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La Repubblica popolare di Facebook

Genesi 1,1-2,4. La creazione.
“Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò da ogni suo lavoro. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò”.
Il giorno successivo, l’ottavo, risvegliandosi dalla fatica creativa, Dio si accorse che al maschio e alla femmina, creati per affollare la terra, mancava l’amicizia ; seccato per la dimenticanza, disse loro : “Ecco, io vi do Facebook a immagine e somiglianza del vostro profilo”. E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto ed era cosa molto buona.
Non è andata proprio così ma i cosiddetti social media, le piattaforme sociali, occupano spazi sempre più ingombranti della vita individuale e collettiva. La teoria orwelliana del Grande Fratello si sta avverando ?

1950 d.C.
In principio radio e televisione funzionavano da catalizzatori, ci si riuniva sempre meno intorno al focolare perchè ci si riuniva sempre più davanti alla radio e, poi, alla televisione. Comunque tutti insieme : al bar dello Sport, nella sala parrocchiale o da zia Tilde ; scambiandosi opinioni, risate e nervosismo (se la squadra del cuore perdeva o la Cinquetti non vinceva il festival di Castrocaro). Dunque, esisteva comunione e comunità, persisteva qualcosa da mettere in comune oltre all’avventura di nuove forme di alfabetizzazione. Inconsapevolmente avevamo preso il treno con destinazione “società dell’informazione e della comunicazione”.

2010 d.C.
Siamo investiti dallo spettacolo onnipresente della contemporaneità, affannati dall’immediato tecnologico della fibra ottica, mutati nei nostri stili di vita dalla multifunzionalità dell’attenzione, traslocati in reality paralleli dalle multinazionali dell’info-entertainment. Entriamo nel circolo della solitudine : game over.

La comunità
Le piattaforme sociali si impossessano dell’umanità trasformandola in una umanità riciclata, rendendoci terminali stessi della rete, terminali affetti da bulimia da contatto, sindrome da discount dell’amicizia ; la politica pascola dossier ai danni dell’avversario politico Sircana–Marrazzo–Boffo–Fini, sacrificandolo sull’altare della trasparenza ; la cronaca nutre la platea di drammi scenografati in stile Cogne, Garlasco, Erba, Avetrana, o San Josè di Atacama in Cile e la platea soffre dolori di polistirolo nella poltrona, armata di panino al prosciutto ; i wiki, i forum, i feed RSS e i blog (1) ci inducono alla collaborazione tra sconosciuti ; i delinquenti non escono più la sera in cerca di donne da molestare, trovano le loro prede nell’opacità delle chat (2) ; la tecnologia estetica trasfigura le cinquantenni vintage in avatar zigomati e seno–prorompenti ; internet, icona della democrazia globale, modella software che si adattano all’utente, memorizzando profili e abitudini da sfruttare commercialmente.
Siamo alla parodia della comunicazione - tutti vogliono comunicare tutto - ma non abbiamo molto da comunicare, se non che vogliamo comunicare. Entriamo in una comunicazione ricorsiva, una comunicazione che comunica se stessa.

Il “dispositivo uomo”.
Non basta. L’iPhone ci rende anche dispositivi multifunzionali ; entriamo in una simultaneità operativa da postini elettronici, riproduttori audio–video, utenti video tattili, navigatori GPS assistiti, utenti video chiamati, Wi–Fi o Bluetooth canalizzati, sensori di luce e movimento, agenda, calendario, calcolatrice, blocco note, bussola digitale. È l’insostenibile leggerezza della “realtà aumentata” (3) da 137 gr di tecnologia.
La ricerca scientifica conferma che la multifunzionalità cambia il modo in cui pensiamo. Nel 2009, Eyal Ophir, ricercatore della Stanford University, ha condotto dei test sugli studenti dividendoli in multifunzionali e non-multifunzionali. I risultati hanno visto i non-multifunzionali rispondere correttamente mentre i multifunzionali crollare, dimostrandosi meno bravi anche in attività alle quali dovrebbe essere ultra addestrati, come far passare l’attenzione da un oggetto ad un altro.

Una comunità di “dispositivi uomo”.
I “netizen” (4) della Repubblica Popolare di Facebook sono 500 milioni. Una comunità che può decidere il ristorante per questa sera o sponsorizzare la campagna elettorale di un candidato : quisquilie o stagioni civili. È interessante prevedere come sarà tutelato–policy e governato–governance questo popolo, organizzato come facsimile di una nazione trasversale. I poteri dell’epopea digitale come governeranno questa supernazione ? Quali interessi difenderanno ? E, soprattutto, con quale leva economica, politica e militare ?
Domande legittime o fantatecnologia ? Nessuno può dirlo. Io sono nato al tempo di G. Cinquetti e del gettone telefonico, tempi in cui un telefono tascabile era, indiscutibilmente, fantatecnologia.
Pertanto, è ragionevole essere attenti all’utilizzo manipolatorio e agli effetti collaterali della tecnologia ; al lato oscuro, incontrollato e incontrollabile, che ci fa rischiare la schizofrenia tra un’esistenza da individui–collettivi (mass mediatici) e un’esistenza da individui–privati (social mediatici). Cioè, solitari o isolati. _ Possiamo scegliere, in nome della democrazia mediatica.

(1) I wiki, i forum, i feed RSS e i blog sono comunità virtuali realizzate per produrre informazione indipendente con il contributo di tutti.
(2) La chat è un servizio, telefonico o di rete, caratterizzato dalla possibilità di mettere in contatto tra loro gli utenti in tempo reale e basato sullo scambio di messaggi per lo più testuali.
(3) La realtà aumentata consiste nella sovrapposizione di informazioni virtuali all’esperienza quotidiana.
(4) Netizen è un neologismo formato dall’insieme dei termini net, rete, e citizen, cittadino quindi cittadino della rete.

jeudi 30 décembre 2010, par Livio D’Agostino