FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Accueil > Economia > La caporetto del modello economico europeo

La caporetto del modello economico europeo

Ma cosa dicono ? E soprattutto sono coscienti di quel che dicono ? Non solo in Italia. In Francia, in Germania. La Grecia e adesso anche la Spagna ormai non possono più dire nulla, additate come sono dai paesi della zona euro preoccupati da un possibile effetto domino, come se le crisi fossero sempre colpa degli altri.

Un seguito logico al ragionamento del crack americano che avrebbe causato l’attuale crisi finanziaria europea. No, non bisogna più dire crisi finanziaria, ora siamo in crisi economica. Ci sta, nel senso che la crisi finanziaria ha provocato ondate di licenziamenti e chiusure di ditte e questa è crisi economica, per non dire sociale.
Secondo le dichiarazioni scaturite dalla riunione all’OCSE dei 34 paesi membri le economie stanno risalendo. Poniamo che sia vero, che i progetti di riduzione dei budget dei diversi paesi venga applicato da tutti senza però dare troppi tagli per evitare ulteriori casi di disoccupazione, come pensano di riassorbire le centinaia di migliaia di posti di lavoro saltati negli ultimi anni ? Dico anni perché non è proprio tutta colpa delle banche americane : la crisi italiana, come quella francese, va crescendo da tempo. Che si abbia il coraggio di dirlo, l’Italia se la cava meglio della Francia le cui banche hanno utilizzato gli oltre 10 miliardi di euro “prestati” da Sarkozy ma non per questo hanno ricominciato a funzionare correttamente nei confronti di chi ne ha bisogno magari per aprire una ditta. Ma noi ci siamo sempre arrangiati. Il mistero italiano…
Il 10 maggio i Capi di Stato europei hanno annunciato un piano di salvataggio verso i paesi più in crisi di 750 miliardi di euro (250 dei quali accordati dal Fondo Monetario Internazionale -FMI). Alla Grecia è stato promesso un prestito di 100/120 miliardi e Dominique Strauss-Kahn, presidente dell’FMI trova che non si vada abbastanza veloci. All’annuncio dei 750 mld le Borse europee e mondiali hanno fatto un balzo che va dal 4,5% all’11%. Il giorno dopo si è parlato di nuovo crollo. Era poi un semplice rimbalzo d’assestamento, quello che avviene ad ogni aumento eccessivo. Ora tutto ciò avrebbe un senso se capissimo da dove, come e perché arrivano questi provvidenziali fondi. Esistono le riserve auree delle banche nazionali, i banali lingotti. In Italia ne abbiamo un bel po’, tanto da essere al quarto posto dopo gli USA, la Germania ed il Fondo Monetario Internazionale per tonnellate possedute. Un amore per l’oro che ci ha consentito di ricevere prestiti quando ne abbiamo avuto bisogno, per l’esattezza nel 1976. Perché se è vero che le riserve auree si possono rivalutare e l’Italia ha comunque la sindrome della buona massaia, esistono altri tipi di fondi statali ma resta il fatto che l’Europa sta annaspando. Ma la gestione dell’economia mondiale non è fatta solo dai lingotti anzi, è fatta dai lavoratori. No, non sto andando fuori tema. Se adesso quelli che girano in auto blu decidono di tagliare alcuni budget ed a metterci in austerity (ci siamo messi già da soli ma nessuno ci fa caso), se tagliano i grandi progetti che possono creare posti di lavoro, l’economia non può ripartire senza il consumo. L’hanno detto alla riunione dell’OCSE, non si possono risanare i deficit senza tener conto dell’indispensabile rilancio del lavoro.
La “zona euro” sembra incapace di gestirsi. E la cattiva gestione statale più la disoccupazione crescente sono un cocktail mortale. Più sale il tasso di disoccupazione meno tasse entrano nelle casse degli stati, se poi sono interi stabilimenti a chiudere, il conto è presto fatto. Abbiamo l’esempio dell’Argentina (che ci sembrava lontana) ma sull’economia della quale avevano scommesso in tanti per ritrovarsi poi con titoli del valore di carta straccia. Ora la Grecia. Ce la faranno Spagna e Portogallo ? Certo, ai vari vertici ed incontri bilaterali preferiscono parlare di scudi fiscali, paradisi dell’evasione da mettere in liste nere. Certo è immorale salvarsi qualche miliardo quando c’è chi non arriva alla quarta settimana. Ma al di sotto, anzi, al di sopra di tanti discorsi d’alta finanza, borsistici e bancari c’è una forza lavoro che potrebbe forse ristabilire un poco la situazione. Ma finché i giovani non riescono ad entrare nel mondo professionale, chi un lavoro ce l’ha ma rischia di perderlo in qualunque momento e chi vive di una meritata pensione deve stringere la cinghia… vuol dire che non esiste giustizia sociale ed è in periodi come questi che bisogna stare più attenti all’evoluzione delle tensioni per non vedere, come in Grecia, storie disperate di guerriglia urbana.

dimanche 13 juin 2010, par Luisa Pace