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L’arte italiana a Praga e in Boemia

Un italiano che viene per la prima volta a Praga, spesso rimane sorpreso di scoprire una città che gli è già familiare, di respirarvi un’atmosfera un po’ triestina, torinese, se non addirittura romana.
Un veneziano ritroverà il suo ambiente nel quartiere « Venezia di Praga » ; mentre un fiorentino, appena mette i piedi in uno dei bei giardini di Mala Strana (Piccolo Quartiere) o del Castello, non può non pensare a Boboli ; come pure neanche un napoletano o un palermitano saranno completamente spaesati.
Tutta colpa del barocco, arrivato direttamente dall’Italia ? Non è così semplice, poiché il destino dei due paesi risulta molto più legato di quanto non si pensi, e questo fin dai tempi del Sacro Romano Impero (germanico). Così, in determinati periodi storici, il contesto favorevole spinse diverse maestranze ed artisti italiani a stabilirsi e ad operare in Boemia.

Fontana cantante Già la prima dinastia ceca, dei Premislidi, diventa monarchica grazie alla nomina imperiale : Federico II riconoscerà a Premysl Otakar II il titolo ereditario di Re, con la Bolla d’Oro Siciliana, nel 1212. Con la stessa Bolla, i monarchi boemi entrano ugualmente nel collegio dei sette Elettori che votano per l’Imperatore Romano.
Ma la vera integrazione del Regno boemo nello spazio dell’Europa latina avviene con la casata dei Lussemburgo : Giovanni, figlio dell’imperatore Enrico VII, sposa l’ultima Premislida Eliska e morirà a Crecy, combattendo con il Re Francese contro gli Inglesi. Il suo figlio maggiore, Re Carlo IV (1346-1378), otterrà nel 1355 anche la corona imperiale, scegliendo Praga come capitale dell’Impero. Cresciuto alla corte francese di Parigi e Avignone (dove ha incontrato anche il Petrarca), questo statista intellettuale e poliglotta (parlava francese, tedesco, fiorentino, milanese, latino e ceco) fece di Praga la seconda metropoli europea, dopo Roma, creandovi nel 1348 la prima università in Europa Centrale.
Cominciano ad affluirvi artisti di tutta l’Europa, soprattutto francesi, italiani e tedeschi. In questo periodo, l’impronta francese sarà principalmente architettonica e scultorea ; gli italiani (veneziani o dalmati ma anche fiorentini) influenzano piuttosto la pittura boema. Gli artisti cechi saranno i primi ad accettare oltralpe la lezione prospettica di Giotto. Negli anni 1380, il Maestro dell’Altare di Trebon, figura emblematica del gotico internazionale boemo, offre una bellissima sintesi tra la vivace paletta veneziana, i paesaggi prospettici giotteschi, la dolcezza narrattiva francese ed il realismo espressivo ceco.
Dopo la parentesi ussita del primo Quattrocento, arrivano sul trono ceco i Polacchi Jagelloni (1471-1526), ugualmente Re d’Ungheria, e con loro, cominciano a penetrare sul suolo boemo i primi elementi del Rinascimento italiano.

Rinascimento italiano a Praga

Ma sarà la cattolica dinastia degli Absburgo, con l’elezione di Ferdinando I° (1526-1564), fratello del Re spagnolo, che in quanto futuro imperatore, darà a Praga un nuovo impulso italiano ed europeo.
Se nello stile rinascimentale ceco prevale la decorazione a graffiti, spesso ispirati dalle stampe fiorentine, i primi architetti italiani giunti sul suolo boemo, con le rispettive maestranze provenienti essenzialmente dalla regione di Lugano e della Valtellina, creano alcune opere maggiori di tipo puramente italico. E’ il caso del Belvedere, bellissima residenza estiva che Ferdinando fece costruire al Castello, negli anni 1540-1550, dall’architetto Paolo Della Stella, per sua moglie, Anna Jagellone. Per concepire questo edificio nello stile delle antiche ville romane, Della Stella si servì di un modello, portato direttamente dall’Italia, di qualche grande architetto tutt’oggi non identificato. Nel giardino circostante, sempre all’italiana, si trova anche la celebre Fontana Cantante di Francesco Terzio (1563).
Interessante anche il padiglione La Stella, sempre di tipo romano, progettato dallo stesso Ferdinando e realizzato dall’architetto Giovanni Lucchese, per l’omonima riserva di caccia reale all’Ovest di Praga. Magnifica la sua decorazione a stucco, direttamente ispirata dagli stucchi mitologici romani del I e II secolo d.C., ad opera di Antonio Brocca.
Ma il monarca non sarà l’unico a commissionare lavori edili ad architetti italiani. Decisivo il viaggio, nel 1551, della nobiltà boema che andò a Genova per dare il benvenuto a Maria di Castiglia, la giovane moglie del figlio e seguace di Ferdinando, Massimiliano II.
Il periodo d’oro, in campo artistico, sarà quello di suo figlio, l’imperatore Rodolfo II (1576-1611) : grande mecene e collezionista, fece venire da Milano Giuseppe Arcimboldo, e tanti altri. Per creare le sue collezioni, oggi disperse nel mondo, e costituite d’opere di grandi pittori italiani ed europei contemporanei, si faceva consigliare dal celebre commerciante d’opere d’arte Jacopo Strada e da suo figlio Ottavio. Dopo il 1600, il gusto rinascimentale verrà man mano sostituito dalla nuova direzione, il manierismo, cha preannunciava lo stile barocco. Dell’epoca rudolfina restano soprattutto le scuderie imperiali del Castello, con due grandi sale di pinacoteca e glittoteca sopra (le attuali Galleria Rudolfina e Sala Spagnola), dell’architetto fiorentino Giovanni Gargiolli.

