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L’utopia della privacy

Al prestigioso ETH di Zurigo (il Politecnico federale svizzero) il prof. Dirk Helbing ha iniziato un progetto dal nome altisonante: FuturICT (Acceleratore di Conoscenza e Sistema di Mitigazione delle Crisi Future).

Il progetto si propone di costruire un modello di tutto ciò che succede sulla terra, per aiutare i governanti a prendere decisioni. A parte il fatto che se ne sentirebbe veramente il bisogno, sembra una follia. Ma se l’ETH, che è un’istituzione ben nota e per nulla frivola, ha stanziato per cominciare un milione e mezzo di franchi svizzeri, forse bisognerebbe riconsiderare la nostra prima reazione.
E’ un’estensione di quello che si chiama Data Mining. Avendo a disposizione una quantità enorme di dati, si cercano correlazioni fra di loro e si costruiscono modelli. Per esempio, si vendono più coca cola quando piove o no? Questo strumento esiste da anni e viene usato regolarmente in ambito commerciale. E il nostro FuturICT? L’idea è di costruire un modello basato su tanti dati. E costruirlo è un ‘impresa titanica.

Ma c’è un fatto nuovo ed importante: ora i dati esistono.

Qualunque transazione viene registrata, qualunque nostro accesso ad Internet finisce su qualche bit di qualche disco sparso chissà dove nel mondo. Il nostro telefonino, anche se non lo usiamo, dice continuamente alla ditta telefonica dove siamo. Quanto è importante ciò? Torno ad un vecchio esempio, di altri tempi in cui le carte di credito erano quasi l’unico mezzo di controllo: se tua moglie vede il resoconto della tua carta di credito e ci trova il conto di un fioraio, di un ristorante e di un albergo a Capri, non sta solo leggendo dei numeri.
Oggi tutto questo è diventato incredibilmente intrusivo. La cosiddetta privacy è un’utopia, ci credono solo i politici che parlano coi loro telefonini di tutto (la gente comune lo sa da anni che non è bene farlo). E si espande. Ormai sono tutti d’accordo sull’importanza che i social network hanno avuto nella primavera araba. Ma quante cose sa di me Facebook, anche se lo uso raramente? Quante volte al giorno la mia immagine viene registrata? Però, non so perché, ma l’idea di abolire i contanti e di costringere i pensionati con lauto assegno di 450 euro ad aprire un conto in banca mi irrita profondamente.
Lo so che mentre scrivo c’è una finestrella quadrata sopra lo schermo del mio portatile dietro la quale c’è una telecamera che mi guarda fisso ed è accessibile dalla rete a chiunque. Vi ricordate i televisori di 1984 di Orwell, che guardavano i telespettatori? Lo so che le città sono piene di telecamere di sicurezza e sorveglianza. So pure che esiste un’app(licazione) per smartphone e tablet che continuamente trasmette ai miei amici (?!) la mia posizione sulla terra misurata col GPS, con la precisione di meno di 100 metri. Però io mi sento osservato. Anche se non ho alcuna intenzione di compiere un crimine, stamattina.

mercoledì 4 luglio 2012, di Luciano Trasatti