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La primavera della memoria italiana è passata da Parigi


Una piccola rivoluzione, quella di Italia in rete e del Consolato Generale d’Italia a Parigi, che hanno portato una ventata più che primaverile alla biennale "Printemps de la Mémoire" organizzata dal Réseau Mémoires et Histoires. I responsabili della biennale, dopo la prima insolita geo-esplorazione, non si sono persi neanche un giorno della primavera italiana.
Pretesto : il "Centro virtuale di storia orale e popolare dell’emigrazione italiana", progetto di Italia in Rete co-finanziato, in ordine di grandezza del contributo, dalla regione Ile-de-France, dal Municipio di Parigi (che gli ha attribuito il Label Paris Europe 2015) e dal Consolato Generale d’Italia a Parigi.

Un centro virtuale, ricordiamolo, è uno spazio archivistico e museale geolocalizzato nell’immenso universo del web, cioè dovunque e da nessuna parte. Pratico perché gli spazi sono estensibili a piacere. Perenne perché dà una seconda e duratura vita a mostre ed eventi che una volta finiti si fossilizzerebbero in un deposito o nei cassetti di un presidente d’associazione. Potenzialmente efficace per gli under 30, tendenzialmente webivori e poco inclini a frequentare musei della memoria.

La memoria dell’amministrazione

Proprio per questo gli organizzatori si sono inventati un concetto originale che, con il consenso del Consolato e l’attiva partecipazione del suo personale, ha trasformato la storica sede di Bld Emile Augier del Consolato in un sito in cui "navigare" e capitare sul "reale" che è stato alla base dei progetti memoriali del centro virtuale. La scelta del Consolato - oltre al rapporto di stima e collaborazione che si è instaurato con l’attuale Console, Andrea Cavallari - aveva un suo senso : una volta punto era il punto di riferimento per la comunità italiana (gli anziani parlano ancora del consolato come "la casa degli italiani"). Oggi, causa anche di tagli e riduzioni di personale, nonché di sedi, è diventato, nell’immaginario collettivo un luogo estraneo, per alcuni quasi ostile, dove i funzionari lavorano solo la mattina e sono lì per impedirti di ottenere i documenti che ti servono, un ufficio triste, come tutte le amministrazioni (quando invece il personale lavora le sue 36 ore e anche più a settimana, assicura la reperibilità in orari serali, interviene il fine settimana e nei festivi, assiste una comunità di oltre 130 mila connazionali). Critiche che ovviamente vengono da chi non lo frequenta, né partecipapa al ricco programma di animazioni culturali che è andato ad aggiungersi ai servizi che sono pur sempre resi a migliaia di concittadini, nonostante i limiti di cui sopra. Persino per il personale arrivato negli ultimi 5-10 anni è un posto di lavoro come un altro, senza nessuna storia.
Eppure un Consolato è il luogo che accompagna i momenti importanti della vita : nascite, matrimoni, a volte divorzi, morti e momenti di disagio economico, ma anche viaggi e elezioni, cioè mobilità e partecipazione. In Consolato, grazie all’aiuto dei dipendenti che ne hanno fatto la storia, sono state trovate delle foto degli anni ’50-’60, Italia in Rete le ha digitalizzate e inserite in una galleria virtuale a 360° negli stessi spazi fotografati oggi, un "come eravamo" che ha mostrato una sala sportelli stracolma ("pare che la fila arrivasse fino alla Muette", ha spiegato il Console) e eleganti ricevimenti allestiti nella sala al primo piano. Altri tempi ma che in fondo ribadiscono che anche i luoghi pubblici possono essere un’occasione di far memoria e di riflettere sul cammino percorso da istituzioni e comunità.

