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L’interprete culturale - Per la pace dei rapporti professionali

L’interpretariato culturale, un settore professionale che offre nuovi strumenti per gestire meglio le negoziazioni internazionali, permettendo risultati più efficaci.

L’interpretariato è l’attività che permette di stabilire una comunicazione fra due o più persone che non condividono lo stesso codice linguistico. Interpretare non vuol dire tradurre letteralmente il messaggio, ma portare il senso del messaggio da un codice all’altro. L’interprete opera in un contesto orale ed immediato, ha dunque poco tempo per riflettere o per trovare lo stile più opportuno. Deve quindi essere capace di reagire velocemente ed in maniera appropriata in un contesto dinamico e in continuo mutamento.
Diverse sono le tecniche di interpretariato, ma tutte hanno in comune il «triangolo di comunicazione» formato da:
a) la fase d’ascolto, quella più delicata, perché l’interprete deve registrare il messaggio di partenza cogliendone rapidamente i punti salienti;
b) la fase di analisi, quella più complessa, perché l’interprete deve decifrare esattamente il messaggio, non solo dal punto di vista linguistico, ma anche e soprattutto semantico, per non cadere nell’errore di farsi condizionare nell’intepretazione dai propri codici culturali;
c) la fase di riformulazione, quella più rischiosa, perché i tre principi (fedeltà, precisione e completezza) su cui si basa sono di difficile coordinazione.
L’intepretariato culturale appare in America agli inizi degli anni Settanta, quando l’antropologo Cliffort Geertz con il suo saggio Intepretazione di culture affronta il problema di definire un innovativo metodo antropologico, quello di cogliere il mondo concettuale che sta all’origine degli avvenimenti per poterli interpretare correttamente.
Geertz si poneva il problema di capire quale fosse il significato attribuito dalle persone alle loro azioni. Prendendo come punto di partenza il contesto culturale nel quale il messaggio si forma, mise a punto una metodologia che consente di cogliere con maggiore esattezza le intenzioni che stanno dietro all’azione, intepretandole efficacemente.
In un contesto culturale diverso dal nostro, i messaggi che da esso provengono non sono necessariamente chiari, anzi spesso appaiono confusi ed indefiniti. Si cerca allora di ridurre il senso d’angoscia cercando di dare loro un senso. Utilizzando le chiavi offerte dalla filosofia emeneutica (l’arte dell’interpretazione), Geertz afferma che il compito dell’antropologo è prima di tutto quello di rendere comprensibile la rete invisibile rappresentata dalla cultura e dalle sue metafore.
Recentemente ho avuto occasione di verificare come un interprete culturale operi in un contesto franco-italiano. Invitata ad una tavola rotonda che aveva lo scopo di analizzare il quadro giuridico in cui si muovono i consulenti aziendali in Italia e in Francia, mi rendo subito conto che tutti i partecipanti parlano entrambe le lingue. All’apertura dell’incontro ci viene presentata una signora in qualità di interprete culturale. Pur guardandoci un po’ sconcertati perché non riusciamo a cogliere il senso della sua presenza, cominciamo senza indugio la riunione.
Il colloquio, condotto con competenza e professionalità, ci permette ben presto di arrivare senza incidenti ad esaminare il punto più delicato, quello della responsabilità contrattuale prevista dal codice civile italiano che contiene alcune analogie con quello francese. Ad un certo punto il tono della discussione comincia ad animarsi e il coordinatore si affretta a passare la parola all’interprete culturale. Con termini precisi e pertinenti, la signora ci spiega dove si era creato il malinteso culturale: in caso di inadempienza, l’ordinamento italiano prevede solo ed esclusivamente la colpa, mentre quello francese prevede anche il caso di impossibilità sopravvenuta. Conclude il suo intervento con una breve sintesi storica per spiegare meglio l’origine della differenza.
Ci siamo guardati ammirati e rasserenati. Sciolto l’equivoco e tutte le tensione da esso generate, ultimiamo la riunione con l’intima convinzione che non avremmo potuto redigere l’ottimo documento conclusivo senza l’intervento chiarificatore dell’interprete culturale.
Nuova figura professionale che opera per ora solo in contesti molto specialistici, l’interprete culturale è destinato a diventare ben presto una figura di primo piano nelle negoziazioni internazionali in generale e nei rapporti professionali in particolare.

giovedì 29 agosto 2013, di Marzia Beluffi