La guerra dei Trent’anni

Quando il fratello di Rodolfo, Matteo (1611-1619), sposta la sede imperiale a Vienna e nomina dei vicereggenti per governare il Regno Boemo, lo scontento dei nobili protestanti cechi, sottoposti alla pressione sempre più forte della parte cattolica, sfocia sulla defenestrazione dei due rappresentanti del potere asburgico dalla cancelleria reale del castello praghese (23/06/1618) : inizia così la Guerra di Trent’anni.
Isolati, i nobili cechi eleggeranno il duca Federico Palatino, genero del Re inglese, il che condurrà ineluttabilmente allo scontro bellico con la casata asburgica. L’8 novembre 1620, l’armata dei Cechi, composta soprattutto da mercenari, subì la sconfitta dai cattolici imperiali nella battaglia sulla Montagna Bianca, proprio nelle vicinanze del padiglione la Stella. Il trionfo absburgico, confermato il 21/06/1621 con la decapitazione dei capi dell’insurrezione, i 27 signori boemi, in piazza della Vecchia Città, segnò la fine dello Stato boemo indipendente e cominciarono così tre secoli di dominio austriaco.
La guerra di Trent’anni lascerà il paese devastato e la nobiltà riformata ceca, in gran parte espropriata e spinta all’esilio, sarà man mano sostituita da aristocratici cattolici stranieri (nell’opera della controriforma saranno sempre più attivi i gesuiti che, giunti a Praga nel 1556, nel 1622 prenderanno in mano anche l’Università).

La ricostruzione, il barocco italiano


Praga
Da lì un enorme bisogno di costruire e ricostruire in tutto il paese, il che coincide con l’arrivo, direttamente da Roma, dello stile barocco. Questo stile dominerà le città dal primo Seicento fino alla metà del Settecento e perdurerà in campagna, sotto forme popolari, fino ai primi dell’Ottocento.
Giovanni Battista Pieroni, di origine fiorentina, costruirà per il generalissimo imperiale nella Guerra di Trent’anni, Albrecht von Wallenstein, il secondo più grande palazzo praghese (dopo il Castello Reale), ancora in stile protobarocco. E’ già un nuovo tipo di residenza nobiliare, con la sala terrena e una loggia aperta sull’omonimo giardino.
Il comasco Francesco Caratti costruirà il monumentale palazzo Cernin, di tipo palladiano, a Hradcany (Quartiere del Castello), per l’ambasciatore imperiale a Venezia, Humprecht Jan Cernin. Lo stile è influenzato anche dal Palazzo Pesaro, sul Canal Grande, del Longhena.
Tra i primi edifici barocchi praghesi spiccano, di fronte al Ponte Carlo, la ricostruita chiesa di San Salvatore (1638/40) e l’adiacente Collegio gesuitico Clementinum (1654/74), due opere di Carlo Lurago.
Ma il panorama praghese di Mala Strana e del Castello è dominato dalla chiesa di San Nicola, del primo ‘700, di Kilian e Ignazio Dienzenhofer, la cui cupola d’Anselmo Lurago s’ispirava direttamente a quella michelangiolesca di San Pietro.
Lo stesso ponte, costruito ai tempi di Carlo il IV, sarà decorato da statue barocche dei più grandi scultori del paese, secondo l’esempio berniniano del Ponte Sant’Angelo di Roma.
Bisogna andare in provincia per trovare le opere del più originale tra gli architetti italo-boemi barocchi, Giovanni Blazej Santini Aichel (1677-1723). Aiutando il padre, uno dei maggiori scalpellini praghesi nei lavori di restauro della cattedrale de San Vito, Giovanni Santini fu nutrito dall’architettura gotica. Per quello venne chiamato anche a ricostruire alcuni monasteri medievali in provincia. Ma il suo linguaggio architettonico, chiamato il « barocco gotico » perché creava una raffinata sintesi tra i due stili, s’ispira tanto al barocco stravagante del romano Francesco Borromini, quanto a quello del torinese Guarino Guarini.
Santini fu molto proficuo ed un gioiello assoluto della sua arte è la chiesa di San Giovanni Nepomuceno sulla Montagna Verde di Zdar, che resta tutt’oggi una delle massime espressioni del barocco europeo.

Hana Prochazkova-Bertuletti ha assistito il prof. Piero Lucca nella redazione della prima edizione della guida d’Europa sulla Cecoslovacchia, edita dal Touring Club Italiano nel 1979.
Attualmente, è direttrice dell’Associazione ITALO CALVINO, langue et civilisation italiennes, che organizza due viaggi tematici :
« Praga e Boemia : la presenza degli artisti italiani, dal gotico al barocco »
dall’8 al 16/05/2010 e dal 3 al l’11/07/2010.
Per informazioni
Mail : italocalvino@free.fr
telefono : 01 40 04 90 17 o 06 28 23 52 77

jeudi 14 janvier 2010