Un altro ’29! hanno dichiarato.
Non bastava il petrolio al massimo, la disoccupazione in aumento ovunque, il problema della quarta settimana, l’aumento dei prezzi o aumento dell’inflazione che dir si voglia… E no, dovevano mettercisi anche le grandi banche americane che sono passate come un uragano su Wall Street.
Che l’economia sia un effetto ottico? Abbiamo visto tutti le immagini dei trader con lo sguardo fisso sui monitor non solo della Borsa americana ma anche di quelle europee, anzi, mondiali… Caschiamo? Non caschiamo? Ci sarà un effetto “domino” col primo che crolla che travolge tutti? Alan Greenspan, ex-capo della Fed (la Riserva federale degli Stati Uniti), ha dichiarato quel giorno: “L’attuale crisi finanziaria è la più grave degli ultimi 50 anni e probabilmente da un secolo. Non c’è dubbio, non ho mai visto niente di simile, non è ancora finita e ci vorrà tempo”. Detto da lui non è per niente rassicurante.
Ma perché così improvvisamente? La colpa viene data subito alla crisi dei subprimes che avrebbe scatenato una crisi a catena. I subprimes, ricordiamolo, sono i prestiti immobiliari a rischio concessi dalle banche anche alle famiglie a maggior rischio economico. Una crisi iniziata mesi prima lasciando senza tetto migliaia di famiglie che non ce la facevano più a rimborsare il mutuo. Ma le banche americane sono riuscite non tanto ad esportare questa rischiosa idea ma a vendere titoli connessi anche a investitori esteri, a scambiarseli fra loro, a farne una scaletta dai più ai meno a rischio…
Maledetti monitor
Ed è qui che possiamo cominciare a rivedere tutto. A chiederci se l’economia non è diventata davvero un effetto ottico. Una lista di numeri sui monitor delle Borse. Perché allora viene la rabbia e più si ascoltano i commenti peggio è. Ha ragione Greenspan, hanno ragione anche gli allarmisti. E’ stata invece saggia la gente che non ha ritirato i soldi dalle banche come si temeva. Perché i subprimes sono la punta dell’iceberg di un’economia non più fondata sul lavoro ma sulla speculazione. Esiste addirittura chi specula al ribasso e che, senza alcun’ombra di moralità, si è fatta una montagna di soldi in quei giorni di panico. Anzi, continuano, perché le borse fanno yo-yo. Per un attimo, elezioni americane obligent, ce la siamo dimenticata la crisi, soprattutto con un’elezione così speciale nella storia degli Stati Uniti. Ora sui mercati torna vento di crisi. Investitori disperati perchè Washington ha cambiato idea sul piano Paulson (dal segretario del Tesoro americano Henry Paulson). I 700 miliardi di dollari sbloccati dal Congresso americano per salvare il sistema finanziario, ossia le banche, non serviranno più a riassorbire gli attivi invendibili (ossia quelli che proprio fanno schifo, il peggio del peggio dei subprimes ad esempio) degli istituti di credito. Lo stesso Paulson ha scoperto che in realtà è meglio investire direttamente nel capitale delle banche invece di comprare i loro scarti. In effetti perché comprare del pattume?
E poi così si potrà nuovamente aiutare i consumatori ad accedere ai mutui (magari “veri” mutui) ed evitare nuove espulsioni. Ma, ed ecco che non funziona per tutti, da tali aiuti saranno esclusi i costruttori automobilistici americani che si trovano disperatamente nei guai.
Torniamo a guardare i monitor. Dopo tale dichiarazione, il Dow Jones riperde un 4,73%, il Nasdaq il 5,17%. Tokyo segue con una chiusura a meno 5,25%. E questo a metà novembre, quando si accorgono anche che i consumi non risalgono neppure in vista delle feste di Natale.
La crisi? Bella scoperta!
Facciamo un passo indietro di poche settimane. Anche l’Europa, che ha “scoperto” la grande crisi, la recessione, si riunisce di corsa sotto l’ala di Sarkozy (e sì, presidenzia anche l’UE per qualche mese) per dar vita ai propri piani Paulson.
Sarà stagnazione? Recessione? Riusciremo a non farci prendere dal panico? Se l’America crolla, l’Europa pure, seguono i mercati asiatici… ma a quel punto chi aiuta il continente africano che da solo proprio non ce la fa?
Altra riunione del G20 in vista. I dirigenti dei grandi paesi sviluppati ed emergenti pronti a rimboccarsi le maniche per bloccare la crisi finanziaria.
Potrei continuare a entrare in inestricabili dettagli. Ma chi l’ha detto che la crisi è iniziata ora? Come hanno fatto a passare inosservati in questi anni i licenziamenti di massa in Francia, Italia, Stati Uniti, Germania… I paesi dell’Est europeo ne escono meglio perché emergenti ma da noi chi c’era? Dov’erano gli economisti se non a scrivere libri indigeribili mentre pochi visionari vedevano il muro avvicinarsi? I governi cambiavano, ed ogni nuovo governo accusava il precedente di aver fatto male i conti. Questo vale per i politici di tutti i paesi. Non c’è scampo. Ed il potere d’acquisto? Dov’era la tanto promessa antitrust per evitare il raddoppio dei prezzi col passaggio all’euro? Altro che tsunami imprevedibile, sono anni che siamo in crisi economica, ideologica, d’identità.
Sono anni che con la pensione non ce la fai più, che neanche se lavori riesci a prenderti in affitto un appartamento, che il ceto medio scompare mentre lassù tutti parlano e guardano i monitor.
E questa è la società civile
E come facciamo a sopportare che salvino le banche a botte di milioni di euro mentre se uno è in scoperto per qualche giorno in più, dico di poche centinaia di euro, anche meno, gli bloccano il conto? E le piccole e medie aziende che in nome dell’accordo Basilea2 vengono sottoposte ad analisi del rischio sempre più sofisticate per proteggere l’equilibrio bancario? Col Basilea, l’accordo internazionale sui requisiti patrimoniali, in nome del risk management le piccole aziende perdono infatti molta della loro capacità di trattativa e le banche si proteggono. E se sgarri mica ti salva il direttore, poveraccio, passi direttamente nelle mani del computer che ti lascia a pane ed acqua.
E questa è la società civile, il terzo millennio, quello in cui pensavamo di andare in macchina nel cielo come in “Blade Runner”, magari di incontrare anche un marzianino verde…
No, incontriamo sempre più vicini nei discount, facciamo i conti per la spesa più di prima anche se ci dicono che è cresciuta l’obesità. Vaglielo a dire agli esperti che magari si ingrassa quando si mangia male perché quel che è sano costa un occhio della testa.
E mentre noi guardiamo i nostri portafogli, non abbiamo voglia di aprire l’estratto conto che la banca gentilmente ci invia, magari cerchiamo lavoro o un lavoro migliore, semmai se ne liberasse uno… c’è chi sta con lo sguardo fisso ai monitor delle borse…
La Borsa appunto che nacque per aiutare la creazione di imprese e che un tempo rifletteva il vero stato di salute delle aziende. Ora si licenzia pur di accontentare gli azionisti e dar loro l’agognato dividendo. E’ così che titoli europei come quello di EADS, la casa madre di Airbus mantenevano il proprio valore mentre si chiudevano stabilimenti in Francia, Germania, Spagna…con quasi 10.000 licenziamenti. La Borsa che è diventato un gioco virtuale, a tavolino.
Forse bisognerebbe reinventarla per avere meno crisi… Forse…