"Memoria viva", anzi vivacissima

Nei diversi locali del Consolato, che è stato eccezionalmente aperto al pubblico durante l’intera giornata di sabato 19 marzo, nei saloni di rappresentanza ma anche negli uffici, inclusa la sala sportelli, si sono susseguite le performance artistiche di attori, cantanti e musicisti che hanno interpretato live i concerti, letture e spettacoli integrati nel centro virtuale come esempi di restituzione memoriale (o di Public History come ci hanno spiegato Catherine Brice e Lorenzo Bertucelli). Brani tratti da spettacoli sull’emigrazione italiana, da "Angiolina NerOliva" di Tiziana Valentini e Deborah De Gilio, la "Lezione-concerto" della Brigata Sinfonica, conferenza poco accademica in cui musica e parole intrecciano un legame tra passato e presente. E ancora la memoria del corpo e della musica, nell’atelier di pizzica di SuDanzare con le storie della nonna raccontate da Tullia Conte per spiegare come la danza fosse l’unico momento di vera libertà del corpo e della mente.
Vista la prossimità del 21 marzo, giorno della memoria delle vittime delle mafie, i ragazzi di Libera Francia (età media 20-25 anni) hanno letto degli articoli di giornalisti uccisi dalla mafia mentre sempre la Brigata Sinfonica ha concepito ad hoc una performance musicale dal titolo "Cu vinciu ?", con musiche su testi di Buttitta e Sciascia. Tra le chicche della giornata del 19, il laboratorio-degustazione "percorsi di memoria e di sapori" di Mariagrazia Veneziale (Ita-liens), una sorta di sfoglina cantastorie che, partendo dalla spiga di grano, è arrivata alle tagliatelle faites maison da degustare.
Memoria orale affiancata da immagini, quelle delle tante raccolte di testimonianze che vogliono restituire anche i volti, i gesti, i luoghi, gli oggetti dei loro testimoni, dando alla foto o al video tutta la dignità di fonti. Due le mostre "reali" che resteranno esposte nelle sale di attesa del Consolato fino al 17 aprile : le fotografie rese disponibili da Cesare Erario, responsabile del Museo Académie Vitti di Atina (Frosinone), che raccontano la storia dell’omonimo atelier d’artista creato a Parigi a fine Ottocento dalle sorelle Caira, tre modelle ciociare, e dal marito di una di esse, Cesare Vitti, storia di emigrazione e di successo, di donne, per le donne in un’epoca e in un mondo piuttosto maschile ; e "Partigiani e Resistenti : i geni dell’antifascismo", un progetto delle associazioni Fratellanza Reggiana ed Emilia-Romagna, con le foto in bianco e nero di Veronica Mecchia, fotografa di grande sensibilità artistica che ha seguito ogni tappa del progetto. Sono stati proiettati anche il film "Mi ricordo che eravamo felici" di Marie-Christine Prati-Belmokhtar sui migranti del piacentino e il progetto fotografico di Cecilia Garroni, "La traversée des Alpes, portraits d’italiens en France", mentre sempre allo stadio progettuale, il trailer del concerto-spettacolo a sette voci "E più non canto…" da un’idea di Francesca Perugini e con la direzione artistica di Anna Andreotti ha mostrato che si può "raccontare la guerra parlando di pace". La prima guerra mondiale. Ed ecco che – invitata dal Console - arriva a sorpresa la nipote di Lazare Ponticelli, ultimo "poilu" della grande guerra (originario di un paesino vicino a Bettola) che ci racconta, così, in diretta, qualche storia sul nonno. Un’emozione, per chi come la scrivente aveva avuto la fortuna di intervistarlo a quasi 110 anni, lucido e commovente allora come nel mio ricordo.

Memoria di strada

Una sezione del Centro virtuale chiamata per adesso "turismo della memoria" era impersonata nel sito-consolato da Antonio Canovi, geo-storico dell’UniMoRe e ideatore delle geo-esplorazioni negli Appennini e nella regione parigina, che ha fatto "giocare" gli atelieristi su memoria e luoghi, usando gli strumenti del mestiere, cartografie, archivi, fonti orali e popolari. E’ così che costruisce le sue geo-esplorazioni (qui le chiamano "balade" ma a lui proprio non va giù). Ma cos’è un geo-storico e cos’è una geo-esplorazione ? Semplice, vuol dire fare storia rimettendola nel contesto geografico oltre che storico, anzi fare storia del territorio e della sua gente. Le esplorazioni di Canovi, interrogano le pietre, l’architettura, il paesaggio ma sono anche occasione d’incontro con gli abitanti e di storie raccontate spontaneamente.
E’ ancora Canovi, l’ideatore di una raccolta di interviste video sul "cosa vuol dire ’far’ memoria", interviste che sono state realizzate anche nella due-giorni consolare e che andranno ad alimentare non solo il sito ma un progetto appena concluso dell’associazione Emilia-Romagna di Parigi (Emilia Raccontata) con una piattaforma partecipativa online.

