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La città e la Bic fasulla

Cari Politici candidati che fra poco vi volete fare eleggere, sono Felice che vi parla dalla via Casalofio che si trova proprio dietro i cartelloni dell’autostrada dove ci sono appiccicate le vostre foto di gigantezza stupefacente. Certo questo è il momento che avete sognato da tanto tempo di averci la fotografia sul tabellone che i cani ci ululano la notte un poco allarmati. Dice che in Francia ci hanno ululato pure le persone sotto le cartellone di Marina. Ma quello è un altro incubo.
L’altro giorno abbiamo fatto in classe il tema “Descrivi la tua città”. Purtroppo mi si è scassata la Bic nera appena comprata e ho dovuto fare lo svolgimento con la penna rossa che il professore Lo Pinto mi ha detto che gli è venuto il mal di testa a leggerlo, anche se ha apprezzato qualcosa. Così adesso vi voglio porgere, dopo i saluti, qualche riflessione che potrebbe esservi utile, ricordandovi in primis di provare sempre la penna Bic davanti al cartolaio, ché ormai una su due è fasulla.
Cari Politici candidati, qui in via Casalofio e dintorni la città sembra un’aiola spartitraffico fra le auto che scappano da una parte all’altra del mondo. Purtuttavia, quello che ci ho davanti agli occhi è assai interessante, anche se non ho ancora capito dove inizia e dove finisce la città di cui vi parlo. Anzi, veramente, pare che tutto deve ancora cominciare e che niente è stato finito. O forse è già finito e non ce ne siamo accorti. Inzomma, i penzieri mi si sono confusi ma forse voi potrete capirmi con la vostra lungamiranza, che da sopra i cartelloni penzo che avete la vista più allungata della mia.
Certo quello che si vede qui, non so se potrà piacere a qualche turista. Eppure ci sono infinite attrazioni che vado a presentarvi. Ci abbiamo il ponte dell’autostrada che va dritto non si sa dove, il muro della ferrovia senza la ferrovia, la terra con le carciofe che si mescola alle case e i palazzi che si prendono il vento dello scirocco sulla faccia. _ C’è la piazza dove ci posteggiano i camioni e ci dormono i cani, la sala Bingo e il tabacchino che svende le pantofole di pelusce che qui sono molto di moda, il benzinaio che vende anche i broccoli e le lumache che alleva a casa sua, le grate di ferro artistico alle finestre del pianterreno dei palazzi, la montagna che sembra un miraggio sulla città, la rotonda grande coi pini che pare l’isola di Robinsonne che se ci finisci in mezzo non puoi tornare più indietro. C’è quelli che parla solo di scappare, quelli che scappa, quelli che appende le luci colorate sul balcone, quelli che pianta le rose, i melanzani e i pomodori nel giardino, le ragazze che il sabato volano in centro strizzate come salsicce e la domenica ci hanno le pantofole di pelusce, i ragazzi col ciuffo drizzato in testa e il motorino in riserva. C’è Said l’algerino del Carfur che porta la spesa e Antonio che porta da mangiare a Said. C’è mille negozi chiusi e torrenti di gratta e vinci grattuggiati che svolazzano luccicanti sui marciapiedi. C’è la vecchia torre dell’acqua piena di felci e bustine, che ci passano tutti quelli che vengono dal centro a fare spesa di roba e i ragazzi che smerciano le bustine, il cartolaio che rifila le Bic rinsecchite, l’associazione della signora Rosa che aiuta le ragazze madri. E ogni notte inondiamo questo mondo di speranze, di smanie bastarde, fra i mille riflessi delle nostre paraboliche avvitate sui tetti, e a ogni risveglio la luce dal mare ci raggiunge fra una bestemmia, l’acqua di colonia del supermercato e gli occhi furbi dei bambini che prendono a calci la saracinesca della tipografia dietro cui dorme il signor Tinnirello che la moglie lo ha buttato fuori di casa. Eppure tutto questo non appartiene a nessuno. E nessuno ci troverà mai un senso. E se qualcuno dall’altra parte del muro della ferrovia che non c’è, prova pietà delle nostre facce sgualcite, noi restiamo, in fin dei conti, indifferenti. Forse perché parliamo un’altra lingua, non siamo la vostra città, non siamo l’Europa di cui parlate.
Guarda gentile politico candidato, forse in fondo tu penzi che qui c’è solo persone di cui vergognarsi. Magari ci hai ragione perché, di certo, dentro i polmoni di chi cammina nel caos della terra del gratta e vinci e delle pantofole di pelusce c’è la polvere sottile del rancore.
Forse, cari politici, le mie parole non vi saranno molto fruttifere. Ma, alla fine, quando sarete eletti, vorrei consigliarvi di mettere anche per i bambini del centro una saracinesca da prendere a calci prima di ficcarsi a scuola.
E sono Felice che vi saluta un poco triste che nel tema ci ha avuto cinque meno.
Felice Sghimbescio

mardi 4 juillet 2017, par Felice Sghimbescio