FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Accueil > Economia > La pausa caffé tra Italia e Francia

Intercultura

La pausa caffé tra Italia e Francia

La pausa caffé è il momento migliore per osservare come in un’azienda franco-italiana i colleghi di diversa provenienza nazionale si comportano. Già la scelta del momento in cui interrompere il lavoro per allontanarsi dal proprio ufficio presenta delle discrepanze.

Al mattino, i francesi preferiscono prendere due brevi pause, in modo da spezzare la mattinata in tre. Se per esempio entrano alle nove, la macchina del caffé sarà già sollecitata verso le dieci e mezza, seppure per soli cinque minuti, ma vi ritorneranno verso le undici e mezza. Pause brevi, brevissime, solo “pour se aerer un peu”, distrarsi tanto per capirci. Sorseggiano il caffé senza attardarsi troppo in chiacchiere o se chiacchiere ci sono, sono di solito per lamentarsi dell’assurda complessità dell’amministrazione pubblica italiana. In genere, però, i francesi usano questi brevi minuti per assaporare fino in fondo il gusto del caffé, se l’ufficio è in Italia, o per sprofondare in riflessioni imperscrutabili se l’ufficio è in Francia. Questo atteggiamento lascia noi Italiani decisamente perplessi ; ho ancora impressa nella memoria la mia prima pausa caffé in un’azienda francese. Il silenzio sacrale che circondava i gesti con cui mescolavano il loro caffé mi aveva messo in soggezione e avevo tentato di rompere il ghiaccio con ciò che ritenevo una felice battuta di spirito, la quale libratasi dapprima, leggera e garbata, fra i presenti, si era fracassata al suolo dopo un momento di silenziosa, siderale sospensione fra lo sguardo inorridito dei presenti. Ho ancora nelle orecchie il fragore prodotto da quell’impatto. Fu per me la prima, drammatica agnizione del solco profondo che divide la ‘battuta di spirito’ tutta italiana dal ‘sens de l’esprit’ tutto francese. Altre ne sarebbero seguite, ma nel frattempo ho imparato a rimuoverne il ricordo per eliminare l’intimo imbarazzo che inesorabilmente mi perseguitava nei giorni successivi. Una necessaria tecnica di sopravvivenza, insomma, senz’altro efficace per la tenuta psicologica nell’immediato, ma che mi priva oggi di tanti gustosi episodi che potrei inserire con successo nelle mie formazioni quale esempio di ciò che bisogna accuratamente evitare.
Gli italiani invece preferiscono spezzare decisamente in due la mattinata, per cui si affolleranno alla macchinetta intorno alle undici, ma per rimanervi più dei cinque minuti presi dai colleghi francesi. No, la loro pausa dura almeno un quarto d’ora. E qui cominciano i problemi. Infatti si vedranno a poco a poco sfilare i colleghi francesi, che senza dire una parola tenteranno di mettere in imbarazzo gli omologhi italiani con occhiate di disapprovazione, peraltro di nessuna efficacia. Infatti si ritrovano a dover gestire capi ufficio, clienti, fattorini che non trovando al proprio posto l’italiano (allontandosi lo aveva pregato di sostituirlo ‘solo per pochi minuti’) si era ritrovato al centro di una sarabanda infernale di squilli del telefono, misteriose pratiche buttate sulla scrivania, capitolati d’appalto da firmare con tanta, tanta urgenza, anzi con assoluta priorità. Stramazzato in una paralisi da panico, ne era faticosamente uscito per dirigersi verso la macchinetta del caffé a richiamare con lo sguardo il collega, che pur avendo capito benissimo riusciva con tanta eleganza a far finta di niente. Il senso dell’onore per la parola data al collega italiano con un semplice, tacito assenso si era tramutato con una velocità da folgore divina in un incubo a cui non poteva sottrarsi vendendogli a mancare la parola. Doveva affidarsi alla potenza dello sguardo, ma per accorgersi aihmé ! che il medesimo ha nelle due culture una pregnanza del tutto diversa...
Nel pomeriggio, invece, gli orari più o meno corrispondono, per cui alla macchinetta si sentirà parlare nei due idiomi. E allora si sentirà ridere in due lingue. Il francese, gorgheggiando, descriverà il suo sconcerto quando domandando la strada si era sentito rispondere di girare dopo il semaforo. Semaforo ? E lui si era visto davanti un marinaio segnalargli la direzione con le bandierine colorate, perché lo sanno tutti che “semaphore” in francese è la segnalazione visiva utilizzata dai marinai per comunicare da una nave all’altra. O l’Italiano che domanda perché mai in francese non si traduca illuminista con “illuminé”. Eclairé ? Ma la “claire” non è la saracinesca per chiudere i negozi, chiede garrulo. E a quel punto vedrà negli occhi del collega francese cadere, inesorabile come la ghigliottina, la saracinesca dell’intelletto, perché, signori miei ! Non vale proprio la pena di spendere altre energie per éclairer un tale beota.

dimanche 17 avril 2011, par Marzia Beluffi