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La terza rivoluzione industriale

Se cercate su Wikipedia “rivoluzione industriale” trovate che la prima corrisponde grosso modo all’avvento del motore a vapore, e che si fonde più tardi con la seconda, che nasce dalla diffusione del motore a scoppio (la Ford Modello T). Non troverete la terza, forse l’ho inventata io. Ma è un argomento che secondo me sta assumendo sempre più importanza, e di cui, non so perché, nessuno parla.
Sto parlando dell’automazione capillare. I robot esistono da parecchi decenni, ma sono quelli delle case automobilistiche, sono giganti costruiti su una particolare linea di montaggio, e difficili da ristrutturare per installarli su una nuova linea. Invece, negli ultimi anni, si possono comprare sul mercato robot più piccoli, molto meno costosi, un po’ più antropomorfi e, cosa fondamentale, facili da riprogrammare e da adattare ad una diversa produzione. Il tutto per poche migliaia di euro.
E scendendo verso oggetti più piccoli ed intrusivi, ci sono i microcontrollori. Sono piccolissimi calcolatori grandi come un’unghia, costano circa un euro e sono facili da montare, bastano l’alimentazione, gli ingressi e le uscite.
L’alimentazione è di soli 3 volt, il che significa che consumano pochissimo e possono funzionare a batteria. Gli ingressi sono sensori, come l’accelerometro che permette ai cellulari di ruotare lo schermo a seconda di come li si impugna, e le uscite possono andare a comandare contatti, a disegnare su uno schermo o a generare musica.
Ma il calcolatore che contengono è infinitamente programmabile per gli usi più diversi, da controllare un motore a gestire un elettrodomestico. Tutte le nostre lavatrici ormai ne hanno uno al posto del vecchio programmatore, che era un orologio capace di chiudere contatti meccanicamente ad intervalli predeterminati e non modificabili. E vi eravate accorti che i giocattoli fanno molte più cose di dieci o venti anni fa?
Avete visto il cane della Sony? E’ una piccola meraviglia, gioca ed impara da quello che succede. E l’aspirapolvere autonomo che trova da solo la strada per pulire casa e si va a ricaricare da solo quando le batterie stanno finendo, scaricando anche la polvere in un contenitore più grande?
I progressi nei piccoli robot sono ogni anno fantastici.
Ma c’è un rovescio della medaglia: tutto ciò genera disoccupazione. Occorrono molti meno uomini per costruire un’automobile oggi di quanti ne occorrevano vent’anni fa. Le industrie hanno un bisogno violento di licenziare. E se la Crisi con la C maiuscola venisse anche da qui?

giovedì 8 dicembre 2011, di Luciano Trasatti