La parola agli storici

La profusione di progetti memoriali fatti da e per le associazioni che ha reso le giornate della primavera della memoria italiana così ricche ed intense, ha coinvolto anche gli storici accademici. Sì perché se chiunque, con i mezzi tecnici odierni, può registrare, fotografare e filmare anche solo con il cellulare, si pone poi il problema dell’interpretazione storica, della metodologia nella ricerca delle fonti e nella loro conservazione, in pratica del ruolo dello storico. La tavola rotonda del 17 marzo al Consolato – dal titolo, appunto, "far memoria" - con la partecipazione di grandi firme degli studi storici : Eric Vial (ENS-Università Cergy-Pontoise), Marie-Claude Blanc-Chaléard (Università Paris-Ouest Nanterre), Manuela Martini (Università Paris 7 Diderot) e Antonio Canovi (Università di Modena e Reggio Emilia) ha voluto capire come riconciliare il rigore storico con le pratiche associative. I relatori hanno situato gli studi sull’emigrazione italiana in Francia nel contesto storico dei grandi flussi migratori del secolo scorso e hanno focalizzato su uno dei più grandi centri di documentazione e di ricerca in Francia, il CEDEI (Centro Studi e Documentazione sull’Emigrazione italiana), da qualche anno inattivo, fondato alla fine degli anni ’80 dal Prof. Pierra Milza, il cui ruolo fondamentale per la ricerca storica sull’emigrazione italiana in Francia è stato evocato dal Console all’inizio della manifestazione.
In questo ultimo anno il dibattito verte anche sulla Public History, grazie a due master appena avviati dalle università di Paris-est Créteil et di Modena e Reggio. Di che si tratta ? Della Storia per il grande pubblico, quindi con forme più accattivanti rispetto ai libri : concerti, spettacoli, film… in cui gli storici devono trovare un loro fondamentale ruolo accanto alla massa di raccolta di testimonianze spontaneamente organizzata dal mondo associativo. Questo il tema della giornata di studi del CNAM (Conservatorio Nazionale Arti e Mestieri), in collaborazione con Italia in Rete, del 18 marzo scorso che ha visto la partecipazione dei due direttori dei master di Public History, i professori Catherine Brice e Lorenzo Bertucelli.
Come fare allora per continuare a diffondere gli importantissimi studi e documenti del CEDEI (e non solo) e interessare il grande pubblico, in particolare i giovani ? Ci sta provando, molto umilmente, il Centro virtuale, con "effetti speciali" rivolti principalmente agli under-35 (gallerie 3D e a 360°) ma ce n’est qu’un début, la vera sfida sarà quella di riuscire ad associare più profili storici al nostro progetto pur continuando a fare memoria "per" e "con" il pubblico.
La primavera della memoria è riuscita però nel suo intento, mostrare che la memoria non è solo un dovere (spesso associato ai viaggi verso i campi di concentramento) ma è un bisogno, un piacere ed è estremamente utile per costruire cittadinanza e democrazia. Lo mostrano anche i numeri : solo al Consolato sono passate tra il 17 e il 19 quasi 250 persone, per gli organizzatori (200 secondo il Consolato generale). Tutta la manifestazione è stata inoltre raccontata in diretta con commenti e ed interviste da Radio Top Italia moltiplicandone così la fruizione a tutti gli ascoltatori sintonizzati.

samedi 9 avril 2016, par Patrizia Molteni