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Approvato dalla Consulta per gli emiliano-romagnoli nel mondo il progetto « L’Emilia raccontata – Formazione, territorio, memorie » presentato dall’Associazione Emilia-Romagna di Parigi.

L’Emilia-Romagna raccontata

Perché raccontare l’Emilia-Romagna da Parigi ? E soprattutto come ?


Da tempo l’associazione Emilia-Romagna di Parigi concentra le sue energie progettuali sulla raccolta di memorie (che, intendiamoci, non sono solo quelle del passato remoto) e sul come restituirle in una forma fruibile a tutti.
Ci proverà, nell’atelier “Raccontare l’espatrio”, lo scrittore Andrea Inglese. “In realtà, al di là dei fenomeni quantitativamente rilevanti e delle condizioni storiche che li favoriscono, l’espatrio è sempre anche una decisione personale e una storia individuale”, scrive. “Di queste storie individuali, di questi itinerari simili ma irripetibili, non vi è però racconto. Né i giornalisti né i sociologi né gli storici possono avere una lettura di questa ricchezza e varietà di passi, di vicende, di sogni. Un laboratorio di scrittura e di narrazione vuole essere un’occasione per misurare l’esperienza che ognuno di noi ha fatto dell’espatrio, esperienza che non può mai essere banale, e che certamente custodisce in sé qualcosa di prezioso. Ma il tesoro di questa esperienza ha bisogno di trovare le parole adatte per emergere, per prendere forma, per lasciare una traccia. E raccontare se stessi, sempre secondo Inglese, “vuol dire in definitiva raccontare il mondo in cui si vive, ossia vuol dire rafforzare, rendere più saldi i rapporti con quel mondo, anche attraverso una visuale critica, ironica o fantastica”.
Un mondo che non è solo interiore, anzi, quando si parla di memorie si parla necessariamente anche di luoghi : “Le memorie vivono, cioè si raccontano e trasmettono in un tempo a noi presente, nella misura in cui le sappiamo prima ‘interrogare’ e poi ‘riallocare’ - spiega Antonio Canovi, “geostorico” che animerà il laboratorio “Estrarre memorie dalle pietre” – “Vi sono da com-prendere, e mai scindere tra loro, la dimensione temporale e quella spaziale. Alla memoria si domanda un raccordo ideale con la storia, tuttavia le immagini che rinviano, in quanto testimoni di un tempo trapassato, ci arrivano in chiaroscuro. Perciò le memorie storiche, quando interrogate, si presentano nella forma del poliedro : si scompongono e ricompongono, a seconda dell’angolo visuale (e di ascolto) prescelto. Sta a noi contemporanei, alla nostra capacità di ‘ri-allocarle’ entro i luoghi dell’esperienza e della quotidianità, di saperle leggere e decodificare, restituendone il senso ‘Integrale’ (perché della memoria non si butta via niente, non gli errori di datazione, tanto meno i silenzi). Non basta, in tal senso, il raccordo ideale con la storia : le memorie, per generarsi e trasmettersi, hanno bisogno di ‘trovar casa’, ovvero di abitare un preciso paesaggio memoriale”.
Sulla ricerca di una fissa dimora per queste memorie interverrà Carol-Ann Braun dell’associazione Concert Urbain, creatrice di una piattaforma web dal nome evocativo “bonheur brut collectif” che animerà l’atelier “Felicità grezza collettiva”. In cosa consiste ? Le memorie (in forma di interviste video) verranno “collocate” in un’immagine di fondo che può essere un luogo di vita quotidiana a Parigi o un “luogo-specchio”, corrispondente emiliano-romagnolo dello spazio memoriale dell’intervistato. Si chiederà poi al visitatore di questa nuova cartografia di posizionarsi rispetto alla narrazione dell’intervistato ma anche alla sua esperienza, ai suoi racconti, ai suoi luoghi. Nascerà quindi una nuova carta, che è quella della “felicità grezza collettiva”.
D’altra parte, una delle motivazioni del progetto è proprio quella di far uscire gli studi sulla memoria dal solo obiettivo del “dovere” della memoria nei confronti di chi nel passato ha lottato per lasciarci un futuro migliore. La memoria può essere anche un piacere, anzi lo è.

vendredi 10 octobre 2014, par Patrizia Molteni