FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Accueil > Europa > L’Europa dell’acqua

L’Europa dell’acqua

La direttiva 2000/60/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, approvata
il 23 ottobre 2000, definisce il quadro della politica comunitaria nell’ambito dell’acqua.

Tale direttiva, relativa tanto alle acque interne di superficie che alle falde sotterranee e alle acque costiere, persegue diversi obiettivi che vanno dal loro uso sostenibile alla prevenzione e riduzione dell’inquinamento, al miglioramento dell’eco-sistema e all’attenuazione degli effetti di siccità e inondazioni. L’obiettivo principe è quello di raggiungere entro il 2015 una buona qualità ecologica e chimica di tutte le acque comunitarie. L’obiettivo non è vago come l’aggettivo generico “buono” potrebbe far sospettare, poiché sono stati fissati parametri e indicatori precisi. Tuttavia è di difficile attuazione.
Gli stati membri, entro il 2004, avrebbero dovuto designare un’autorità competente per l’applicazione delle regole contenute nella direttiva che, a sua volta, avrebbe dovuto recensire le acque e procedere a una complessa analisi ambientale e economica delle aree individuate. I risultati di questa prima complessa ricognizione sono attesi per il 2013. In seguito essa dovrà essere aggiornata ogni sei anni.
Nel frattempo, a partire dal 2009, ogni distretto idrografico avrebbe dovuto avere il suo piano di gestione, al fine di prevenire il deterioramento e migliorare la qualità delle acque, nonché assicurare un equilibrio tra il loro uso e il loro rinnovamento. Tale piano di gestione dovrebbe essere sottoposto a consultazione pubblica per un periodo di sei mesi. Ogni stato membro è tenuto a incoraggiare l’attuazione della direttiva.
Fa parte dell’incoraggiamento anche la politica tariffaria, che deve spronare i consumatori a un uso efficace del bene. Per questo, i diversi settori economici devono contribuire a recuperare i costi dei servizi legati all’utilizzazione dell’acqua, compresi costi ambientali. Gli stati membri devono dunque prevedere sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive per chi viola la direttiva-quadro.
Il primo principio applicato nel ricorso allo strumento economico per favorire il migliore utilizzo della risorsa acqua è quello dell’“inquinatore- pagatore”. Il prezzo dell’acqua è pertanto definito come “la somma globale pagata dagli utenti per tutti i servizi di cui usufruiscono nell’ambito dell’acqua, compreso l’ambiente”. L’esempio è quello del trattamento delle acque di scarico.
Tre sono i tipi di costi individuati nella direttiva : costi finanziari per fornitura, amministrazione, sfruttamento e manutenzione ; costi ambientali (ad esempio, la salinizzazione) ; costi delle risorsa relativi all’impoverimento della risorsa medesima. Perché la tariffa possa servire a incentivare un migliore utilizzo dell’acqua, essa deve essere direttamente legata alla quantità consumata o all’inquinamento prodotto. Ci sono grandi differenze tra i sistemi di tarifficazione tra gli stati membri. Nei paesi del sud dell’Europa, per esempio, l’acqua consumata in agricoltura gode di tariffe preferenziali sovvenzionate. In quelli che hanno aderito nel 2004, la tariffa è più bassa, ma dovrà adeguarsi in ragione dei costi che si devono sostenere per la messa in conformità ai requisiti comunitari. L’armonizzazione delle tariffe è necessaria anche per evitare le distorsione della eventuale concorrenza.
L’introduzione di nuove tariffe, anche per ragioni politiche, dovrà essere progressiva e sostenuta da politiche di accompagnamento sociale in modo da poterne valutare in modo sistematico gli effetti. In ogni caso, ci dice la direttiva, le preoccupazioni di ordine sociale non devono essere prioritarie quando la gestione sostenibile delle risorse idriche è minacciata. Tuttavia la trasparenza e la partecipazione del pubblico alle politiche tariffarie devono essere garantite.

dimanche 10 avril 2011, par Patrizia Molteni