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Copertine d’Autore

José Muñoz I corsi e ricorsi del fumetto

A cura di Patrizia Molteni

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José Munoz (ri)scopre alcune sue tavole alla Galleria Cart di Roma (© Olympus Digital Camera)

José Muñoz, argentino di nazionalità italiana, fa parte dell’Olimpo dei grandi del fumetto. L’ho conosciuto tramite gli amici editori di fumetti e fumettisti della Tour de Babel, ma quando ci ha disegnato la copertina di questo numero di Focus In, è stata un’emozione. Intendiamoci, dall’inizio le copertine d’autore sono state tutte bellissime, ma Muñoz è Muñoz. Pubblichiamo qui un’intervista fatta in occasione della sua presidenza al Festival del Fumetto di Angoulême (Focus Magazine, novembre-dicembre 2007) che ci pareva ideale per questo numero speciale migrazioni. Muñoz ci parla infatti degli andirivieni di fumettisti di grande qualità dall’Italia all’Argentina e viceversa. Ondate di artisti che hanno fatto storia e che, per uno strano meccanismo, si sono influenzati e formati “in alternanza” (un po’ qui, un po’ là), generazione dopo generazione. Per la cronaca, nello stesso numero c’era anche una recensione del Manifesto del comunista dandy nella sua primissima edizione. I corsi e ricorsi di Focus ...

Dalla metà del XIX secolo al dopoguerra, moltissimi italiani sono partiti per “Le Americhe” e molti, facendo poca differenza tra l’America del Sud e quella del Nord, sono approdati in Argentina, dove era frequentissimo avere vicini ed amici italiani. “L’Argentina è stato il primo esperimento di Europa Unita”, dice José Muñoz. “C’era gente di tutte le nazionalità europee e nessun argentino poteva dire di avere una sola identità”.

Tavole e copertina di Alak Sinner


ARRIVI…

Tra questi viaggiatori della speranza, un tale Cesare Civita, di origine ebrea, codirettore di Mondadori, costretto ad emigrare nel 1938 per le leggi razziali allora vigenti, aveva fondato in Argentina la casa editrice Abril, diventata poi un caposaldo del fumetto. Il dopoguerra vide l’arrivo del “gruppo dei veneti” : Hugo Pratt, non ancora autore di Corto Maltese, Alberto Ongaro, Ivo Pavone, Mario Faustinelli, quasi tutti uniti dall’esperienza di un giornalino a fumetti, “L’Asso di Picche”. Giovanissimi, entusiasti ed estremamente creativi, hanno contribuito a fare la storia di quella che viene definita “l’epoca d’oro” del fumetto argentino. E soprattutto a formare quelli che saranno i futuri fumettisti di fama mondiale, tra cui, appunto, Muñoz.

José comincia alla tenera età di 12 anni a frequentare i corsi della Scuola d’Arte Panamericana tenuti da Alberto Breccia, uruguayano di origine italiana, che sarà sostituito, due anni dopo, da Hugo Pratt. Seguiva i corsi di nascosto perché il suo professore di pittura e scultura, Umberto Cerantonio (ancora un italiano !) era convinto che il fumetto non fosse “una cosa seria”. Di tutt’altro avviso José Muñoz che ricorda ancora quanto ha imparato osservando quei “bianconeristi di eccelsa qualità ” : stavano ore a guardarli disegnare e hanno imparato tutto o quasi da loro.

Tavole e copertina di Alak Sinner


PARTENZE …

Poi la situazione in Argentina comincia a decadere, la povertà e le lotte politiche fanno sì che gli italiani cominciano a tornare : Faustinelli per primo, seguito da Pavone, Ongaro e gli altri. In un primo tempo si dirigono verso Londra, particolarmente attiva nel settore e generosa nei pagamenti. Muñoz rimane in Argentina ma ha grandi difficoltà a lavorare : insieme a Rubèn Sosa svolgevano attività sindacale per tutelare i diritti dei disegnatori della stampa e per i “riottosi ” come loro non c’era lavoro. Disegna lo stesso, sotto mentite spoglie, poiché un collega ed amico, Solano Lopez, consegna i disegni (ed incassa) a nome suo. Nel ’72 decide però di andare a vedere cosa succede in Europa. Prima tappa : l’Italia, per il festival del Fumetto di Lucca, al quale arriva troppo tardi (la puntualità non è una delle qualità in cui gli argentini eccellono). Poi Milano, da lì la Spagna ed infine l’Inghilterra dove, in un periodo di crisi, si mette a fare il lavapiatti. “Non mi piacevano le storie, mi sembrava che la qualità fosse molto inferiore a quello che avevo conosciuto ”, racconta. Nel ‘74 torna in Spagna dove incontra Sampayo ed insieme creano il personaggio di Alack Sinner, pubblicato poi anche Milano da Alterlinus. Si apre allora la via per l’Italia che, per una storia di amore incontrato in Spagna, lo porta a Brescia, città natale della nuova fiamma. Oltre a lui ci sono o arriveranno Rubèn Sosa, Sampayo, Gustavo Trigo e altri sudamericani (argentini, cileni, uruguayani). Un po’ come il gruppo dei veneti a Buenos Aires ? “No, loro erano più compatti, abitavano insieme, era più come una comunità, noi andavamo in vacanza insieme e ci vedevamo spesso ma non era così ”, ammette. Un effetto pazzesco, essere in Italia, “Ti rendi conto ? ” mi dice “il paese che aveva partorito Pratt !”.

Fino al 1992, quando prende la nazionalità italiana, José Muñoz è “clandestino”, cioè senza permesso di soggiorno. Una situazione schizofrenica in cui il lavoro va a gonfie vele e lui è sempre più apprezzato nel suo campo ma non può affittare una casa, avere un conto in banca, andare dal medico, insomma tutte quelle cose che i clandestini ancora oggi devono subire. “Non posso certo paragonarmi a loro, io ero un clandestino di lusso, ma non era facile ”. Un’esperienza che ha influenzato anche le sue avventure disegnate in cui si sente, appunto, questo un senso della precarietà urbana, della mancanza di protezione, di non appartenenza.

Altri lidi europei cominciano ad apparire negli anni ‘80, quando riviste di qualità come Linus e Frigidaire sono in via di estinzione. Muñoz e gli altri cominciano a guardare alla Francia. Da allora vive a cavallo tra Parigi e Milano. Come Rubèn Sosa ed altri maestri del fumetto argentino è diventato il modello per la generazione successiva di fumettisti italiani (e non), tra cui Lorenzo Mattotti e Andrea Mutti (entrambi residenti e conosciuti in Francia). Una storia di affinità elettive, di influenze reciproche, di disegnatori che illustrano storie scritte da argentini ed autori che parlano attraverso le matite e i pennelli italiani (o viceversa, poco importa). Una storia di passazione del mestiere che già da decenni attraversa l’oceano, “come un onda che va e viene ”, dice Muñoz : dal gruppo dei veneti, esponenti di qualità dell’epoca d’oro argentina, che furono i modelli di tanti giovani fumettisti argentini, a questi ultimi, diventati a loro volta i padri intellettuali delle nuove leve del fumetto italiano. Dopo di loro, sarà di nuovo la volta degli argentini ?…

Tavole e copertina di Alak Sinner

mercredi 26 juillet 2017, par Elodie Polito