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La Grande Bellezza e le controversie italiane

“La Grande Bellezza”, il viaggio tra le meraviglie e la decadenza della Capitale italiana, del disincantato giornalista mondano Jep Gambardella, interpretato magistralmente da Toni Servillo, entra nelle nomination dell’Oscar come miglior film straniero.


Sono passati 16 anni dalla vittoria di Roberto Benigni con “La vita è bella”, e l’Italia torna ora a sperare nel massimo riconoscimento del cinema.
“Non mi è stato anticipato niente, è stata una grande emozione. Agli americani è piaciuta la libertà con cui è stato utilizzato il mezzo cinematografico e questa grande cavalcata dentro Roma, una certa umanità” - afferma il regista Paolo Sorrentino.
E mentre la critica internazionale accoglie con entusiasmo l’ultima trovata sorrentiniana, in Italia i giudizi sono severi: “magari La Grande Bellezza si accontentasse di essere un brutto film. È piuttosto un’esperienza emotiva inedita”, scrive Walter Veltroni sul Messaggero.
Le valutazioni negative derivano dalla supposta presunzione ed ambizione del regista, che ha proposto la pellicola come una sorta di proseguo de “La Dolce Vita” di Federico Fellini; punto di vista che trova invece corrispondenza nell’immaginario degli spettatori stranieri.
Si rimprovera al regista una compassata freddezza e distanza dai personaggi della sua storia e dalla bellezza di Roma, mentre, “il Fellini de ‘La Dolce Vita’, cui si pensa immancabilmente, aveva una pietas profonda verso i suoi personaggi, e quella compassione permetteva allo spettatore di allora come di adesso, di agire una qualche proiezione emotiva. La Grande Bellezza di Sorrentino è invece abissale, freddissima, distanziata, un ologramma sullo sfondo”, si legge in Movieplayer.it.
Dopotutto, in un Paese in cui si guarda al passato in maniera eccessivamente mitica, rendendo sempre perdente il paragone coi tempi che corrono, non c’è da stupirsi se, citato Fellini, si è scatenata la rabbia degli esaltati nostalgici.
Fellini o no, Sorrentino inscena le rughe, gli eccessi e le controversie di una Roma, e di un Paese più in generale, che fatica a trovare un’identità.
“La Grande Bellezza” rilancia il cinema nostrano, ma noi italiani, sempre scontenti e lamentoni, parliamo di prodotto preconfezionato che fornisce un’immagine falsata della cartolina romana.
La prossima volta, per fugare i sospetti di deriva verso il cartolinesco, per non farci accusare di aver prodotto un film ammiccante con l’intento di nascondere la miseria socio-politica italiana, Sorrentino farebbe meglio a crogiolarsi in lungaggini sui processi di Berlusconi (terminati, in corso e persino ipotetici) con camera fissa per la felicità dei fondamentalisti bertolucciani sperando a quel punto di non incorrere nell’accusa di citazionismo. Ecco, allora forse riusciremo a produrre un cattivo film ma che finalmente accoglieremmo a Venezia con 10 minuti di applausi.
Che dire, afferma Sorrentino alla notte delle premiazioni: “questo è un paese davvero strano ma bellissimo”.

martedì 18 febbraio 2014, di Margherita Teodori