FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Accueil > Europa > L’Europa e i Rom

L’Europa e i Rom

vignetta di Altan sui rom Nelle scorse settimane il governo italiano, per bocca del ministro degli interni Roberto Maroni, ha espresso l’intenzione di andare oltre i provvedimenti appena varati in Francia. L’argomento usato, stando alle affermazioni della collega Maria Stella Gelmini, titolare del dicastero della Pubblica Istruzione, è quello secondo cui i Rom “non sono solo titolari di diritti, ma anche di doveri”, e ciò vale anche se si tratta di cittadini comunitari. Quindi, continua Gelmini, “chiunque arrivi nel nostro Paese deve rispettare la direttiva che fissa i requisiti di chi vive in un altro Stato, ovvero : reddito minimo, dimora adeguata e non essere a carico del sistema sociale del Paese che li ospita”. Nulla si dice sui Rom di origine italiana, per i quali, evidentemente, tale direttiva non può essere applicata.
Ancora una volta, dunque, l’argomento “lo vuole l’Europa” è portato a giustificazione di politiche interne restrittive e che possono dare origine a contestazioni. Nel caso dei Rom, in realtà, poche sono le voci che si sono levate a difesa dei loro diritti : marginali e impopolari, si prestano benissimo a funzionare da capro espiatorio delle tensioni sociali. Nemmeno il mito romantico dello zingaro libero e fiero, o le sue recenti rivisitazioni di registi come Mihaileanu o Kusturica, possono modificare la percezione che le nostre società hanno di questo gruppo etnico, al quale vengono attribuiti i nostri disvalori tipici : sporcizia, ignoranza, chiusura, violenza.
I governi francesi e italiani, tuttavia, sembrano ignorare il dettaglio della direttiva europea, la n. 38 del 29 aprile 2004, da loro invocata, la quale dice che non ci può essere allontanamento forzato se non in casi molto particolari, relativi a comportamenti personali che compromettono gravemente l’ordine pubblico e la sicurezza. I provvedimenti collettivi sono pertanto esclusi e la sola esistenza di condanne penali non giustifica automaticamente l’espulsione. L’Associazione Italiani Studi Giuridici sull’Immigrazione sottolinea che il secondo comma dell’art. 27 della direttiva, ratificata in Italia con DL 30/2007 e modificata dal DL 32/2008, esclude che giustificazioni estranee al caso individuale o attinenti a ragioni di prevenzione generale possano essere prese in considerazione. Inoltre la direttiva non accenna in alcun modo alle condizioni di carattere economico. Nel testo si dice soltanto che il diritto di soggiorno non può andare a configurarsi come un onere eccessivo sull’assistenza sociale del paese coinvolto, ma non scatta l’allontanamento per i cittadini comunitari che sono entrati in uno Stato membro per cercare un posto di lavoro e che hanno una possibilità di trovarlo o se non possono dimostrare il reddito nel momento in cui c’è un controllo.
E nemmeno il “rimpatrio volontario” è contemplato nella direttiva 38/2004 , poiché esso non si applica ai cittadini comunitari, che, se vogliono, possono rientrare il giorno dopo.
Ma i governi ignorano anche l’esistenza di una piattaforma integrata europea per l’inclusione dei Rom, che si è costituita nel 2004 e che sta spingendo gli stati membri ad attuare delle politiche di inclusione sociale. Il 27 maggio 2009, facendo seguito all’impegno della Commissione, il Comitato dei rappresentanti permanenti del Consiglio dell’Unione Europea ha presentato un progetto di conclusioni del Consiglio, successivamente adottato, per sostenere politiche attive di piena inclusione dei Rom. All’inizio di questo documento si legge :
“La popolazione Rom è vittima, in misura sproporzionata, di esclusione sociale, pregiudizi e discriminazioni. Le comunità Rom, che fanno parte delle società europee da secoli, sono state spesso emarginate e a volte perseguitate. È evidente che negli ultimi due decenni la situazione socioeconomica di molte popolazioni Rom non è mutata o si è perfino degradata in vari Stati membri dell’UE. Molti Rom sono disoccupati, hanno un basso reddito, una ridotta aspettativa di vita e una cattiva qualità di vita. Questo fatto costituisce una tragedia umana per le persone interessate e una perdita immensa per la società nel suo complesso. Inoltre, un’esclusione di ampia portata genera instabilità sociale e costituisce un problema in termini economici”.
E per non restare soltanto a Francia e Italia, può essere utile la lettura del lungo articolo pubblicato in traduzione inglese da Eurozine nel febbraio 2009 a firma Zoltán Tábori, in cui, a partire da un tragico fatto di cronaca accaduto nel piccolo centro di Tatárszentgyorgy, si illustrano le drammatiche tensioni che coinvolgono i Rom ungheresi.

vendredi 8 octobre 2010, par Anna Consonni