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La pivellina

E’ uscito nelle sale francesi il film “La Pivellina”, ultima fatica della coppia di registi Tizza Covi e Rainer Frimmel, che dopo anni di attività fotografica, si sono recentemente dedicati al cinema, con uno sguardo rivolto verso il documentario. La Pivellina, rispetto alle opere precedenti si differenzia però nell’essere il loro primo film di finzione.

La Pivellina di Covi e Frimmel La storia è ambientata all’interno di un accampamento di un gruppo di artisti circensi, in riposo durante l’inverno. Un giorno Patty, mentre si trova in un parco alla ricerca del cane da poco scappato, trova una bambina, di circa un anno e mezzo. La piccola Asia, così dice di chiamarsi, è stata abbandonata dalla mamma che le ha lasciato una foto in tasca e Patty, non sapendo che fare, la porta con sé all’accampamento.
Qui la bambina si troverà a convivere con Walter, artista tedesco trasferito in Italia da anni, e il giovane Tairo, egli stesso abbandonato a suo tempo dai genitori e cresciuto con Patty e Walter.
Le paure, la difficoltà di lavorare e vivere, accompagneranno la vicenda di Asia, fin quando una lettera della madre giungerà inaspettata. Promette di venire a riprendersi la bambina, ma sarà vero ?
“La Pivellina”, si caratterizza in maniera particolare rispetto ai normali film di finzione, per essere stato girato all’interno di un vero accampamento circense e per aver visto la partecipazione in qualità di attori di veri artisti del circo, che non interpretano altro che se stessi. Il film è poi stato realizzato interamente da Tizza Covi e Rainer Frimmel senza la presenza di nessun altro membro della troupe, per mantenere un approccio più documentaristico e favorire una maggiore naturalezza recitativa dei protagonisti.
La pivellinaNello specifico, Rainer Frimmel si è occupato delle riprese, realizzate con una cinepresa 16mm, mentre Tizza Covi si è occupata del suono e del montaggio. Alcun tipo di elemento esterno è stato utilizzato (come ad esempio luci, carrelli, bracci mobili) e anche la sceneggiatura è stata più che altro abbozzata sotto forma di canovaccio, per favorire una maggiore libertà interpretativa ed una più elastica adattabilità della storia alle reali situazioni contingenti.
Il film nel complesso è piacevole, divertente, e fa conoscere una realtà che risulta sconosciuta ai più, ma pecca nella lunghezza e in un montaggio troppo spesso lento e ridondante. Probabilmente Tizza Covi, come lei stessa ha affermato, ha faticato a buttare via scene a cui era rimasta molto affezionata, ma un po’ di più di coraggio nell’eliminare qualche immagine di troppo avrebbe sicuramente reso il film più dinamico.
“La Pivellina” è stato selezionato al festival di Cannes, nella sessione Quinzaine des réalisateurs, e ha ottenuto diversi riconoscimenti in altrettanti famosi festival, come il Festival International du Film di Toronto (Prix Label Europa Cinémas), Festival du Cinéma Italien d’Annecy (Prix Spécial du Jury, Prix d’Interprétation Féminine), ou le Festival du Film di Bombay.
Resta un bel film, come pochi se ne vedono negli ultimi tempi all’interno del panorama cinematografico italiano, e speriamo che possa essere la spinta per stimolare altri registi a fondere documentario e finzione. “La Pivellina” è un bell’esempio di come a volte per creare dei buoni prodotti non siano necessari gli standard hollywoodiani, ma basti saper raccontare una storia.

vendredi 2 avril 2010, par Sara Grimaldi