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La petite galerie de la Tour de Babel apre con Dondero

Inaugurata il 15 novembre scorso con la mostra di Mario Dondero, uno dei più grandi fotoreporter italiani, la “petite galerie” della Tour de Babel apre agli artisti.

Pasolini, foto di Mario DonderoIl corridoio laterale della Tour de Babel, libreria storica italo-parigina, si è transformato in galleria d’arte, con l’inaugurazione della “petite galerie” - dati gli spazi ristretti (ma completamente in linea con gli spazi parigini dove le gallerie si fanno ovunque e di qualsiasi dimensioni). Luci adattate, muri bianchi, semplice ed elegante, come è sempre stata la Tour de Babel, dove l’attenzione si è sempre concentrata sull’autore e sull’opera, senza inutili fronzoli. In questo caso i riflettori sono puntati su uno dei più grandi fotoreporter italiani, Mario Dondero, legato ad Epoca, a Repubblica, all’Espresso e alle più famose testate italiane ed internazionali.
La galleria, come già la libreria, funziona così: gli invitati sono gli amici di sempre, cui si vanno ad aggiungere via via autori ed artisti incontrati nel tempo, che condividono lo “spirito” dei librai, Fortunato e Donatella: niente di biecamente commerciale, uno sguardo acuto e un tantino provocatore sull’Italia, “ gente bella” che fa cose belle.
Dondero è un amico di sempre, ha abitato per 20 anni nel quartiere, di fianco alla libreria. E’ lì che ha fatto la sua prima mostra a Parigi, inaugurando la stagione degli incontri della Tour de Babel. Una mostra improvvisata con le foto del set della “Ricotta” di Pier Paolo Pasolini (che ha frequentato spesso tanto che è l’autore di una delle rarissime foto in cui l’autore sorride).
Dondero è riconosciuto come uno dei grandi artisti italiani che ha fatto la Storia della fotografia. Sue sono le foto di Maria Callas, Pasolini, Visconti, Carla Fracci, Orson Wells per citare solo un’infima parte, quelle esposte alla Tour de Babel. Sua anche la famosa foto del Nouveau Roman, quella con Claude Simon, Samuel Beckett, Nathalie Sarraute, Robbe-Grillet …… che quest’ultimo citava come “l’origine del Nouveau Roman”. Una foto fatta quasi «per caso», semplicemente perché, sentendoli discutere alle Editions de Minuit, gli è venuta l’idea di portarseli fuori e fare una foto come se fosse una squadra di calcio. Una foto talmente mitica che un regista, Christophe Honoré ha deciso di farne uno spettacolo teatrale, già presentato ad Avignone e in dicembre al Théâtre de la Colline di Parigi.
Venditore dell'Unità, foto di Mario DonderoSu ogni foto Mario ha una storia da raccontare (al contrario di molti artisti “visivi” è un grande oratore). Sembra sempre che si sia trovato a far “quella” foto per caso e forse un po’ è così: sempre in giro per il mondo, amico di tutti – dai grandi artisti alla persona normalissima – curioso di tutto, si trova in luoghi e situazioni straordinarie semplicemente perché la sua è una vita straordinaria. Come la volta in cui la sua ex professoressa di Filosofia l’ha invitato ad incontrare la Callas e che lei, sedotta dalla la sua discrezione provocatoria, l’ha invitato a prendere un caffè e gli ha chiesto di far lui il reportage prima che avesse il tempo di dire che in effetti era lì proprio per quello, mandato da Epoca. O come quando si è trovato sperduto nella campagna emiliana con un regista svedese talmente famoso che gli hanno proposto 2 miliardi di vecchie lire per fare un film ambientato in quella zona. Cosa ha trovato sorprendente lui? Il venditore ambulante dell’Unità: “su 145 giornali venduti, 144 Unità e 1 Resto del Carlino, ti rendi conto?” commenta soddisfatto da grande uomo di sinistra. Alle ultime elezioni francesi si è trovato – giusto perché era venuto a Parigi a festeggiare il compleanno con i figli – nel bel mezzo dei festeggiamenti per la vittoria di Hollande. Lui, che nonostante l’aria sbarazzina dimostra poco più di 60 anni, e la sua inseparabile Leica vecchio stampo in mezzo a un’orda di giovani fotoreporter con zoom chilometrici e flash psichedelici. “Mi guardavano malissimo” racconta, “finché il compagno di mia figlia non gli è andato a raccontare che ero un fotografo famosissimo!”.
Quello che attira più la sua attenzione è la gente: “Il mio modo di fotografare richiede un elemento antropologico. Una strada non è una strada, o una finestra non è una finestra se non c’è la presenza umana”, ha detto ad Antonio Gnoli (La Repubblica, 30 gennaio 2008) in risposta a un saggio di Agamben che paragonava le sue foto all’idea del Giudizio Universale.
E detesta le foto costruite, l’estetica spinta al massimo, la perfezione, l’artificio. Il suo è un “lavoro sociale”: l’immagine inventata, costruita, è “sleale”. Il fotografo invece, secondo lui, deve avere la massima sincerità nella riproduzione della verità, dice citando Robert Capa. La fotografia deve essere schietta, indignata, deve avere una volontà di denunciare, di raccontare. “Se uno, per esempio, fa delle foto di guerra troppo belle, esteticamente perfette, come possono essere quelle di Salgado (che considero peraltro un ottimo fotografo) non è un buon cronista: perché guardandole ci si dimentica il contenuto, la guerra, e si vedono solo le foto” dice. “Io credo che invece ci voglia l’indignazione ed è per questo che il bianco e nero è più adatto per esprimere questo stato d’animo. Fotografare la guerra a colori, secondo me, è immorale”.
Indignazione e denuncia ma anche, come dicevamo, il racconto di una generazione, di una condizione, di una tradizione: le foto di studenti o quelle dei contadini racchiudono tutto un mondo di bambini sardi che andavano a scuola a dorso di mulo col padre, del primo viaggio in treno, della maestrina di campagna… Anche nella foto della locandina, “L’uomo che voleva raggiungere la luna”, quello che Dondero ha colto è il culmine e la magia di una leggenda antichissima, quella del matrimonio degli alberi che si festeggia in Lucania in giugno (La festa della ’Ndenna a Castelsaraceno).

Dopo la mostra di Mario Dondero, la “petite galerie” de la Tour de Babel esporrà le statuette della ceramista fiorentina Fiammetta Lipparini che da anni lavora sulla serie “I lettori”, seguita (in date ancora da definire) da una mostra di Altan. “La galleria deve avere una complementarità con il lavoro della libreria”, spiega Fortunato Tramuta. Si prospetta una lunga ed interessantissima programmazione.

venerdì 14 dicembre 2012, di Patrizia Molteni