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La scoperta della padania

Quest’anno l’uovo pasquale ci ha regalato una straordinaria sorpresa: abbiamo scoperto la Padania, la leggendaria terra promessa dell’epopea leghista. Era dalla marcia su Pontida (anno celtico 1990) che non ci davamo pace, tutti a cercarla senza riuscire a localizzarla sulle mappe geografiche sebbene resistesse fulgida sulle mappe geopolitiche. Dobbiamo la storica scoperta all’opera temeraria di un genovese (siamo un popolo di naviganti, no?), il capitano di Fregata vichinga Francesco Belsito, l’ex Tesoriere padano con due lauree false in tasca (la verità storica racconterà di due pezzi di un’unica mappa criptata per ritrovare la terra padana), già autista e portaborse in Forza Italia e dal 2002 iscritto alla Lega Nord, che navigava da Genova a Gemonio a bordo di una Porsche Cayenne, un veliero bialbero da centomila euro che funzionava da copertura di sicurezza.
Dunque, nel marzo scorso, i libri di storia scrivono una pagina epica del Bel Paese, la scoperta della terra promessa padana, grazie all’operazione congiunta di tre procure, Milano, Napoli e Reggio Calabria. Anche in questo caso la Storia dovrà dare conto della verità poiché non è ancora chiaro se dobbiamo rendere onore e merito alla Terronia del Sud che ha collaborato alla scoperta delleaRepubblica del Nord oppure dobbiamo pensare, malignamente, che l’operazione filo-terronica nasconda un complotto borbonico ai danni delle terre del nord. In quest’ultimo caso, tuttavia, riteniamo sarebbe stato strategicamente vincente un massiccio bombardamento, da parte dell’aviazione meridionale, a colpi di pastiera che avrebbe raso al suolo le città secessioniste del settentrione, debellando ogni sedizione.
Le tre procure, dicevamo, con un’inchiesta sui finanziamenti della Lega, indagano Belsito per le ipotesi di reato di appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato, proprio in relazione ai finanziamenti pubblici che la Lega percepisce come rimborsi elettorali. È la prima volta che si formula una costruzione giuridica che ritiene di contestare come truffa ai danni dello Stato l’indebita percezione dei rimborsi elettorali da parte di un partito politico. La leggenda narra anche del ritrovamento, nella cassaforte del capitano di Fregata vichinga Belsito, di un’antica pergamena pecorina con l’intestazione ”The Family”. Il 5 aprile, l’Ammiraglio Unico, comandante in capo delle truppe celtiche, rassegna le dimissioni irrevocabili. Come mai? proprio adesso che era stata localizzata la Padania, il sogno dei “barbari sognanti”.
Per uscire dell’ironia cinica ed entrare nel “cerchio magico” (1) potremmo fornire l’elenco delle malefatte, seppure ancora ipotetiche, congegnate dalla dirigenza leghista ma sarebbe ripetitivo oltre che ininfluente nel senso che, come altri partiti, anche loro sono caduti nella tentazione del peccato originale. Nonostante la forte radice identitaria di cui erano portatori sani, nonostante la fiscalità federale di cui erano paladini zelanti, nonostante il rito propiziatorio dell’ampolla con l’acqua del sacro Po anche loro sono stati contagiati dal pecunia non olet (2), tant’è che volevano pure coniare moneta padana. Invece ci piace ricordare il deputato leghista che nel 1993 agitava nell’aula di Montecitorio un cappio di corda ed urlava “basta coi politici corrotti”, al quale ripetiamo e ricordiamo che eravamo e siamo d’accordo. Difatti, da tempo, noi cittadini che viviamo tra il massiccio della Vetta d’Italia e l’estremo scoglio di Lampedusa, invochiamo una legge contro la cleptopartitocrazia (3), legge impantanata nelle sabbie mobili parlamentari.
Nel frattempo i dirigenti del partito leghista hanno proclamato l’epopea padana, una favola celtica per gestire consenso e veicolare potere ai danni di tutti gli italiani, sia delle tribù del nord sia dei briganti del sud, tant’è che in questi anni sono passati da Roma ladrona a Lega ladrona, da padroni a casa nostra a ladroni a casa nostra.
Il danno culturale, finanche educativo per taluni aspetti, che ereditiamo consiste nel continuare a considerare questa “corte di nani e ballerine” da Prima Repubblica come la politica mentre siamo, ancora una volta, di fronte alla lottizzazione partitica della politica, benché in Seconda Repubblica. Attraverso il consenso elettorale i partiti acquistano pezzi di Stato e quindi di economia del Paese. In questo senso, va rivisto e corretto anche il tanto vituperato fenomeno di sofferenza anti politica dei cittadini italiani, sofferenza commerciata demagogicamente ma che acquista la corretta connotazione se intesa come sofferenza anti partitica quindi non contro la politica, ch’è cosa altra e migliore.
Ultima di cronaca. La Lega Nord di Malnate, in provincia di Varese, chiude la sede cittadina ed invia una lettera alla Segreteria Federale, lettera della quale riportiamo un breve stralcio: ““I principali elementi che da sempre hanno distinto la Lega Nord erano tre – scrive il direttivo – il fatto che fosse un movimento e non un partito; la sua forte identità; il suo legame con la base. Ad oggi, purtroppo, non ci resta che prendere atto che qualcuno ha tradito questi ideali. _ La gente ha perso fiducia nel nostro simbolo, fatichiamo a trovare un messaggio chiaro e univoco da portare nelle piazze, gli slogan storici stridono con l’attuale gestione della “cosa politica”, e i militanti si sentono abbandonati a loro stessi.”
Una lettera che può essere stata scritta da un qualsiasi militante di base, onesto e convinto delle proprie idee, ad un qualsiasi partito di appartenenza. Gesto di qualunquismo? No, rifiuto della lottizzazione della res publica (4) mediante l’abolizione dei rimborsi elettorali ai partiti ovvero l’abolizione del finanziamento pubblico truccato con cui i partiti hanno aggirato l’esito del referendum del 1993. Laddove non ci sono soldi pubblici non ci sono tentazioni pubbliche. Nessun cittadino saggio può ancora credere ad una autonoma riforma dei partiti ad opera di una classe dirigente severamente compromessa. Forse è da qui che si deve ripartire per ristabilire la vita democratica del nostro Paese. Altro che articolo 18 e diritti dei lavoratori, altro che spread e bund tedeschi.

1 Gruppo decisionale ristretto di familiari e collaboratori fidati.
2 Il denaro non ha odore.
3 Termine che indica forme corrotte di gestione del potere dei partiti, perfino strumentali alla rendita personale.
4 Frase latina che significa letteralmente “questione pubblica” o “cosa pubblica”.

mercoledì 27 giugno 2012, di Livio D’Agostino