FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Home > Scienza > L’importanza di un “MA”

L’importanza di un “MA”

Siamo in Italia, il paese della cultura, purché non sia scientifica. E allora si può anche capire che alcuni Magistrati possano essere talmente all’oscuro di scienza e metodologia scientifica da pronunciare Giudizi (con la G maiuscola) tali da farsi ridere appresso da tutto il mondo scientifico nazionale ed internazionale. Però io resto indignato davanti ad una pletora di giornalisti ed augusti commentatori che cerca di giustificarli con un “MA”.

I fatti: il 22 ottobre 2012 sette componenti della Commissione Grandi Rischi sono stati condannati dal tribunale di Bazzano a sei anni di reclusione, a varie ma pesanti pene pecuniarie di risarcimento e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per “omicidio colposo plurimo e lesioni colpose” (!?). La colpa è aver sottovalutato i rischi collegati al terremoto dell’Aquila. Cito da Wikipedia: “Il terremoto dell’Aquila del 2009 consta di una serie di eventi sismici, iniziati nel dicembre 2008 e non ancora terminati, con epicentri nell’intera area della città, della conca aquilana e di parte della provincia dell’Aquila. La scossa principale, verificatasi il 6 aprile 2009 alle ore 3:32, ha avuto una magnitudo momento (Mw) pari a 6,3, ...interessando in misura variabile buona parte dell’Italia Centrale”.
Ci sono alcune cose su cui tutti, sembra, sono d’accordo:
- I terremoti non si possono prevedere
- Gli sciami sismici possono avvenire prima o dopo o in assenza di un terremoto rilevante.
Sapete perché non si può prevedere un terremoto con sufficiente precisione, rispetto al tempo e allo spazio, con precisione sufficiente a minimizzarne i rischi?
Immaginate una parete di montagna in forte discesa. D’inverno la parete si copre di un manto di neve che può essere molto spesso. Sappiamo che all’arrivo della primavera la neve diventerà meno compatta, e che prima dell’estate dalla parete si staccheranno valanghe di varia grandezza. Ma prevedere esattamente dove, lungo la parete, e quando, fra la primavera e l’estate, si staccherà la prima valanga è impossibile.
E allora? L’unica affermazione che può fare uno scienziato è questa: in qualsiasi posto del pianeta Terra, ivi compresi Los Angeles, Tokio o Pompei, è molto improbabile che in un breve e ben definito intervallo di tempo ci sarà un terremoto. Punto.
Invece ecco il “MA”! Avrebbero potuto dirlo in modo più carino, avrebbero dovuto far capire il rischio, eccetera eccetera. Tutti i commentatori hanno aggiunto il “MA”. Qualcuno ha perfino detto che se lo avessero fatto la gente avrebbe potuto tranquillamente andare a dormire per strada o in macchina e salvarsi la vita. Per quanti mesi o anni? O avrebbero dovuto abbandonare la città, sempre per mesi o anni?
Quando un’autorità pubblica ordina di abbandonare una città sa benissimo che con questo ordine sta condannando a morte una certa prevedibile quantità di persone, fra vecchi, ammalati, incidenti stradali e caos generico. Si può e si deve fare per un uragano, che si sa arriverà entro uno o due giorni, ma certamente non per un evento che potrebbe manifestarsi il mese o l’anno prossimo, o avvenire a trenta o cento chilometri di distanza, o semplicemente non manifestarsi affatto.
I nostri magistrati non lo sanno. E Galileo Galilei e Giordano Bruno si rivoltano nella tomba.

martedì 26 marzo 2013, di Luciano Trasatti