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Itinerari : a Napoli con la Madonna

“Esistono tanti luoghi al mondo in cui si va una sola volta,
ed è abbastanza….e poi c’è Napoli”.
Così si apre Passione, il musical napoletano di John Turturro. Ed è proprio così : Napoli è unica ed è sempre pronta a sorprenderti. Non è mai banale, è un teatro a cielo aperto dove ogni giorno si recitano commedie e tragedie, dove tutto è sacro e profano allo stesso tempo, dove ogni cosa è tutto e il contrario di tutto.

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Foto di Valentina Fini

Spesso si è portati a pensare che Napoli non sia una città, ma una Nazione, per citare Federico Buffa. Come dargli torto ? Ad esempio in città non si parla una sola lingua, ma dialetti e slang diversi in funzione del quartiere o dello stato sociale. È possibile vivere esperienze agli antipodi, sembra di viaggiare in luoghi lontani, anche solo percorrendo la distanza di qualche fermata di metropolitana, quasi fosse un grande Paese. Anche la morfologia del territorio gioca un ruolo importante in questa separazione : le zone collinari e quelle al livello del mare sono profondamente diverse e, spesso, si ha l’impressione di non essere nella stessa città.
In verità però, non esiste luogo al mondo in cui non si ritrovi un po’ di Napoli, dove non si odano gli echi delle sue espressioni canore o artistiche, delle sue bontà gastronomiche.
La cultura napoletana ha avuto un impatto enorme sul mondo moderno, in molti settori. Secondo Angelo Forgione, sono stati i napoletani a vendere i primi sismologi ai giapponesi, ad inventare gli sceneggiati (o fiction, come si usa dire oggi). Sono loro i pionieri nel settore archeologico, con la scoperta e gli scavi di Pompei, ma anche per la prima collezione Egizia in Europa (vedi pagina 58) ; sono primi anche nell’architettura moderna, essendo la culla dello stile neoclassico che ha contagiato la Casa Bianca e la Torre di Brandeburgo ; precursori nel campo della mobilità sostenibile e pubblica, grazie alla prima ferrovia d’Italia, nel 1839, e, successivamente, con la prima metropolitana d’Italia (vedi Made in Naples di Angelo Forgione, Addictions-Magenes Editoriale). Sono infine gli inventori della pietanza più conosciuta, mangiata e imitata al mondo (con scarsi risultati) : la pizza. La città di Napoli vanta illustri primati, fra gli altri, nel campo dell’economia, della filosofia e del valore civile : Napoli è stata la prima grande città in Europa a liberarsi, senza l’ausilio delle truppe alleate, del nazifascismo, nel settembre 1943.
Oggi passeggiare per Napoli vuol dire fare un tuffo nel passato : il dedalo di vicoli compreso fra via Toledo e via Duomo ricalca l’architettura della Napoli greca, ancora visibile e visitabile, grazie alle visite guidate al sottosuolo della città. Nell’ambito di questi percorsi, pochi metri al di sotto del pavimento di un “basso”, una tipica abitazione con ingresso al livello stradale del periodo del viceregno spagnolo, si può tornare indietro nel tempo ed essere trasportati all’epoca di Nerone che, secondo la leggenda, si è esibito nel teatro romano ancora oggi inglobato tra i palazzi moderni.
Fuori, nei vicoli, la vita brulica : è caotica Napoli, specialmente a ridosso del Natale. Scintillanti bancarelle mostrano uno dei pezzi forti dell’artigianato locale : i presepi. A partire da Ottobre, San Gregorio Armeno e via dei Tribunali (Spaccanapoli) offrono al mondo una infinita varietà di statuine di tutti i personaggi pensabili e in tutte le misure possibili, diventando le vie più affollate della città. Dopo una passeggiata per queste strade, è d’obbligo una sosta nelle pizzerie storiche della zona come Sorbillo, Vesi, Di Matteo. Di quest’ultimo è famosa in tutta la provincia la frittatina di maccheroni, specialità napoletana a base di bucatini alla besciamella con carne e piselli, naturalmente fritta, da provare almeno una volta nella vita.
