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La principessa azzurra

Intervista a Isabella Orsini

Chi dubita che a Parigi ne accadano di tutti i colori, si ricrederà leggendo del fiabesco incontro che la ville lumière (e la redazione, memento) mi ha offerto: minacciato dal plumbeo cielo d’inverno, protetto solo dal fresco scudo di rose rosse aulentissime (e dal mio manteau col cheminée), dopo aver vinto le fauci di un famelico ascensore, scalato la torre più alta di una fortezza du côté de Saint Sulpice, giungo, infine, ad un premio che supera ogni aspettativa. La stupenda principessa Isabella Orsini (consorte di Edouard de Ligne de La Trémoille), come una Beatrice, m’accoglie nel suo appartamento regale con eleganza da vestale, e il suo sguardo di zaffiro artico, felino, ipnotico, si tinge di dolcezza quando, con entusiasmo, mi confida di essere al suo quinto mese di gravidanza (data la sua forma impeccabile, mai l’avrei detto) “È una femminuccia, Athenais! Non vedo l’ora!” Accompagnati da una paradisiaca tarte au chocolat, e un tè che vale mille colazioni da Tiffany, questa Grace Kelly del terzo millennio (tutta made in Italy) si toglie la corona per svelare i colori della sua tavolozza di attrice, donna e madre.

Victor “Young” Perez segna il tuo approdo al grande schermo francese: parti da una frase per descrivere quest’esperienza.
“Enchantée, je suis Mireille Balin!”: è così che ho vinto il provino! Vestita di tutto punto stile anni Trenta, mi sono presentata al regista Jacques Ouaniche, impersonando direttamente il personaggio di Mireille, amante del protagonista Victor. Un’avventura senza eguali: scoprire l’essenza di questa diva del cinema francese, italiana d’origine, compagna di Gabin, cacciatrice d’uomini, votata ad un tragico destino. Mi sono ispirata alla fatale Dietrich dell’”Angelo azzurro”. Rispetto all’Italia, sul set francese, riscontro una maggiore professionalità: Parigi è una capitale indiscussa del cinema! I francesi studiano e danno un’importanza precisa allo storyboard, girando il necessario; le produzioni italiane, invece, girano tantissimi metri di pellicola incuranti che in fase di montaggio vi sarà un’immancabile “strage” nel taglio. Il tournage di Victor “Young” Perez ha permesso alla spontaneità, che è il mio metodo d’approccio al personaggio (la mia maestra De Sapio docet), di seguire il suo corso, arricchendo la qualità del lavoro. Sono soddisfatta. Confesso, però, che sono ancora alla ricerca di quel personaggio con la P maiuscola: un ruolo che mi esaurisca ma che valga la carriera di attrice. Di quelli alla Meryl Streep, alla Bonam Carter, alla Angelina Jolie: miei fari. Attrici e donne: openminded, capaci di gestire sei figli, di schierarsi attivamente in difesa delle donne, degli omosessuali, delle minorità.

Attrice significa donna, identità radicata su ideali: il tuo fondamentale?
Famiglia. Come donna e mamma italiana. Nella mia vita ho viaggiato molto, vissuto in vari paesi, ho avuto la fortuna di raggiungere i miei obiettivi: ma mai nulla mi ha colmato come il fondare una famiglia. Adesso sono serena, ho un marito che è un principe nell’anima, una bimba deliziosa, Althea, la mia salvezza e cura, un’altra in arrivo. Il resto non conta: questa è la pace dei sensi. Il mio sogno più grande è un salotto pieno di figli (ride di gusto): ne voglio almeno tre! Mi vanto del culto della famiglia che la mia terra mi ha trasmesso e non mi stancherò mai di incarnarlo in prima persona, pur vivendo oltralpe, a Parigi, dove ho trovato la mia dimensione. Qui ti si ascolta, manca quella critica perenne, inutile, distruttiva che tarpa le ali degli italiani. Tendenza accentuata nell’ambiente dello spettacolo. Superfluo parlarne.

Una principessa che si rispetti deve avere un sogno: dacci un assaggio dei tuoi futuri progetti.
Mio marito, attivo nella finanza, è un grande cinefilo: ha fondato due case di produzione. Essendo diplomata in Legge sono la sua consulente, siamo come Bonnie e Clyde: leggiamo le sceneggiature insieme, io, poi, mi occupo delle pubbliche relazioni. Da attrice, aspetto la fine della gravidanza. Molti film sono all’orizzonte, a tal punto che ho già dovuto rifiutare delle parti. Per ora mi riposo: dedita alla piccola in arrivo e alla beneficienza (N.d.R. Isabella è l’attiva ambasciatrice dei bambini affetti da drepanocitosi). E da buona cuoca (italiana, verace) ne approfitto per dare cene. Ti va un piatto di spaghetti?

martedì 18 febbraio 2014, di Valentino N. Misino