 8% per i partiti non coalizzati, 12 % per le coalizioni e 20% per le minoranze linguistiche nelle regioni che le prevedono e nelle circoscrizioni in cui si presentano. In base agli accordi successivi alla presentazione del testo in Commissione Affari costituzionali alla Camera e contrariamente a quanto previsto nella prima bozza, è stata introdotta la cosiddetta norma salva-Lega secondo la quale i partiti che raggiungono il 9% in almeno tre regioni entrano comunque in Parlamento. Dalle 27 circoscrizioni attuali si passa a circa 120 collegi, disegnati su base sostanzialmente provinciale, in cui verranno presentate mini liste bloccate di 3, 4, 5, o 6 candidati, questo per rispondere alle indicazioni della Corte Costituzionale che aveva aperto alla possibilità di ricorrere a liste bloccate con un numero esiguo di candidati che garantiscano l’effettiva riconoscibilità degli stessi. La coalizione che ottiene il 37% dei voti si vedrà attribuire un premio di maggioranza sino al 15% dei seggi in palio, con un tetto massimo fissato al 55% dei seggi totali. Se nessun partito o coalizione dovesse arrivare al 37%, il ddl prevede il ballottaggio tra i due partiti o coalizioni più votate, senza possibilità di apparentamenti, con un premio di maggioranza attribuito al vincente tale da garantirgli il 53% dei seggi. Se la prima bozza della riforma non prevedeva la possibilità di candidature multiple, nel nuovo testo del ddl un candidato potrà presentarsi in più collegi elettorali, come accadeva nel Porcellum (unica differenza, l’introduzione di un limite massimo di collegi in cui potersi presentare contemporaneamente). Infine, il ddl prevede che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore al 50%. In attesa della riforma che dovrebbe abolire il Senato, il ddl prevede un sistema elettorale analogo a quello della Camera, ma su base regionale come previsto dall’articolo 57 della Costituzione, con un premio di maggioranza tale da garantire un minimo di 169 senatori (o 163 in caso di ballottaggio).
Il 31 gennaio scorso il ddl ha superato i primi due scogli alla Camera: quello delle pregiudiziali di costituzionalità presentate da Sel, M5S e Fratelli d’Italia e quello sul ritorno del testo in Commissione richiesto da FdI e da Sel. L’esame della legge è in corso.

martedì 18 febbraio 2014, di Manuela Barberis