Spostandosi di pochi passi è possibile ammirare il barocco sfarzoso della Chiesa del Gesù Nuovo oppure lo stile gotico del Duomo. Si passa da una pizza fritta da un euro (uno, UNO !, nda), da mangiare rigorosamente con le mani (anche lo street food è made in Naples), al Tesoro di San Gennaro, probabilmente il tesoro più prezioso al mondo. La Napoli degli eccessi, il Sacro e il Profano, i vivi e i morti.
C’è uno stretto legame, a Napoli, fra i vivi e i morti. Fino al 1969 c’era addirittura un culto, quello delle anime pezzentelle (dei “pezzenti”, poveri). Ad esempio, è possibile visitare il cimitero delle Fontanelle o la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Qui è possibile scendere nel seminterrato, e ritrovarsi davanti a uno spettacolo decisamente insolito : un cimitero con le ossa dei morti in bella vista ; anzi, con i teschi, ben curati e custoditi, perché in luoghi come questi va in scena un do ut des tra vivi e morti, uno scambio in cui il vivo prega per l’anima del defunto in purgatorio, per aiutarlo ad arrivare più velocemente in Paradiso ; l’“anima del Purgatorio” ricambia con quanto necessario a raggiungere il Paradiso terreno : una grazia, un favore, oppure numeri. A Napoli spesso bastano quelli, da giocare al lotto.
Napoli è la città delle Chiese : se ne contano più di 700.
La più importante custodisce un simbolo di rivincita e di rinascita : le ampolle del miracoloso sangue di San Gennaro, il Patrono di Napoli. Queste sono custodite da più di 700 anni nel Duomo, in una cassaforte inviolabile, difesa dai compatroni, circa 50. Sì, proprio così : la città ha ben 50 compatroni…c’è troppo lavoro per un solo Santo in questa metropoli. Ed anche il Miracolo, la liquefazione del sangue nelle ampolle, non poteva che essere particolare : si verifica tre volte all’anno, oltre ad eventuali occorrenze particolari, come, ad esempio, la visita di un Papa o di un capo di Stato : il 19 settembre, ricorrenza della festa del Patrono, con processione dei mezzibusto in argento, luminarie e bancarelle. Si ripete poi la prima domenica di maggio e il 16 di dicembre.
La celebrazione della festa è presente a Napoli come a New York e a Buenos Aires, ovunque ci sia una comunità napoletana…ovunque, appunto.
Il sacro e il profano si mescolano, le cosiddette sorelle di San Gennaro, in prima fila, “esortano” il miracolo, presagio di un futuro positivo, urlando veri e propri improperi alla “faccia gialla” della statua del Santo (così definita, perché in bronzo). Insomma, “la festa di tutte le feste”, come recita una locandina a Little Italy.
Il Sacro e il profano si danno appuntamento anche a tavola. A Napoli, infatti, ogni festività ha il suo dolce, o più di uno. Si inizia con la cassata il primo giorno dell’anno, per proseguire con il migliaccio a carnevale, le zeppole a San Giuseppe, la pastiera a Pasqua, il torrone per il giorno dei morti, e per finire con gli struffoli e i roccocò a Natale. In realtà la produzione dolciaria è ancora più prolifica : sfogliatelle, ricce e frolle, la zuppa inglese, torta caprese e babà trovano posto in ogni pasticceria che si rispetti ogni giorno dell’anno.
Non resta altro da fare dunque che una passeggiata fra i vicoli, all’ombra del Vesuvio.
C’ ‘a Maronna v’accumpagna !
(Che il ciel v’assista, in italiano).

Napoli : cosa fare, cosa vedere
Postcard di Francesco Forlani e Mario Ferrara
su Focus in n° 33

lundi 28 novembre 2016, par Gennaro Pagnozzi